Il Re della sabbia

scritto da parolesparse
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Storie Marginali
- Nota dell'autore parolesparse

Testo: Il Re della sabbia
di parolesparse

Il Re della Sabbia


C’era una volta un uomo secco, scarno, magro come un Cristo crocefisso, con un smorfia sul viso come un sorriso quando arrivava la sabbia.
Lo chiamavano il Re della Sabbia
A Rocosi soffiava spesso lo scirocco e portava la sabbia rossa del deserto. Arrivava tutte le estati e certe volte anche d’inverno. Potevi prenderla in pugno, stringerla nelle mani e come una clessidra farla cadere granello a granello, secondo a secondo.
Il Re della Sabbia camminava sempre da solo. Contava i suoi passi. Ogni mille pronunciava ad alta voce sempre lo stesso nome: Suad.
Suad.. era come un nome pronunciato con i suoni dei sogni.

Si aggirava solitario per i vicoli del paese nelle ore della canicola, quando tutte le imposte erano chiuse e fuori solo silenzio rotto dal vento.
Nessuno lo aveva mai visto mangiare qualcosa. Sembrava campasse di aria e di sabbia.
Quaranta chili di pelle, ossa e ali.
Camminava per le strade sterrate e per i vicoli lastricati di ciottoli contando i suoi passi.

«Uno/ due/ tre/ quattro/ cinque/ sei/ sette/ otto/ nove/ dieci/….»

Ogni mille si fermava di scatto e gridava: “Suad”.
Suad.. era come un nome pronunciato con i suoni dei sogni.

Immobile, muto, diventava una pietra. Gli occhi come buchi per guardare per qualche minuto a Sud.
A Rocosi soffiava spesso lo scirocco. Lui spalancava la bocca ed il vento gli portava la sabbia. La mangiava per scoprirne il sapore. Sul suo viso l’espressione di un bambino felice.

Un giorno di luglio mangiò ancora granelli di sabbia.
Sorrise. I suoi occhi dissero di dolci sapori. Pronunciò, di corsa, tutto d’un fiato, con un filo di voce, strane parole fra loro incollate che parlavano di sapori e di posti lontani.
«Sabbia del Sahara/ sapore dolce/ zucchero/ dattero/ Sapore di euforbie / Sabbia di Cirene. »
Era capace di distinguere il sapore di un granello di sabbia da un altro.

Il Re della Sabbia contava i suoi passi
«Uno/ due/ tre/ quattro/ cinque/ sei/ sette/ otto/ nove/ dieci/….»
A mille si fermava di scatto e gridava: “Suad”.
Suad.. era come un nome pronunciato con i suoni dei sogni.
Immobile, muto, diventava una pietra. Gli occhi come buchi per guardare per qualche minuto a Sud.
L’estate dello scirocco arrivò più sabbia di quanta ne fosse mai arrivata, come se le tormente che nascevano nel deserto avessero deciso di venire a morire a Rocosi.
Un giorno arrivò la sabbia che alla luce del tramonto diventava cremisi.
Sul suo viso una smorfia come un sorriso.
Sembrava che quella sabbia sapesse di uno dei suoi sapori preferiti, che non provava dal tempo in cui era felice. Chiuse gli occhi e ascoltò la Voce che gli diceva di partire sulla grande nave di metallo scintillante al sole che lo aveva condotto altre volte nei porti della Sirte.
Gongolava dalla gioia, il cuore gli batteva forte, gli occhi ridevano di piaceri e gioie e voglie antiche, perse e ritrovate.
Ammirò in lontananza il Grande Erg Orientale, vide le dune a dorso di balena. Attraversò un immenso oceano di sabbia gialla, ed un mare di sabbia rossa, dune come onde spazzate dal vento.
Vide scorrere sulla sabbia frammenti di passato che venivano a trovarlo.
Vide sulla sabbia gli occhi di una donna, labbra vicino alla sua bocca.
Vide sulla sabbia i seni di una donna.
Vide sulla sabbia la mano di una donna, un bacio sulle punte delle dita e ascoltò un soffio dolce e leggero che lo affidava al vento.


Gridò alcune parole con un filo di voce, come se volesse che non le udisse il vento e le portasse lontano.
« Una duna è sabbia / ogni granello è sabbia/ ogni sabbia diversa » .

