13) Carmen e famiglia

scritto da NausicaaValli
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Testo: 13) Carmen e famiglia
di NausicaaValli

“Carmen!” e scosse in aria la mano come se si trovassero a cento metri di distanza.
“Bu- Buonasera…” fece lei ulteriormente ovattata dalla mascherina.
Lo sguardo spensierato di Duccio andò a posarsi su quello sconsolato di Carmen e la sua mano sopra la spalla della donna.
Carmen osservò quel corpo estraneo sul suo e sussultò.
Intanto la signora era ancora lì ad osservare la scena ed anche con strano coinvolgimento.
“che è, il su’ marito?” chiese infatti in falsissimo disinteresse.
“noooo” sbottò la donna spalancando gli occhi.
“so’ un amico signora” fece lui invece totalmente disteso.
“ecco ecco…” la signora era ingorda di pettegolezzi che però non vennero fuori dalla bocca di nessuno dei due in quanto Carmen tagliò corto accompagnandola alle casse per aiutarla con i punti da tramutare in buoni spesa.
Duccio finì i suoi giri e pensò bene di andare alle casse veloci visto che, dopo aver salutato l’anziana cliente, notò Carmen dirigersi verso una postazione vicina a quelle per spostare un malloppo di documenti e leggerne i fogli sovrastanti con i suoi occhiali sempre legati al collo ma che si cercava comunque addosso da tutte le parti prima di sbuffare con sé stessa per l’ennesimo episodio di sbadataggine.
Pose il cestino a lato della cassa e cominciò a far passare a quell’assordante bip una volta avvenuta la lettura dei loro codice a barre, tutti i prodotti da pagare. Faceva tutto lentamente e distratto a guardare le mosse della donna estremamente concentrata invece a graffettare risme più o meno spesse dei fogli che poco prima aveva poggiato sulla scrivania della postazione.
‘buste?’
“no… macchè no, sì sì invece!”
‘digitare il numero delle buste, grazie’
“bah… facciamo un paio, fanno sempre comodo in casa”
‘è in possesso della carta fedeltà? Passi il codice a barre sul lettore digitale per beneficiare di tutte le nostre vantaggiose offerte riservate solo ai nostri clienti più affezionati!’
“no, non voglio beneficiare di niente quindi… si dovrà pigia’ ‘no’ m’immagino- ecco! E ora!?”
Sulla schermata della cassa automatica comparve la scritta “richiedere l’assistenza di un addetto”. Scoraggiato, Duccio si guardò attorno per cercare una commessa ma in suo soccorso arrivò Carmen e lui non avrebbe chiesto di meglio.
“Carmen salvami da questa strega di cassiera! Ahahah!”
La donna si rimise gli occhiali e ci mise qualche istante in più a cogliere il senso della battuta (bruttina… come un po’ tutte quelle che faceva) e poi cominciava anche a ricordarsi con chi stesse parlando: la cassiera era la cassa automatica, la voce assistente nella procedura di pagamento ecc. Ne rimase interdetta e procedette con il suo bedge che aveva al collo a sbloccare la cassa.
“ha bisogno d’altro?” fece sommessa.
“no no Carmen, già m’hai dato casa e questo, direi anche basta… almeno per oggi! Ahahah!” e gli si poteva vedere estendere la barba da sotto la mascherina a rimarcare uno dei suoi sorrisoni.
“eheh!” Carmen era persa nel più totale imbarazzo. E quest’altro rideva… ma perché rideva sempre?! Certo beato lui…
‘si prega di scegliere la forma di pagamento tra quelle proposte’ riprese la voce registrata della cassa veloce una volta sbloccata.
“agli ordini… trovassi il borsello, non sarebbe niente…”
‘si prega di scegliere la forma di pagamento tra quelle proposte’
E Duccio si mise a cercare il portafoglio più velocemente.
‘si prega di scegliere la forma di pagamento tra quelle proposte’
“sì sì, ‘un t’agita’! madonna che ansia”
‘si prega di scegl- bip’
“ovvia, alleluia… almeno si trova pace in due”
‘inserire le banconote nella bocchetta in basso a destra in corrispondenza delle luci verdi’
“tie’ prenditi tutto ma zittati”
‘si prega di ritirare il resto che verrà erogato nel-’
“piglio tutto, piglio tutto!”
‘grazie e arrivederci!’
“ciao bellezza in bicicletta!”
Carmen rimase quasi incantata dall’incredulità nel vedere quell’uomo che stava parlando con una registrazione come fosse una persona. Non potè far a men di restar lì finchè il dialogo non si fosse consumato sebbene avesse da sbrigare diverse pratiche dietro alla sua postazione. E in tutti quegli anni là dentro ne aveva viste di assurdità, per non parlare di quelle consumatesi durante i surreali mesi di pandemia precedenti.
“farai tardi anche stasera?” e Carmen distolse lo sguardo dalla cassa come scossa.
