Mio fratello maggiore è un demone (cap 1)

scritto da nuvolechiare
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Testo: Mio fratello maggiore è un demone (cap 1)
di nuvolechiare

Capitolo 1: Una richiesta infernale (in senso letterale)

E' una tiepida sera di inizio settembre. Piazza Vittorio pullula di vita con i suoi locali, suoi lampioni gli abbaini delle case studentesche che emanano una tenue luce calda lassù, agli ultimi piani. Di solito adoro tutto questo. La movida universitaria di Torino mi ha sempre entusiasmata, ma stasera c'è qualcosa di diverso. Ho voglia di starmene per gli affari miei, sdraiata su una delle panchine con l'i-pod a tutto volume nelle orecchie e una sigaretta fra le dita. Ok... non che io fumi sul serio. Per me le sigarette sono un piacere, di certo non un vizio. Circa una ogni due giorni, quando proprio la settimana gira storta. E tanto per la cronaca, è lunedì sera e vorrei già fumare almeno un pacco da dieci.
Il motivo sta nella telefonata che ho ricevuto qualche minuto fa. Il mio capo, Francesco Lorenzi, ha la bruttissima abitudine di chiamare i suoi dipendenti a qualunque ora della giornata, fregandosene degli orari. Non appena ho visto il suo numero, la tentazione di negarmi è stata fortissima. Una chiamata alle 21:30 di lunedì sera vuol dire una sola cosa: lavoro extra.
“Pronto”, ho risposto, alzando infine la cornetta.
“Misa?”
Cavoli! Quella sfumatura nervosa nella voce del capo non prometteva nulla di buono.
“Che c'è Boss?”, ho domandato, tentando di apparire cordiale e trascurare l'orribile sensazione che avrei fatto davvero meglio a non rispondere.
“Ho un disperato bisogno di te!”
Ho sospirato in maniera eloquente. “E' lunedì sera...”
“Lo so, ma si tratta di qualcosa di grosso. E tu sei l'unica di cui mi possa fidare”
Accidenti! Non gli hanno insegnato che le lusinghe con me non attaccano?
“Dovrai fare di meglio che impietosirmi”, ho insistito. “Domani mattina ho lezione alle otto”
“Misa-chan1... ti prego...!”
Oh, eccola lì! La sua vocina da cane bastonato!
“Dimmi almeno di che si tratta”, ho insistito. “Se non puoi fare a meno di me, deve essere qualcosa di veramente importante”
“Il fatto è che il cliente con cui devo avere a che fare parla esclusivamente cinese. Tu stai studiando quello all'Università, perciò ho pensato...”
“Fammi capire... ti serve un traduttore?”
“Esattamente”
Beh, se è solo un lavoro da interprete, la cosa non andrà troppo per le lunghe. E poi, a dirla tutta, mi dispiace dire di no al capo.
“Sono nelle vicinanze. Arrivo”
“Dio ti benedica, ragazza mia”
“Non pensare di averla vinta. Mi devi un favore, e almeno una settimana di ferie”
“Tutto quello che vuoi. Prometto”
Beh, visto che l'ha messa così...
Mi sollevo e sistemo a tracolla la borsa nera che un momento fa usavo come cuscino. Un'ultima occhiata al Monte dei Cappuccini alle mie spalle e mi allontano con un sospiro.
E così, addio alla mia serata tranquilla.
Palazzo Nuovo è una struttura rettangolare dalla bellezza architettonica assai discutibile. Di giorno pullula di studenti universitari e delle superiori, di notte invece ha un aspetto decisamente inquietante.
Senza farmi notare raggiungo il lato più vicino dell'edificio e scivolo dentro attraverso una porticina piuttosto anonima. Come al solito, l'interno potrebbe essere il set adatto per un film horror alla giapponese: uno di quelli in cui chissà per quale masochistica ragione un gruppo di studenti si ritrova nottetempo all'interno della propria scuola a dare la caccia ad uno spettro.
Ironia della sorte, ciò che mi accingo a fare non è poi così tanto diverso.
Scendendo due piani di scale mi trovo nel seminterrato. Per fortuna la torcia del cellulare illumina il cammino, altrimenti non avrei visto un fico secco.
Giunta alla porticina della biblioteca, busso alla porta nel solito modo. Due battiti. Un silenzio. Altri due battiti. E una specie di codice per dire “Sono dei vostri. Volete aprirmi?”
Ovviamente, vogliono.
La porta si apre cigolando e il capo appare sulla soglia. Non appena mi vede, tira un sospiro di sollievo.
“Ben arrivata! Eri davvero vicina!”
“Ero nei paraggi, in effetti”
Si sposta di lato per lasciarmi entrare, poi scruta l'esterno con aria guardinga prima di richiudere la porta alle mie spalle.
Se vi chiedeste il motivo di tale cauto atteggiamento e perchè mi trovi col mio capo in orario notturno nei sotterranei di una sede universitaria, la risposta è semplice:
L'ente per cui lavoriamo, l'Organizzazione per il Controllo degli Esseri Soprannaturali (OCES), è un'organizzazione segreta.
“Allora!”, esclamo. “A chi devo fare da traduttrice?”
Francesco mi guarda con aria criptica, prima di condurmi nella sala delle conferenze.
Una volta oltrepassata la soglia, rimango di stucco.
Seduto al tavolo, che mi fissa con aria incuriosita, c'è Adam Cadamon.
Niente di meno che uno dei primi fra i dodici Duchi dell'Inferno.