Camminò per ore, sotto il sole cocente. Affondò i piedi e le gambe nella sabbia d’oro rosso, salendo e scendendo le dune. Il vento si affrettava a cancellare le sue orme, come se nessuno dovesse sapere del suo viaggio.
Vagò per l’antica città di Benghazi, luccicante d’oro, circondata dall’Altopiano delle Montagne Verdi.
Percorse senza fermarsi tutta la terra fra Cyrene ed Apollonia: i templi in rovina, ridotti ormai a ruderi, mangiati lentamente ed inesorabilmente dal vento.

«Un tempo montagne / poi vento / vento/ roccia-roccia / il vento è suo padrone » parole come sussurri.

All’improvviso lo avvolse un tornado di sabbia, come se il vento avesse udito le sue parole e volesse dirgli chi era il padrone.
Il tornado durò pochi secondi. Lui sospirò.

«Il vento gioca è bambino”.

Si ritrovò d’un colpo davanti alla porta bianca dell’oasi di Gadhames. Contemplò assorto le sue bianche mura, i mattoni di fango imbiancati a calce.
Percorse, contando i suoi passi, i labirinti, i dedali di vicoli stretti di sabbia gialla dove si passava uno alla volta, i corridoi coperti che davano riparo e conforto. Chiaroscuri delle case addossate nella penombra, blu del cielo che si affacciava timido fra le aperture dei vicoli. Le preghiere che venivano dai minareti.

Scese improvvisa la sera, con il sole che tramontava sulla sabbia, disegnando arabeschi di colori sfumati, tessuti da fili di luce. Aria di cristallo e luce di spada.
Scese la notte ed attaccarono ai chiodi del cielo tutte quante le stelle.
Era fredda la notte a Gadhames. Tremava e picchiava il suo corpo per riscaldarsi.
Camminò contando i suoi passi.
«Uno/ due/ tre/ quattro/ cinque/ sei/ sette/ otto/ nove/ dieci/….»
A mille si fermò e gridò: “Suad”.

La voce venne a trovarlo ancora.
La vide stavolta. Una donna vestita di sabbia.
Restò a bocca aperta.
Gridò: “Suad”.
Suad.. era come un nome pronunciato non più con i suoni dei sogni.
Suad… era un nome ed un suono d’amore antico, perso e ritrovato. Finalmente.

Le corse incontro.
« La Grande Tempesta » Gridò la Voce

All’improvviso, i sapori di dattero e di euforbie della sabbia svanirono al suo palato e con essi scomparve il deserto, la sabbia, la donna vestita di sabbia.


Rocosi era una terrazza affacciata sul mare. Nei giorni di scirocco si poteva respirare l’aria profumata dell’Africa.

Il Re della Sabbia da quel giorno scrutò il cielo per ore, sperando di intravedere all’orizzonte le nuvole rosse, che gli portavano come regalo la sua sabbia.
Quando le scorgeva i suoi occhi si accendevano di luci di soli d’estate.

Era tutto pazzo- nient’altro- dicevan di lui..
.
“ Che terra era quella di ieri? gli domandavano

Lui contava i suoi passi.
«Uno/ due/ tre/ quattro/ cinque/ sei/ sette/ otto/ nove/ dieci/…. »
Ogni mille si fermava e gridava: “Suad”.
Suad.. era come un nome pronunciato con i suoni dei sogni.
Come se fosse di pietra, guardava immobile verso Sud.
Andava a nascondersi dove nessuno poteva trovarlo.

Il Re della sabbia a Marzuq, a Cyrene, nell’oasi di Gadhames c’era stato davvero.
Aveva vissuto in quei luoghi lontani e arsi dal sole per molti anni. Nessuno sapeva di preciso quanti.
Era partito da Rocosi nel Venti che era ancora un ragazzo. Aveva lavorato alla costruzione della “Freccia del Deserto”: la striscia asfaltata che portava in tre giorni da Tripoli a Gadhames.
Poi di lui si erano perse le tracce, come se fossero state cancellate da qualche tormenta.
Molti anni dopo la fine della guerra, quasi dal nulla, era apparso di nuovo a Rocosi.
Nessuna sapeva cosa avesse fatto in quegli anni.