“eh… co- come tardi? Farò… farò la chiusura come sempre”
“quindi ti tocca far tardi”
“perché? Le serviva qualcos-”
“no no, Carmen, non mi serve niente! Era detta così, per fa’ du’ chiacchiere…” perché quella donna doveva sentirsi sempre un fucile puntato contro quando gli si rivolgeva la parola, pensò amareggiato Duccio, specialmente quando era lui a rivolgergliela gli pareva…
“oh no mi scusi! Non intendevo… comunque sì, farò tardi” replicò cercando di recuperare un minimo nei confronti di uno dei pochi che sembrò interessarsi a lei.
“almeno la cena se la trova pronta”
“uh sì sì certo! Tra lei e Luz mi farete diventare una pallina più di quello che già non sono! Mi dovrebbe cucinare cose più dietetiche… uhuhuh!” e si guardò tenendosi le mani sulla pancia, come se dovesse coprirsela da occhi indiscreti, i suoi. Non è che forse, tra l’altro!, avesse anche esagerato con quel “mi dovrebbe”, che impertinente pensò, ma che le era preso!, pensò ancora di più.
“va bene”
“che?!”
“cucinerò in maniera più leggera” Duccio si era fatto serio ed irriconoscibile.
“ma guardi che io-”
“Luz voleva imparare a cucinare più italiano ed io dovevo riprendere con l’attività del canale quindi…”
“il canale?”
“Carmen!” la donna venne chiamata da una commessa seduta due casse più in là facendole cenno di aiutare un signore che aveva appena avuto lo stesso problema di Duccio.
“mi scusi…” Carmen dovette abbandonare a malincuore quella conversazione che si stava facendo interessante e voleva anche mettere in chiaro che la faccenda del cucinare dietetico fosse detto nel tono più ironico che lei avesse mai prodotto.
“vai vai… ci mancherebbe, ci vediamo a casa… buon lavoro!” Duccio venne salutato con un gesto della mano dalla donna non sapendo se lo avesse sentito o meno.
La guardò col collo totalmente girato finché non si aprirono le porte scorrevoli.

“ecchime!” fece Duccio rientrando in casa e posando la busta della spesa sul tavolo.
“perché poggi la busta sul tavolo! È sporca!” Giulio intervenne prontamente a bloccare il padre con le mani visto che non stava rispettando le più basilari norme igieniche.
“oddio Giulino, ci si pulirà! Che vuoi che sia! ‘e spuorco’! ahahah!” fece imitando l’accento nordico del figlio.
“posala a terra papà”
“vai, così va bene?” il figlio gli rispose con un cenno e, afferrando un po’ di scottex, gli chiese dove tenesse un prodotto disinfettante. Duccio alzò le spalle guardando a destra e a sinistra e poi gli indicò una boccetta di alcol bello rosa in bagno.
“ma questo non è alcol puro! Questo è un detergente a base di alcol e poi sei certo che questo sanifichi?!” il ragazzo tornò dal bagno agitando quel povero flacone mezzo pieno che effettivamente aveva il potere di trarre in inganno i meno accorti, vuoi per il rosa che per la parola alcol scritta a quasi tutta etichetta.
“eh… ora questo c’è… domani ne prenderò un altro”
“andrò io se mi indichi dov’è un negozio ben fornito”
“proprio non ti fidi manco a fammi compra’ un sapone-”
“io non voglio un sapone, serve un prodotto sanificante”
“Giulio era per di’! rilassiamoci tra tutti! Non montiamo-”
“tra quanto sarà pronta la cena?”
“un’ora, un’ora e mezzo… il tempo di far scaldare il forno e far sì che si cuocia questo povero pesce”
“bene”
“accontentato?”
Giulio aveva già chiuso la porta dietro di sé. Duccio svuotò la busta della spesa poggiandola sulla sedia ma come una lancia in piena schiena si sentì infilzare dal cosa avrebbe detto il figlio se fosse nuovamente uscito dalla camera e così riadagiò tutto a terra e proseguì nell’opera.
Mentre indossava il grembiule (non quello con Carmen ricamato sopra stavolta) sentiva il lesto incedere delle dita del figlio sulla tastiera del suo portatile e pensò che la linea internet era di suo gradimento e che aveva trovato anche senza problemi password, annessi e connessi per connettersi.
Mangiarono in silenzio, Duccio non se la sentiva di parlare, Giulio non aveva voglia né la minima intenzione di approfondire qualcosa che riguardasse il padre e si limitò dopo a chiedere dove andassero riposti piatti e altro visto che la lavastoviglie era appunto da svuotare.
“ci penso io, non ti preoccupa’… riposati, rilassati… hai viaggiato tutto il giorno ed è talmente poca roba che non ci vuole niente”
“va bene, grazie per la cena” e boom! Si chiuse la porta alle spalle. Duccio, ancora seduto a passare le lische dal piatto del figlio al suo, sapeva che quel grazie era dettato più ad una delle tante rigide regole sulla buona educazione impostegli sin da piccolo dalla madre che da un sincero sentimento di riconoscenza nei suoi confronti. Lo sapeva, lo sentiva ma cercava di gioire almeno del fatto di averlo lì con lui per quasi un’intera estate. Una cosa del genere non era mai successa, era accaduto per pura necessità e contingenza di eventi e nessuno ne avrebbe favorito un bis futuro.
