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Il respiro: gli mancava il respiro! Come se l'aria, diventata improvvisamente liquida, gli colasse lentamente nei polmoni soffocandolo. A pochi centimetri da lui, fuori quella finestra, il mondo girava come sempre, eppure nella sua testa tutto stava ruotando vorticosamente al contrario: seduto su un triciclo impazzito il suo cervello non faceva altro che prendere la rincorsa prima di sbattere contro il muro senza mai riuscire a sterzare.
È pazzesco: quando non hai pensieri anche la luce del giorno è diversa, è luminosa in ogni caso, anche se diluvia, ora invece tutto gli appariva decisamente tetro e buio, mentre qualcosa di assai simile a un treno ad alta velocitá, avvolto dalle fiamme, gli stava trapassando la testa facendo schizzare via dai binari brandelli di polpa grigia. Solo i sospiri, improvvisi e incontrollabili, come quelli di un sub affamato d'aria appena risalito dall'abisso, gli permettevano un attimo di tregua prima di una nuova e inesorabile immersione.
Se stai precipitando da un grattacielo non puoi fare molto: o urli dimenandoti nell'assurdo tentativo di aggrapparti all'aria o chiudi gli occhi e aspetti che tutto sia finito.
Conosceva bene quello stato d'animo, sapeva che sarebbe passato, osservò il gatto che dormiva, alzò il volume degli auricolari: come un trattore infuriato quella musica gli avrebbe strappato fino alla radice ogni pensiero.
Chiuse gli occhi e la lasciò fare.