Il cielo in una stanza

scritto da askingit
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: Il cielo in una stanza
di askingit


Carlo uscì sulla terrazza dell’albergo nell’aria fredda di quel sabato mattina, guardò il lago e rabbrividì seppure portasse il giaccone imbottito, era l’atmosfera in generale che metteva freddo. L’aria era piena di nebbia che si alzava dal lago, era molto umido………..quasi tetro, guardò in alto e vide la sfera pallida del sole tra la nebbia, “Forse più tardi sarà bello” pensò.
Rientrò per fare colazione. Gli piaceva fare la prima colazione in albergo durante i fine settimana, era là per un convegno ma non era come quando si spostava per lavoro, aveva tempo e se anche fosse arrivato in ritardo nessuno si sarebbe accorto di nulla. Imburrò un fetta di pane nero, ci mese uno strato di marmellata e versò un po’ di latte nel caffè che si era portato al tavolo. Mangiando con gusto la sua fetta di pane e marmellata scorse i titoli dei giornali, sfogliò velocemente le pagine e andò a dare un’occhiata alla borsa, ahi meglio non averlo fatto, le cose andavano di male in peggio. Chiuse il giornale e sospirando si guardò intorno. C’era pochissima gente quel giorno di fine novembre: una coppia in un angolo, una coppia che guardò con invidia, mano nella mano facevano colazione guardandosi negli occhi, avevano ancora sul viso la notte d’amore trascorsa, occhi splendenti lei, un sorriso intrigante lui; due anziani tedeschi, almeno dall’aspetto sembravano tedeschi, parlavano ma il suono delle loro voci non arrivava fino a lui ed una donna sola in un angolo che sorseggiava un the con gli occhi fissi sulle pagine di un libro. Da dove era lui la vedeva di profilo, aveva lunghi capelli castani che le coprivano il viso, una figura snella, un cardigan rosso dal quale spuntavano i polsi ed il collo bianchi di una camicia. Si chiese quanti anni potesse avere ma dalla sua posizione non riusciva a capirlo. Si alzò e passando accanto alla sconosciuta inavvertitamente urtò e fece cadere lo zaino di cuoio che aveva attaccato alla spalliera della seggiola. Si chinò per raccoglierlo ed i suoi occhi incontrarono un paio di occhi , splendidi , neri, taglio lungo, ciglia folte ed un viso gradevole. Si scuso e la donna sorrise , il suo viso si accese di luce e diventò improvvisamente bellissimo, Carlo fu turbato da quella visione, bisbigliò qualche scusa e se ne andò al suo convegno.
Claudia sorridendo rimise la borsa al suo posto, tornò a voltarsi verso il tavolo e riprese in mano il libro, ma lo depose subito pensando all’uomo che aveva appena sfiorato la sua mano nel ridarle la borsa, era un uomo atletico, giovanile ma non giovanissimo , occhi penetranti, sorrise pensando a come era stato confuso della sua goffaggine. Sempre sorridendo chiuse il libro, finì il suo the, raccolse le sue cose ed uscì dall’albergo. La nebbia si stava alzando , la giornata prometteva bene, respirò quell’aria fredda e umida che le riempì i polmoni, alzò il bavero del cappotto e si incamminò verso il lago. Claudia si sentiva in fuga, aveva inventato una scusa con suo marito per passare questo fine settimana da sola, aveva bisogno di una pausa di riflessione, aveva bisogno di stare sola con se stessa. Lui non era un cattivo compagno ma era stanca della loro solita e squallida routine, voleva un scintilla di vita, un po’ di passione ma evidentemente dopo anni ed anni vissuti insieme c’era molto rispetto e molto affetto tra loro ma quella scintilla non sarebbe più scoccata. Ridacchiando tra sé e sé ripensò al brivido che aveva provato qualche minuto prima al contatto di quella mano sconosciuta, quanto piacevole fosse stato leggere ammirazione in quegli occhi di velluto, “Che sciocca sei”, si disse e riprese a camminare con maggiore energia.