L’uomo ripulì con l’alcol farlocco quasi tutta la cucina speranzoso di accontentare il figlio con almeno la scia di forte profumazione proveniente da quella stanza e poi andò in camera sua a gingillarsi con il nuovo video che avrebbe dovuto pubblicare il giorno dopo alle 10 di mattina come sempre.
Sentì Giulio entrare in bagno e far scorrere l’acqua del rubinetto per lavarsi i denti ma richiuderla subito dopo da vero ambientalista quale fosse o almeno che lui si ricordasse. Questo almeno lo aveva preso dal padre.
Quando lo sentì uscire, avrebbe voluto andargli incontro, chiedergli se avesse voluto guardare qualcosa scempio di programma in televisione ma desistette ed il sonno incombente ed un altro pensiero lo aiutarono a scordarsi dell’amarezza della scelta di non far niente: avrebbe aperto una nuova rubrica sul proprio canale in cui avrebbe cucinato cose più leggere ed il periodo si prestava anche bene con persone che ormai avrebbero cercato all’impazzata ricette per prepararsi alla prova costume.
Carmen, come pronosticato, tornò tardi. Quella sera per davvero preferì una tisana a qualsiasi cibo solido offertole e, una volta salutata anche Luz, si diresse in doccia come un fulmine.
Una volta spannato lo specchio, mise a districarsi i capelli con un pettine quando realizzò quelle cinque o sei dita di ricrescita che ancora non si era andata a togliere.
Ad ogni passaggio del pettine pensò anche al fatto che forse ormai sembrava ridicola con quei capelli lunghi a quell’età nonostante anche la madre a quasi cento, portasse ancora uno chignon ma certo lei era una donna estremamente diversa dalla figlia.
Zaira era sempre impeccabile nel vestire, nel pettinare e nel parlare finchè non si andava troppo contro il suo pensiero e, o si accettava il suo punto di vista o si doveva arrivare ad un compromesso fatto in buona percentuale dalle ragioni della donna; Carmen, per carità, ci provava ad esserlo ma non ne aveva lo stesso slancio, le dispiaceva ma poi andava avanti lo stesso sostenuta da quell’innata serenità regalatale dal padre.
Zaira era sicura, Carmen poco. Zaira odiava autocommiserarsi e mal sopportava chi lo facesse, Carmen certe volte cadeva in questo giro di schiaffi dovuto alla scarsissima autostima ma ci pensava l’altra a rimetterla in carreggiata e pian piano ritrovava la forza che sapeva aver dentro per affrontare le più svariate situazioni.
Carmen mal celava emozioni, anzi! Erano si troppo evidenti sul suo volto, Zaira tendeva a tenersi molto per sé, specialmente quando riguardavano sé stessa. Questo lo aveva notato crescendo la figlia e rispettava i limiti emotivi che la madre aveva messo in certe occasioni.
Per tirarsi un nodo alle punte dei capelli, incurvò la testa verso quella direzione e le calò una spalla dell’accappatoio: le balzò agli occhi la forma del suo seno. Non le piaceva. Con l’allattamento di Violante, le comparvero altre smagliature sulla parte superiore che, unite a quelle che già si portava dietro dai tredici quattordici anni per la quarta comparsa non troppo inaspettatamente per genetica materna, la facevano sentire ancora più da buttare. Aveva visto il seno della madre, lo osservava quasi invidiosa quando l'aiutava a farsi il bagno perché aveva ancora un’elasticità impressionante se messi a confronto e tenuto conto di tutti i fattori quali età, stile di vita, fisicità ecc… ed altre e tante altre panzane cerebrali ronzavano in testa a Carmen ogni volta che il suo corpo doveva trovarsi inserito tra i suoi occhi ed una superficie riflettente. Maledetta elevata risoluzione degli specchi!
Una volta districato il nodo, si ricordò anche della naturalezza con cui la madre interagiva con gli uomini e di quanto fosse invece una totale frana lei.
Giusto uno poteva aver avuto il coraggio di “interessarsene”, di parlarci ed addirittura di concederle una famiglia ma a che prezzo…
Si ritirò subito sull’accappatoio e, asciugatasi i capelli alla bell’e meglio, si fiondò nel letto. Si passò la mano sulla riga ed una nuova angoscia prese corpo in lei: quel suo inquilino barbuto, alto com’era, chissà quante volte aveva notato quella sua ricrescita bianco-grigia schifandosi di tanta sciatteria. Il biondo non l’avrebbe salvata per un’altra mesata, era ormai da inizio maggio che avrebbe potuto porvi rimedio ma, come sempre, aveva la testa altrove. Il giorno dopo avrebbe risolto.
Erano circa le 2 di notte quando Carmen si svegliò a bere un bicchier d’acqua: ogni volta che parlava con il signor Duccio, sì dai, si chiamava così, si dimenticava di chiedergli di cosa si occupasse realmente.
Erano circa le 2 e un quarto quando Duccio si svegliò per svuotarsi dei due bicchieri d’acqua bevuti verso le 11: avrebbe proposto una specie di Caesar salad alle “sue” donne, a Carmen ed alla sua famiglia.
13) Carmen e famiglia testo di NausicaaValli
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