A presto!

scritto da Diodata
Scritto Ieri • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
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Testo: A presto!
di Diodata

A PRESTO!

Ho deciso di affidarmi a una farmacia. L’attesa è ridotta e basta una goccia di sangue prelevata da un dito. Ho scelto quella Internazionale dove il cospicuo numero degli utenti è inversamente proporzionale alla curiosità degli addetti al servizio. Qui non mi conosce nessuno e mi sento più libero.
Ho staccato il biglietto e sono in fila. La coda ristretta fa pensare a tempi non particolarmente lunghi.
Osservo i clienti della giornata: sono quasi tutti anziani salvo un giovane che si muove con le stampelle. Il mio sguardo si dirige verso un montgomery blu di panno spesso che mi ricorda il mio soprabito del liceo. Lo indossa un signore con gli occhiali e una rada barba bianca: attraverso i miei fondi di bottiglia riconosco un mio ex collega che non vedo da anni.
-Ciao, Gian Luigi, che coincidenza!
Impiega qualche secondo per realizzare.
-Ah, ciao Emilio- risponde con voce leggermente incolore.
-Anche tu qua?
-Eh sì, a quest’ora della vita purtroppo le analisi sono d’obbligo.
-Meglio quelle che hai studiato all’Università, vero? Con la tua facoltà, poi- voglio risultare accogliente.
Sorride tiepido. Lo trovo invecchiato, ridotto di statura.
Una volta mi sembrava più alto, sovrastante.
Gian Luigi Gresti. Il terribile professore di matematica. Con lui le classi tremavano, i più spavaldi si zittivano Forse era la materia o forse sprigionava qualcosa che io non ho mai compreso né tantomeno posseduto.
Durante le mie ore di lettere, c’era sempre brusio e a volte baccano. Un andirivieni ai bagni. E un Preside che mi guardava in sospetto.
Per darmi un tono avevo interpretato la parte dell’innovatore. Denunciavo le metodiche obsolete, sostenevo l’importanza degli strumenti informatici, della lezione interattiva.
Avevo ideato un portale moderno, cui tutto l’Istituto avrebbe dovuto fare riferimento, ma  era passato quasi sotto silenzio.
Allora mi ero vantato del mio giornale on line e dei due libri di ricerca storica, ma erano cose che appartenevano al mio mondo. Quello degli studenti era altro. Sentivo il mio ruolo vacillare quando le minacce, le verifiche a sorpresa e i voti bassi risultavano inefficaci.
E poi  si era messa anche mia moglie a minarmi l’autostima dicendomi che non avevo le palle.
Il professor Gresti invece era temuto e rispettato. Diventavano tutti degli agnellini in sua presenza. Chinavano docilmente il capo sul foglio per ricopiare i procedimenti delle disequazioni.
Io invidiavo la sua voce aspra e tagliente mentre la mia era concitata e non incisiva, invidiavo le sue mani sempre sporche di gesso di cui lui nemmeno si accorgeva.
Stamattina, mentre lo guardo, vedo un ometto basso dall’ossatura fragile ma non gli dirò del mio compromesso funzionamento dei reni, non gli chiederò del suo stato di salute perché temo che mi chieda del mio.
-Ho letto il tuo articolo sulla storia e la memoria tragica dell’Istria – mi dice.
-Ah sì, abbiamo un testimone formidabile di 96 anni ,con una mente lucidissima , che ci permette sempre di onorare il Giorno del Ricordo.
Sospira.
-Ma tu poi te ne andasti al serale, se non sbaglio- aggiunge.
-Eh, sì, mi ero stufato di quel pollaio e del Preside che remava contro. Almeno al serale perdevo meno tempo e alla fine con gli adulti mi sono trovato meglio. Beato te che invece non hai avuto questi problemi!
Lo osservo, ancora con una punta di invidia dopo tanto tempo.
Lui ha un’espressione remota.
-Mah, ognuno ha i suoi…- sembra assente mentre scuote la testa.
Il momento del prelievo si sta approssimando. Mi introduco nel camerino apposito, dopo aver percorso un corridoio laterale. Un’infermiera mi invita a sedermi. Ha predisposto ogni cosa, siringa, provette, cerotto, e l’operazione è rapida.
Mentre attendo il referto seduto in corridoio, mi viene un’idea. Gian Luigi rappresenta un’opportunità e decido di aspettarlo fuori.
Finalmente esce anche lui.
-Perché non vieni al nostro Centro Culturale a tenere qualche lezione di matematica?
Mi guarda pallido, stringendo le labbra secche e bianche.
-Lo sai che abbiamo bisogno di bravi docenti volontari!
Mentre alza la testa penso al referto che tiene in tasca con i valori del sangue e mi chiedo quali siano i livelli della sua creatinina.
Lo guardo ancora. Si è messo il berretto di lana e allaccia gli alamari del montgomery che è un corto cappottino blu.
-Facciamo tante belle lezioni sai?
Non mi risponde.
Penso di desistere.
-Va beh, forse hai di meglio da fare!
-No, Emilio- finalmente la sua voce fuoriesce dalle labbra bianche e asciutte-è che non posso.
-Non puoi? Certo, ognuno ha i propri impegni.
-No, Emilio, io non posso perché soffro di disturbi alla memoria e non riuscirei a ricordare procedimenti complessi come sono quelli di tipo logico matematico.
Ha sputato di colpo il boccone che teneva compresso in gola.
Lo guardo: ha un’aria mortificata e dimessa.
-Non fa niente- gli dico – anch’io ho amnesie.
Sorride un po’ mentre chiude il colletto con i bottoni a pressione.
Prima di indossare i guanti, mi stringe la mano.
-Arrivederci, Emilio!
Non so cosa dire. E provo imbarazzo per averlo obbligato, anche se involontariamente, a rivelarmi ciò che magari avrebbe voluto tenere per sé, mentre un confronto insidioso si insinua nella mente.
Chi è più sfortunato? Io che dispongo delle facoltà mentali ma, quasi sicuramente, in estate finirò in dialisi o lui che senz’altro ha i reni funzionanti come altri organi, ma il cervello forse sta subendo una progressiva degenerazione? Chi soffrirà di più?
Non lo so. Adesso penso di essere appena in grado di produrmi in un saluto consueto.
-Arrivederci, Gian Luigi. A presto!

A presto! testo di Diodata
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