Carlo tornò dal convegno poco prima di cena. Aveva incontrato diversi colleghi e conoscenti che lo avevano esortato a rimanere per la cena, ma si sentiva nervoso , inquieto, non aveva voglia di continuare a parlare di lavoro, aveva voglia di cambiarsi mangiare e poi una bella notte di sonno. Salì in camera fece una doccia, indossò un paio di jeans e una polo blu, si sentì meglio e scese a cena. Entrato nell’ampio salone si rese conto che era vuoto come al mattino, c’era la coppia di amanti nello stesso angolo e sempre mano nella mano, i due tedeschi avevano cambiato tavolo e c’era ancora la donna sola, anche lei aveva cambiato posto, era in un angolo, un tavolo accanto ad una grande vetrata e la sua figura era incorniciata dal lago scintillante sotto la luna. Un cameriere si avvicinò e lui gli chiese di aspettare, continuò a guardare la donna e poi si mosse nella sua direzione. Si avvicinò al tavolo, lei non aveva ancora iniziato la cena, aveva le mani incrociate sul tavolo e guardava fuori , guardava verso il lago che sembrava cavalcato da mille lucciole.“Mi scusi, vedo che e’ sola ed anch’io sono solo, pensa che possa cenare con lei, sempre che non aspetti qualcuno?” Lo guardo in silenzio e vide il suo viso coprirsi di un leggero rossore. “No, non aspetto nessuno” non disse altro ma rimase a fissarlo, Carlo rimase in piedi imbarazzato “Posso sedermi?” la donna sorrise e lui rivide quel viso illuminarsi di nuovo “Si prego”. Sedendosi allungo la mano tesa verso di lei “Sono Carlo Leoni, piacere e mi scusi per la faccia tosta” “Claudia, e’ scusato.” Senti la mano fragile di lei tra le sue ed un brivido lo percorse.
Claudia aveva paura di avere il viso in fiamme, sentiva uno strano calore intorno al viso, era sorpresa di trovarsi seduta a cena con lo sconosciuto che aveva incrociato la mattina. Doveva ammettere che durante tutto il giorno qualche volta le era venuto in mente , aveva ripensato ai loro sguardi che si erano incrociati ed alle loro mani che si erano sfiorate. Guardandolo si rese conto che non aveva sbagliato nell’occhiata veloce che aveva dato al mattino, era un uomo intorno ai cinquanta , affascinante, bella voce , con una bella stretta di mano vigorosa. La loro conversazione ebbe un inizio stentato, Carlo disse cosa ci faceva in quel periodo in un posto come quello e spiegò perché non fosse sceso nell’albergo insieme a molti colleghi, Claudia raccontò una bugia sul perché si trovasse là da sola, disse qualcosa a proposito di mercatini dell’antiquariato………..ma nonostante l’avvio stentato la conversazione prese ben presto prese vita, la serata volò via in fretta. Parlarono, discussero , risero, alla fine si accorsero che non c’era più nessuno nel salone e sentirono lo sguardo gelido dei camerieri. Claudia riacquistò la lucidità e disse “Meglio andare a dormire, rischiamo di essere linciati”, andarono a prendere le chiavi delle stanze, erano silenziosi e tra loro era sceso uno strano imbarazzo. Sull’ascensore non parlarono e non si guardarono, arrivati al piano si avviarono lentamente verso le rispettive stanze, i passi attutiti dalla moquette sempre in silenzio sembrava non avessero più niente da dirsi. Claudia arrivò per prima, mise la chiave nella porta e la socchiuse, si girò verso Carlo e tendendo la mano disse “Buonanotte Carlo, grazie per la bella serata, rischiava di essere una serata monotona, ma con la tua “faccia tosta” hai impedito che fosse così” e scoppiò in una risatina leggera, Carlo la guardò sorridendo, le strinse la mano e la guardò dritta negli occhi. Ci lesse quello che pensava fosse nei suoi, l’attirò a sè e la baciò. Claudia rispose al bacio, con la bocca dischiusa e gli occhi chiusi, sentì che non era suo la bocca a rispondere al bacio ma tutto il suo corpo