Velemir, pensatore dell'umanità

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Testo: Velemir, pensatore dell'umanità
di DaniSears

Leggo e rileggo

la sua storia 

di fragilità e ricerca

speranza ed errori

e mi commuovo.

Con i volantini in mano

giovane studente a Kazan

1908, aveva esortato alla guerra

"I cavalli russi calpestano Berlino  con i loro zoccoli."

Poi  il 1914. A differenza di Majackovsky

che si vendette alla guerra e ai sovietici

Velimir vide la catastrofe che incombeva.

E si mangiò le mani per l’errore giovanile.

Molti furono sorpresi.

Lo conoscevano “patriota” 

ma lui ormai aveva scelto altro

la poesia e l’umanità.

Velemir vide tutto l'orrore,

l’insensatezza, la carneficina

il massacro di una generazione

nelle trincee, nelle città, ovunque. 

Nel 1914 già non era più un "guerriero".

Divenne poeta  "fuori dal mondo"

vagabondando e disperando

immerso nelle sue strane poesie 

previsioni per un futuro diverso

con cui voleva pensare il futuro.

Si sottrasse ai discorsi politici 

li evitava con gli amici e lottava con sé stesso. 


Fuori dal mondo, scrisse di strane  “tavole del destino” 

con cui voleva provare a cambiare le cose.

Cercò di isolarsi, dissolversi 

e finì in una vita disperata e confusa.

Girava nel 1914 con una federa 

piena di scritti e poesie

che regolarmente perdeva.

Molti testi si riempirono di messaggi pacifisti 

non meno appassionati e appassionanti 

del volantino del 1908.

“Guerra in una trappola per topi” 

1915, dichiarava che era necessario 

abolire la guerra e "dichiarare 

una campagna militare contro la morte

e imbavagliare l'universo affinché

 "non morda noi giovani".

Farneticando propose l'Islanda 

come luogo di guerra perpetua, 

in cui si utilizzavano solo proiettili soporiferi

preservando così la pace sul resto del mondo.

All’Impero Russo queste idee interessavano ben poco.

8 aprile 1916 si ritrovò soldato semplice.

Fu acchiappato in un soggiorno 

ad Astrachan e mandato con i fanti a Tsaritsyn.

Non vide il fronte. 

Fu ricoverato in ospedale più volte.

Ebbe crolli mentali. 

Inviò disperate richieste d’aiuto.

Scrisse di non poter essere soldato 

perché aveva già prestato giuramento 

alla poesia e si lamentò che la sua parola stava morendo”. 

Kulbin fece carte false

organizzò visite psichiatriche per salvarlo.

Alla fine arrivò il 1917 e i rivoluzionari

gli diedero il  “permesso” e finalmente uscì,

per cominciare a vagabondare.

Cominciavano a sentirsi i morsi della carestia 

la guerra civile uccideva per fame.

Velemir era solo e poco attrezzato. 

Sarebbe durato poco. 

E intanto si struggeva per gli errori, 

come quelli di  “ Guerra e rivoluzione” che ora 

gli sembravano fatali.

Vagabondò e vagabondò nella Russia meridionale. 

Abbandonò il sistema che aveva perfezionato 

della sua tavola decise che contano solo 2 e 3.

Non ebbe tempo di costruire altri schemi 

altre teorie del destino.

Visitò l’Iran, tornò a Mosca dagli amici 

i pochi sopravvissuti, 

tornò a Novgdorod sul Volga e morì, Giugno 1922.

Il governo sovietico trattò la sua memoria 

con indifferenza,  nonostante l’ormai servo  Majakovskij

che reclamava attenzione per Velemir.

Dopo la morte del “poeta della rivoluzione” 

per Velemir fu oblio totale 

anche da parte dei vecchi amici 

venduti per paura  o ridotti alla disperazione vera. 

Vasilij Kamenskij, divenne  "poeta sovietico modello" 

e cancellò Velemir in ogni sua pagina.

Aleksej Kru?enych sprofondò  e visse in povertà,

come lo "zaumochnik", che sbarca il lunario

 vendendo libri antichi.

.. e così Velemir morì più volte.

E’ ora che rinasca come pacifista

come ricercatore dell’umano, 

come persona tesa agli altri 

e insofferente delle violenze, 

degli stati, delle autorità assolute

di tutti i prepotenti, di tutti gli oppressori. 

Come libero pensatore 

di una comune differente umanità.

Velemir, pensatore dell'umanità testo di DaniSears
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