Tutto bene, grazie.
Niente di nuovo in famiglia, tutto a posto, anche la nonna, sì.
Il lavoro, beh, quello l'ho lasciato.
Già.
Molto dipende dal fatto che proprio ieri sono morto.
No, non fare quella faccia, non è stato niente di eclatante.
Davvero.
Uno vive venti, trent'anni - ma che fai ti tocchi? Oh scusa, ma certo anche quaranta o cinquanta, dicevo per dire - e poi una mattina...tac!
Morto.
Un attimo prima mi guardavo la punta delle scarpe per essere sicuro di averle lucidate e un attimo dopo la cosa non aveva più nessuna importanza.
Poi, guarda, quello che proprio mi ha sorpreso è stata la mancanza di pathos.
Cioè, morire capita una volta sola nella vita, no?
E che ti aspetti, nientemeno che una bella musica di sottofondo, una mano amica che ti sorregga la testa e che ti pianga lì, mentre pronunci le ultime frasi immortali, giusto?
Alla fine dopo aver visto migliaia di film uno comincia a dare per scontato che la morte sia quella lì.
Sbagliato, non è così.
C'è solo un rumore come un'altro, nè più forte nè più debole: uno dei tanti.
Nel mio caso un "crock", originale lo ammetto, ma già sentito.
Da bambino mi pare, cadendo dalla bici.
E' questa la fregatura più grossa, quella che ti fa venire un pò di magone quando capisci che è andata, che hai sparato l'ultima cartuccia.
Non è come te l'aspetti, è molto meno.
Ti senti tradito, frustrato perchè non puoi riavvolgere e tornare a due minuti prima, magari per prepararti un pò meglio.
Si tratta di una cosa di cui senti parlare da sempre e poi, all'improvviso, ti arriva addosso senza nessun preavviso, magari con te che ti stai infilando un dito nel naso.
In giro c'è il solito traffico, motorini da tutte le parti, gente incazzata che va in ufficio.
Tu muori e la cosa è abbastanza importante per te, ma intorno il traffico non diminuisce, i motorini sempre da tutte le parti e la gente incazzata uguale.
Importa niente a nessuno.
Che fregatura.
Ah, nel mio caso il crok è stato provocato dal passaggio del 27 barrato sopra di me.
Non escludo che l'asfalto bagnato abbia contribuito a creare la situazione imbarazzante.
L'ultima cosa che ho visto sono stati gli occhi del conducente: pare che si fosse reso conto di cosa mi stesse capitando.
Io a tutto pensavo, tranne che me ne stessi andando.
Pensa, stupidamente l'ultimo pensiero è stato per i pantaloni, freschi di tintoria: sai c'era una pozzanghera.
Mi hanno raccolto lì dentro.
Avevo una faccia!
Da morire dal ridere, ti giuro.
Un occhio aperto che fissava il cielo e l'altro giù, nella pozza.
Credo di aver perso anche la lente a contatto, le avevo appena rifatte.
Cazzo.
L'unico sollievo è che avevo in borsa i moduli delle tasse da pagare.
Stavo andando proprio lì, in banca, ieri mattina.
Ci credi se ti dico che di colpo non me ne fregava più niente delle tasse?
E sai quanto odiassi tirare fuori i soldi.
Sì, sotto questo aspetto la morte è una mano santa: debiti e scadenze addio!
Tra l'altro è strano: non passo mai da quella parte, faccio l'altro giro, sai, quello dalla piazza.
Dici che mi hanno ucciso le tasse?
No, stasera non esco.
Andate a bere una birra, tu e gli altri?
Sarei venuto volentieri ma adesso uscirò meno, sai com'è.
Ah un'altra cosa, ho visto tuo padre.
Si lo so che è morto dieci anni fa, ma sai la mia condizione ha dei privilegi.
Mi ha detto di dirti di smetterla di masturbarti nel cesso e di uscire un pò di più.
Ah, e il computer non si è rotto perchè hai risparmiato sui pezzi, l'ha fulminato lui, così la smettevi di stare sempre lì a scrivere storielle.
Beh, si è fatto tardi, devo andare, tra un'ora c'è il mio funerale.
Ciao, magari ci sentiamo per un tresette una di queste sere.
Ieri sono morto testo di alessandro belloni