era proteso, si staccò e da lui e lo guardò. Lui vide due labbra schiuse , gli occhi semichiusi e due piccole fiamme che vi splendevano, fece per parlare ma quel viso cambiò espressione, si gelò. “Buonanotte” disse Claudia ad occhi bassi, temeva che Carlo potesse leggere il desiderio nei suoi occhi, spinse la porta della stanza ed entrò senza guardalo, lui la segui, chiuse la porta dietro di loro, le poggio le mani sulle spalle , la fece ruotare su se stessa e la baciò di nuovo. Fu un bacio pieno di passione, i loro respiri si fecero ansanti, erano al buio nessuno dei due vedeva l’altro, ma erano due fiaccole accese sulla porta della stanza. Carlo spinse Claudia verso il letto, delicatamente la fece distendere continuando a baciarla e sbottonandole la camicia, senti sotto le mani il suo seno, pieno, si abbassò e prese delicatamente tra le labbra uno dei capezzoli, lo baciò, lo leccò e poi succhiò con tutta l’avidità che sentiva in corpo di possedere quella donna. La sentì gemere ed inarcarsi tra le sue braccia, passò all’altro seno ed intanto la spogliava e Claudia faceva lo stesso con lui. Pelle contro pelle, nudi , in pochi minuti erano uno tra le braccia dell’altro dimentichi di convegni, mercatini e di quello che entrambi avevano lasciato a casa. Erano avidi l’uno dell’altra, si frugarono, si baciarono con foga crescente, Carlo baciò furiosamente le orecchie, il collo, il seno di Claudia e sentiva il respiro di lei farsi sempre più veloce, le prese le mani intrecciò le sue dita a quelle della donna e stese le loro braccia a croce, la guardò negli occhi e vide intenso il desiderio di lei, lo voleva quanto la voleva lui, affondò il viso tra i suoi capelli e la penetrò. Fu dolce all’inizio, due corpi a ritmo di un valzer lento che sentivano solo loro, Carlo sentiva il profumo dei capelli di Claudia e si sentiva come rapito dal tempo stava perdendo il senso di sé e dello spazio, Claudia accarezzava la schiena il collo i capelli di Carlo ed aveva un’espressione estasiata sul volto. Poi il ritmo aumentò, Carlo alzò la testa e catturò lo sguardo di Claudia che non accarezza più la sua schiena ma la tormentava sempre meno dolcemente con le unghie, occhi negli occhi raggiunsero insieme l’orgasmo. Rimasero così due corpi vicini e svuotati , “Non posso dirle ti amo” pensò Carlo “ non e’ vero non amo questa donna, ma la desidero ancora non mi sento ancora sazio del suo corpo”. Claudia si sottrasse all’abbraccio del quale era prigioniera si mise di fianco e si poggiò su un gomito. Guardò a lungo il viso di Carlo, senza parlare con il respiro che lentamente riprendeva il suo ritmo lento, allungò una mano e scostò una ciocca di capelli sudati dalla fronte di lui, con il dito seguì la linea del suo viso, sfiorò la fronte, il naso, percorse tutto il perimetro delle sue labbra, il mento , gli occhi, sorrideva e sfiorava i suoi lineamenti, sorrideva e continuava a guardarlo, sorrideva e lo toccava come se fosse fatto di porcellana. Lasciò inerte la mano e avvicinò il viso a quello di lui, con la lingua rifece tutto il percorso che aveva fatto il dito, sentì il salato del sudore e piano , lentamente lo asciugò tutto, bevendolo , lui aveva gli occhi chiusi e sembrava ipnotizzato da quel tocco leggero ed impudico. D’improvviso non riuscì più a stare fermo, la prese tra le braccia e la immobilizzò sotto di lui, la bacio selvaggiamente , sembrava volerle succhiare l’anima e lei rispondeva con la stessa foga , con la sete non ancora spenta. La baciò lungo, poi passo alle orecchie, le bagnò, parlo piano dicendole cose sciocche senza senso e la fece sussultare con il suo fiato caldo, le baciò il collo, succhio i suoi capezzoli, fino a renderli turgidi, rigidi, dolenti, le baciò la pancia, i fianchi, arrivò al monte