***

Dopo un iniziale momento di smarrimento, mi ricordo l'importanza della persona che ho di fronte e tento di ricompormi.
“Cadamon xiansheng”, comincio, in un cinese ancora un po' incerto. “Renshi ni hen gaoxing. Wo jiao Misa Kurenai. Wo shi ni de fanyiren2”
Stupito, il duca infernale mi fa un gran sorriso.
“Sono felice che lei parli la mia lingua, Miss Kurenai. I suoi toni sono un po' carenti, ma la sua grammatica è impeccabile”
Beh, detto da lui immagino sia un gran complimento.
Il capo ci invita a sederci e così ci stringiamo tutti e tre attorno al tavolo della sala conferenze. Devo dire che questo demone non mi fa paura come certi altri. Alcuni Duchi infernali sanno risultare davvero molto sgradevoli. Anche se il nostro compito è assicurare che il transito di creature soprannaturali sul piano umano non crei problemi, avere a che fare con loro non è quasi mai un'esperienza piacevole. Ma Adam Cadamon sembra un tipo dotato di garbo. O almeno, sa cosa sono le buone maniere.
“Mi dica, Signor Cadamon”, continuo. “Perchè ha scelto il cinese?”
“Pensavo che dovendo venire nel mondo umano fosse la lingua più diffusa. Purtroppo, quando mi hanno informato del luogo dove sarei arrivato era già troppo tardi per cambiare registro”
“Capisco...”
Traduco a Francesco e lui se ne dimostra molto dispiaciuto.
Messi a confronto, questi due fanno uno strano effetto. Il capo è un uomo minuto, sulla trentina, con capelli castani e occhi marroni. E' gradevole, educato, ma assolutamente comune. Adam invece sembra Sean Connery ai tempi in cui faceva James Bond. E non so se mi spiego...
“E lei, Miss Kurenai... come mai parla cinese? Viene forse da lì?”, domanda, incuriosito dai miei tratti orientali.
“Ci ha quasi azzeccato. Sono mezza italiana e mezza giapponese. Tuttavia studio cinese qui all'università”
“Se la cava piuttosto bene, pur non essendo la sua lingua madre”
Ancora una volta ringrazio e lascio che il capo ci conduca nel vivo della conversazione.
“Perchè ha convocato la nostra Organizzazione, Signor Cadamon?”
All'inizio sembra incerto, come se stesse cercando le parole giuste. Poi risponde a bassa voce. Così bassa che a stento riesco a sentirlo.
“Si tratta del re degli Inferi: Lucifero. Attualmente pare che Abras, il suo terzogenito, abbia scatenato la sua ira”
Ahi... Lucifero arrabbiato!
Pessima, pessima notizia.
Appena traduco a Francesco, mi lancia un'occhiata allarmata. E allarmante.
“Che è successo di preciso?”, vuole sapere.
“Pare che durante uno dei suoi festini, il nostro Grande Re volesse sacrificare un'anima. L'anima di un'innocente che con l'inganno era riuscito a strappare al Cielo. Abras non era d'accordo e così ha sfidato Lucifero”
“E ovviamente paparino non ha gradito”, commento io, incrociando le braccia al petto.
“Per niente. Fra un mese Abras dovrà presentarti all'Arena degli Incubi per rispondere delle sue azioni. Suo padre vorrà farlo sfidare dal migliore dei suoi campioni. Tuttavia è noto che molti dei figli di Lucifero sono invidiosi del potere di Abras. Cercheranno di ucciderlo prima del tempo stabilito. Se il Principe morisse per mano di uno dei suoi fratelli, Lucifero si adirerebbe ancora di più. Questo sarebbe un grave danno per il mondo umano, così io ho ricevuto l'incarico di provvedere alla sicurezza della sua persona”
E' una storia interessante, ma non capisco come potremo aiutarlo noi.
Adam deve leggermi queste considerazioni in viso, perchè sorride e spiega.
“Vorrei che ci aiutaste a trovare un rifugio qui fra gli umani per il Principe Abras”
Sbalordita, per poco non cado dalla sedia.
Adam Cadamon vuole che facciamo entrare Abras, il figlio di Lucifero, uno fra i più temuti demoni infernali in una specie di programma di protezione?
Assurdo!

