Cade, soffusa e tenue,
simile a cascata di paglierina pioggia
asciutta
a incorniciare il tuo viso
fiero
di donna conscia
d’una antica modernità d’animo,
memoria indimenticabile
d’immagini storiche
che ora turbano il cuore dell’uomo,
lesto dispensatore di sesso,
avaro esternatore d’amore,
pronto fomentatore di guerre,
creativo ideatore di strumenti di morte.
Oh storia, storia, storia,
perché hai il nome al femminile,
ma la grafia tutta al maschile!
E tu donna,
emancipata e moderna,
rivendichi ancora un riscatto
quando tu sei riscatto per questa umanità di perdenti,
per il mondo invisibile dei giusti,
per questa natura che soffre per le doglie
d’un parto mai avvenuto, d’un amore mai nato!
Perché non discerni, o donna, l’essere tuo
dal non essere altrui?
Perché, ancora, piangi elemosine
nei posti sperduti di segreteria,
negli anfratti bui della carriera,
nei meandri pregni del tanfo della politica oscurata dall’uomo?
Donna, solo tu puoi salvare la storia,
fa’ che l’otto marzo non sia, ancora, ostentazione dei maschi,
ma concreto inizio d’una realtà perenne e certa,
senza date e ricorrenze da ricordare!
Mimosa testo di Salvo