Era una domenica indifferente e stronza e se l’avessero tolta dal calendario nessuno ci avrebbe fatto caso perché era una domenica indifferente e stronza e lei era indifferente e stronza come quella domenica.
Ripensava al vecchio zio, a quanti anni erano intercorsi tra lei, lo zio e la vecchia casa.
Lo zio ultra settantenne, le cui scatarrate, puntuali come la morte, eloquenti come un porco dio, per tutta l’infanzia e buona parte dell’adolescenza, avevano rimbombato nel corridoio che precedeva il bagno, un corridoio marmoreo e spoglio il cui karma negativo, gli aveva imposto di essere sito proprio vicino al bagno, il bagno dello zio. Avrebbe potuto essere costruito in un teatro e fare da cassa di risonanza a un soprano, invece gli toccavano i baritoni dello zio che dopo ogni pasto, s’intratteneva nel cesso, almeno 20 minuti a litigare con il suo catarro, un catarro di dubbia provenienza, poiché lo zio non fumava ed era purtroppo, un modello esemplare di salute senile. Ogni pomeriggio, fosse un pomeriggio di trepidante estate o d’inverno silente, fosse tempestato di pioggia o vibrato dal vento, fosse un lunedì, un martedì o una domenica, fosse natale o il 2 novembre, ogni cazzo di pomeriggio, era battezzato dai rintocchi naftalinici delle campane di paese prima e dalle scatarrate dello zio, dopo. Cristina, si chiedeva e se lo era chiesta per tutta l’infanzia, se non esistesse una banca del catarro, un mercatino, un posto dove poter vendere non solo il catarro ma anche lo zio. Se lo era chiesto in vari momenti della sua crescita, compreso quello dell’età difficile, in cui era solita dopo pranzo, chiudersi nella sua stanza da figlia unica a tormentarsi il clitoride con le sue mani scarabocchiate da da 5 1/2 in compito di chimica. Ogni volta che le sembrava di poter accedere al significato della parola “orgasmo”, l’eco di una scatarrata prendeva le veci di un coito interrotto.
Lo zio testo di naked lunch