Era sparito per tanto tempo. Era tornato con le sue Voci a guardare il Cielo dai tetti come i gatti, gridando Saud tutte le notti.
Lo erano venuto a prendere una sera che stavo sul tetto a guardare il cielo per trovare nuvole rosse, con gli occhi come buche per guardare, battendo le mani come alla fine di un spettacolo a teatro, come all’inizio della processione quando esce a spalla dalla Chiesa la Madonna. Lo erano venuto a prendere e lo avevano buttato a forza su una barella, legandolo mani e piedi come un capicollo, dicendogli che lo portavano a Suad.
Ma quelli con la divisa non avevano capito niente. Suad non era mica un posto, un paese, una città.
Lui non disse nulla. Resto muto, in silenzio, una pietra, con una smorfia sul viso come una specie di sorriso, per paura che lo scoprissero e non lo facessero partire.

Dopo anni era tornato, apparso come dal nulla.


« La Grande Tempesta, la Grande Tempesta ».

Da giorni ripeteva ossessivamente quelle parole.
Sembrava che la sua attesa lunga una vita fosse vicina alla fine.

Come sempre, anche quel giorno, contò i suoi passi fino a mille. Girò attorno alla piazza della Cattedrale, farfugliando le sue frasi senza virgole e pause.
Il vociare confuso di capannelli di donne ne accompagnava i passi. Non uno, non due. Mille.
A sera lo scirocco portò le nuvole rosse.
Il Re della sabbia apparve come sempre dal nulla. Addosso aveva uno strano costume che nessuno gli aveva mai visto indossare: un largo pantalone bianco che faceva un balzo all’altezza delle caviglie, un larghissimo camicione con degli strani disegni, due maniche larghissime tagliate come aquiloni. Era scalzo, come sempre, perché le scarpe avevano i lacci. Odiava i lacci e le camicie strette, perché un tempo le portava spesso e non lo facevano volare.
Quaranta chili di pelle, ossa e ali di stoffa.
I capelli neri bagnati e tirati all’indietro.
Un rosa bianca fra le mani.


La Voce gli diceva di partire.
« Parti con La Grande Tempesta/ La Grande Tempesta/ ».

Era sicuro che non avrebbe più dovuto attendere.
Continuò la sua processione dei mille passi con lo sguardo all’insù.
«Uno/ due/ tre/ quattro/ cinque/ sei/ sette/ otto/ nove/ dieci/…. »
A mille si fermò e gridò: “Suad”.
Suad.. era come un nome pronunciato con i suoni dei sogni.

.
Vide nel cielo la donna di nuvole.

«Suad, Suad » - gridò a squarciagola, senza bisogno di contare fino a mille.

Il vento di scirocco soffiò forte, come non era mai accaduto.
Portò la sabbia del deserto, che si fermò a riposare sui vicoli di pietra, formando un lungo tappeto cremisi.
Restò per qualche attimo impassibile, come se l’attesa fosse stata troppo lunga, come se avesse bisogno di raccogliere tutte le forze e di chiederne in prestito altre al Signore, pregandolo di soffiare, senza smettere mai tutta la notte.
Il Signore soffiò.
I vicoli divennero dune e la piazza un piccolo lago di sabbia.

« Sabbia di Gadhames » - gridò.

Il vento soffiava forte.
Allargò le braccia, come se fossero ali.
Il vento lo sollevò da terra.
Volò come un gabbiano.

Fu solo un attimo e i suoi piedi toccarono di nuovo terra.
Il re del Sabbia iniziò a gridare forte parole di sole vocali.
Chiedeva alla sua Voce di tornare, alla donna di sabbia di non lasciarlo solo.
Gridò tutta la notte contro il Vento che non voleva giocare.

La gente scese dalle case per guardare.


Il Re della Sabbia scappò con le braccia aperte e i piedi a terra.

Corse lontano, a perdifiato, a favore di vento.
Non riusciva a volare.



Quella notte vennero a prenderlo un’altra volta per portarlo via in quel posto con i lacci.


Stavolta lì non ci vuole tornare più. Nessuna camicia stretta.

La Voce ritorna all’improvvisa. Gli urla di Partire-Partire-Partire-Volare-Volare-Volare.

Lo trovarono giorni dopo nel dirupo della timpa rossa.
Non ci vollero lacci ne camicie strette per portarlo via….
Il Re della sabbia testo di parolesparse
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