***

“Impossibile”, dichiaro, categorica.
“Come sarebbe a dire?”, mi domanda costernato il nostro interlocutore. “Non siete qui per occuparvi di faccende simili?”
“Signor Cadamon...”, provo a dire, tentando di mantenere la mia voce ad un livello normale, nonostante lo sbigottimento. “Si rende conto di cosa ci state chiedendo? Anche se Abras fosse d'accordo, la sua presenza metterebbe a rischio tutti gli umani della zona, per non dire dell'intera città!”
Lui inarca un sopracciglio. “No se nessuno sa che si trova qui. Abras è il mio Signore e le assicuro, Signorina Kurenai, che sa farsi passare per un essere umano senza alcuna difficoltà”
“Non stento a crederlo”, ribatto. “Ma è nostro compito pensare anche alla sicurezza degli esseri umani e...”
“Misa”, mi interrompe Francesco, in tono paziente. “Pensa cosa succederebbe se davvero qualcuno sfidasse Abras prima del giorno deciso da suo padre per la sentenza... Hai idea di quali sarebbero le conseguenze?”
Sospiro, costretta a capitolare.
Certo che me ne rendo conto. Nei secoli, catastrofi naturali come terremoti e tsunami si sono manifestati in reazione alla rabbia del re degli Inferi. Lui perde le staffe e centinaia, o addirittura migliaia, di umani muoiono.
Decisamente, l'ipotesi peggiore a cui riesco a pensare.
“D'accordo, ma allora dove lo mettiamo?”, domando, guardandolo come per dirgli che se ha qualche idea è meglio che la tiri fuori subito, perchè la mia mente è una tabula rasa.
“Beh, fammi pensare...”
Ci ragiona un po' su e poi alza lo sguardo verso di me. “Tu vivi da sola, vero?”
Oooook... penso di aver capito dove vuole arrivare.
Ma se pensa che mi lascerò incastrare, questa volta si sbaglia! E anche di grosso!
“No!”, rifiuto. “No! No! E poi no! Non se parla proprio!”
“Misa-chan...”
“No, niente Misa-chan! Le tue moine non attaccano. Non mi convincerai mai, e ripeto, MAI, ad ospitare il terzogenito di Lucifero a casa mia!”
E su questo punto, dannazione, sono irremovibile!


1Il suffisso “chan” viene usato dai giapponesi dopo il nome per esprimere affetto e simpatia. E' molto informale e in questo caso può essere tradotto come un vezzeggiativo tipo “piccola Misa”
2 Traduzione: Signor Cadamon, felice di conoscerla. Mi chiamo Misa Kurenai e sarò la sua traduttrice.

Mio fratello maggiore è un demone (cap 1) testo di nuvolechiare
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