Similitudini di Vita

scritto da Genesi
Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo Genesi

Testo: Similitudini di Vita
di Genesi


Siamo saliti silenziosamente dalle scale del palazzo, mentree fuori la neve continuava a scendere per poi posarsi a terra senza far nessun rumore, proprio come noi, che dovevamo arrivare in quella stanza senza farlo sapere a nessuno.
Pian piano il soffitto continuava ad abbassarsi, e noi ci ritrovavamo quasi in ginocchio, a cercare di guardare cvon gli occhi nel buio per cercare qualcosa che finalmente illuminasse quegli istanti.
L’unico rumore che potevamo avvertire erano le bottiglie di birra che sbattevano, le une contro le altre, nella busta di plastica che ognuno di noi teneva in una mano.
La chiave girò più di due volte nella serratura, arruginita a causa del tempo, e tirammo tutti quanti un sospiro di sollievo quando ci trovammo nella soffitta.
Accatastati ai muri grandissimi scatoloni si reggevano per miracolo, scatoloni che contenevano ricordi di ogni età e di ogni tipo; un quadro raffigurante un paesaggio autunnale era attaccato ad un muro e pendeva vorticosamente verso sinistra, proprio come il soffitto che da quel punto andava sempre di più verso il basso.
Alcune sedie di legno erano messe in ordine accanto alla porta sopra un vecchio materasso, e tutti noi ne prendemmo qualcuna per poterci sedere comodamente.
Lo spazio era talmente stretto che non riuscimmo a prenderne più di tre, e così alcuni di noi furono costretti a sedersi a terra, ritrovandosi a stretto contatto con l’aria viziata e con la polvere della soffitta.
Giù in fondo tre piccole finestrelle, di cui solo una vantava di potersi aprire, filtravano la luce della città in pieno inverno.
Qualche respiro, poi subito le sigarette portate alla bocca, e quel sordo rumore del fumo che si spargeva tra noi e che sembrava quasi accarezzarci.
Ognuno guardava l’altro diritto negli occhi, senza riuscire a dire nulla, quasi contemplando quell’atmosfera così inverosimile che si era creata quel giorno così importante per tutta l’umanità, quel giorno chiamato natale dedicato all’amore e alla pace, alla fgelicità e alla gioia.
Quel giorno che tutti noi passavamo insieme, forse anche soli.
Ci sentivamo persi, e solo qualche battuta accompagnata da alkcune fragorose risate di tutti noi riuscirono a rompere quel silenzio così misterioso e enigmatico.
Iniziammo ad aprire tutte le bottiglie, due per ognuno, e parlando buttavamo giù i sorsi di qualcosa che forse rappresentava i nostri desideri, le nostre paure, la vita che un giorno sarebbe scomparsa lasciando solo ricordi ed emozioni.
Non volevamo sembrare più grandi di quanto già lo eravamo, non volevamo dimostrare nulla a nessun’altro, né volevamo giocare in quel modo così distruttivo, volevamo solo passare una serata diversa, o forse uguale a tutte le altre.
Credevamo in qualcosa che non esisteva, volevamo tirare fuori dal nostro io tutto quello che non riuscivamo ad esprimere in momenti più normali, in momenti più abituali che tutti noi vivevamo ogni giorno.
Alla luce della notte brillavano i nostri occhi, la luce della sigaretta che si consumava e la bottiglia di birra che si svuotava ogni minuto di più.
Ha iniziato a girare tutto, l’esterno era diventato un grande parco di divertimenti ed ora era tutto nostro, tutto era nel nostro pugno.
Eravamo grandi re, regine, principesse e principi.Eravno scomparsi i brutti anatroccoli di qualche minuto fa, ora eravamo finalmente tutti speciali.Ci veniva da ridere, e con tutto il cuore abbiamo riso.
Solo io e la mia amica vedevamo le cose così, gli altri continuavano a guardarci come se avessimo avuto qualcosa che non andava, gli altri iniziavano ad avere paura per noi.
Mi accasciai a terra, guardandolo con gli occhi pieni di lacrime quando si avvicinò a lei e l’iniziò ad abbracciare, dicendole che sarebbe andato tutto bene.Le disse anche che lei era sua amica e che non doveva preoccuparsi, che era solamente ubriaca e che si sarebbe sentita presto meglio.Io rimasi sola in quell’angolo, finché le risa all’udire quelle parole si tramutarono in urla disperate, poi in lacrime, e infine in rabbia.
Come un verme strisciai in un angolo e iniziai a prendere a calci e a ginocchiate tutto, finché quelle modeste finestre non si ridussero in tanti vetri sparsi tra me e tra i miei sogni.
Io non ero ubriaca, e lui lo capì presto, sapeva che mi sentivo solamente male, e così non si preoccupò più di tanto volgendo le sue attenzioni verso di lei.
Triste vita!Amore che scompare, amore che forse mai mi ha amato.....avrei voluto morire, mi allontanai ancora di più da tutti gli altri, volevo restare sola, e le mani che scorrevano sul mio corpo non furono più calcolate, lasciai fare, ormai non avevo più nulla da perdere.
Avevo vissuto tutto quel tempo grazie alla speranza che le cose un giorno sarebbero cambiate, che un giorno avrei finalmente vissuto il paradiso, e invece ora mi trovavo tra le più pure fiamme dell’inferno, tra persone che si trovavano nei guai a causa mia, tra un angelo che aveva capito e ignorava la vera verità delle cose, quella che mi spingeva a mettere in atto le azioni più scorrette e vigliacche.
Quegli occhi che poco prima erano brillati di sincerità ora stavano bruciando come le sigarette che avevamo consumato con così tanta avidità, e quella sincerità tanto ricercata al giorno d’oggi era stata bevuta come la birra, senza essere assaporata il tempo necessario prima di farne il pieno.
La testa continuava ad andare per conto suo, e quando qualcuno mi abbracciò e mi portò via io non riuscii a dire nulla, ricambiai l’affetto che mi era stato dato e mi abbandonai alle conseguenze di quello che avevo deciso di fare.
Eravamo ragazzi e amavamo tutto quello che ci circondava, volevamo scoprire nuove emozioni, sognavamo una vita diversa, più bella, più buona.
Tutti desideravano di essere amati, e allora ci chiudevamo nei nostri sogni, a vivere qualcosa che non esisteva, e quando riuscivamo ad uscirne fuori tutto il resto perdeva importanza.
Tra noi era tutto diverso, eravamo ragazzi, e non lo saremmo mai più stati.
Ancora oggi credo che quella giornata mi sia servita a qualcosa, quel giorno ho capito qualcosa di troppo profondo da scrivere, di troppo vero da dire, di troppo inverosimile da sognare, ma di sicuro troppo importante da dimenticare.
Similitudini di Vita testo di Genesi
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