Gregor Iuscenko
Gregoro Iuscenko. Il suo nome non c’è sui libri di storia.
Il suo nome solo un giorno su un giornale di paese.
Gregor Iuscenko. Occhi verdi e capelli biondi lunghi fin sotto le spalle. Gregor ama il vento che soffia i suoi capelli.
Minsk- stazione centrale.
Gregor ha una valigia di pelle marrone.
Gregor indossa un cappotto azzurro. Ama quel colore. Odia il grigio. Gregor ama l’azzurro anche se ha visto il mare un sola volta. Era un bambino tenuto per mano in un giorno di primavera.
Gregor è partito con una valigia, la foto di un uomo su una spiaggia di sabbia scura che tiene un bambino per mano, la foto di Irina e dei suoi occhi azzurri come spicchi di cielo.
Minsk- stazione Centrale.
Uomini e donne, valigie e sogni. Occhi tristi e occhi bagnati, sorrisi e lacrime.
Il treno è stipato di uomini e donne, valigie e sogni.
Un vecchio nastro consumato canta nel blu dipinto di blu felice di stare lassù e volavo.. volavo.. più alto ed ancora più in alto..
Gregor Iuscenko. Due giorni di treno attraverso l’Europa. Ogni tanto si affaccia al finestrino per sentire il vento in faccia e guardare la terra passare.
Gregor Iuscenko due anni nell’Italia del Nord fra nebbia e cemento.
Manovale, imbiachino, becchino, attacchino.
Cazzuola, pala, pennello, pittura, tamponato, banda musicale, fiori e corone, colla e carta.
Gregor Iuscenko scappa quando c'è puzza di ispettori.
Gregor Iuscenko, operaio specializzato, farfalla di impalcatura, equilibrista sospeso in aria.
Gregor Iuscenko sorride quando esce dalla Western Union Money Transfert.
Gregor Iuscenko ha venticinque anni, gli occhi azzurri e la pelle bianca di seta di Irina che lo aspetta a Minsk.
Gregor Iuscenko sogna un vestito da sposa con il velo lungo e il diadema di fiori e stelle dorate.
Lo comprerà per Irina, un giorno, di stoffa bianca come la neve, con il ricamo di un cuore, il suo.
Irina piangerà e i suoi occhi azzurri saranno il mare.
Milano. Casello di Linate.
Un Ford transfert lo porta al Sud, a lavorare a due passi dal mare. Gli han detto così perché lui parla sempre del mare.
Gregor è felice. Vedrà il mare, si innamorerà del suo colore e del suo odore, ritornerà un bambino tenuto per mano in un giorno di primavera. Tornerà a Minsk con l’abito bianco per Irina.
Gregor lavora per costruire uno scivolo per un Aquapark, a due passi dal mare. A cento metri d’altezza. Non guarda mai a terra. Alla radio ha ascoltato una canzone
La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare…
Una volta finito sarà un vero divertimento. Un piccolo capolavoro. Acciaio e alluminio lucente. Lunghe scale per salire in cima. Un lungo respiro, poi chiudi gli occhi e ti lanci in un tubo chiuso da cento metri d’altezza, veloce come una freccia, fino a tuffarti nella piscina, come un bolide, un proiettile, un razzo sparato al contrario per sentire una emozione che ti batte il cuore forte.
Il brivido della velocità.
Gli hanno detto così.
Non ha voglia di provare perché il suo cuore batte già forte.
Cento metri, 9 secondi, 80 km all’ora. Un missile, più veloce di Carl Lewis il figlio del vento.
Gregor Iuscenko, operaio specializzato, farfalla di impalcatura, equilibrista sospeso in aria.
Gregor è felice. Guarda il mare dall’alto ed un giorno vede i delfini danzare nell’acqua come in un balletto al teatro Bolscioi.
Un giorno ci porterà Irina che da piccola voleva diventare prima ballerina. .
Gregor Iuscenko, operaio specializzato, farfalla di impalcatura, equilibrista sospeso in aria.
Scappa Gregor, scappa che ci sono quei cazzi di ispettori.
Gregor Iuscenko un bullone sfasato, un impalcatura che crolla. Il volo di un trapezista. Gli occhi azzurri di Irina, il suo abito bianco
Nessun tappeto di gomma a terra.
Una macchia di sangue lavata dall’acqua del mare.
GREGOR IUSCENKO testo di parolesparse