di venere, lo sfiorò con la lingua ma non indugiò da quelle parti, proseguì scendendo fino alle cosce aperte di lei, le baciò all’interno, le leccò, scese per le gambe arrivò ai piedi, leccando, baciando succhiando. Le poggiò le mani sulle ginocchia e, ormai inginocchiato sul pavimento la guardò. Claudia era distesa sulla schiena con gli occhi chiusi, respirava lentamente , i suoi capelli erano sparsi sulle lenzuola ed il suo corpo si offriva nudo al suo sguardo, complice la luna che illuminava la stanza, Carlo sentì ancora forte il desiderio, un desiderio cattivo , di possedere , di fare male, di distruggere, un desiderio che cercava di dominare ma che sentiva salire prepotente. Affondò la testa tra i ricci neri del pube di lei e morse con forza, lei urlò e tentò di fuggire ma lui la tenne stretta per le cosce e continuò a mordere ma sempre più dolcemente. Claudia, ancora indolenzita dal morso, sentì il tocco morbido della lingua di lui che si insinuava dentro di lei, chiuse gli occhi e ascoltò solo il suo corpo, sentiva i movimenti di lui , lenti, le sue lunghe e voluttuose leccate, lo sentiva entrare ed uscire baciarle le grandi labbra, succhiarle, entrare leccarla all’interno e sentiva i suoi umori scendere incontenibili, si mosse lentamente assecondando il ritmo di lui, si sentiva senza peso, come privata del corpo, aveva la sensazione che quel calore che sentiva tra le gambe fosse il centro dell’universo e lui incessante continuava ad entrare ed uscire lentamente dolcemente, era come un sogno…….poi la sua lingua leccò il clitoride, lei si inarcò e lui lo prese tra le labbra e succhiò con avidità come dal seno materno, succhiò via l’anima di Claudia la portò in alto , sempre più in alto là dove lei trovò intollerabile ogni resistenza e si arrese ad un lunghissimo e squassante orgasmo. Carlo tornò accanto a Claudia , la prese tra le braccia e si guardano negli occhi velati di stanchezza e di soddisfazione, lui la baciò su entrambe le palpebre e le sorrise, lei chiuse gli occhi e si rannicchiò contro di lui. Si addormentarono allacciati, gambe tra le gambe, non una parola era stata detta.
Carlo si svegliò durante la notte , guardo l’orologio sul comodino e vide che erano le 4 e 20, sentì il respiro di Claudia e si voltò a guardarla, dormiva serena , resa completamente indifesa dal sonno , il suo viso aveva quell’espressione che aveva visto quando sorrideva , era senza protezioni , senza barriere. Gli venne voglia di toccarla , di stringerla, di svegliarla , di parlarle ma si sentì sciocco, si alzò ed andò in bagno. Quando rientrò nella stanza si rese conto che era sveglia, si era alzata e la sua figura era stagliata contro la finestra, guardava il lago. Le arrivò alle spalle e le cinse la vita, lei non si mosse si appoggiò , solo , a lui. Insieme guardano il lago, tranquillo sotto la luna, c’era poca nebbia e tante stelle in cielo. La baciò sull’incavo tra collo e spalla e respirò il leggero profumo di lei, respirò ancora più profondamente con le narici dilatate per fermare nella sua mente quel momento, quel profumo. Lei appoggiò la testa contro di lui, sempre guardando il lago, e si mosse piano tra le sue braccia, Carlo sentì il suo corpo reagire sentì rinascere il desiderio, succhiò i lobi di lei , li leccò e soffiò e la senti reagire, scese con le mani e le cinse il bacino e la piegò contro di sè, sentì la reazione di lei, il suo fiato affrettato e si eccitò sempre di più, guardo la sua erezione e poi penetrò Claudia da dietro. Lei fu percorsa da una scossa “No, Carlo , no” ma non si spostò e i suoi no divennero sempre più deboli, Carlo divenne incalzante dentro di lei, Claudia si mordeva le labbra ad occhi chiusi ma seguiva il suo ritmo sempre più ansante, non lo stavo respingendo , lo sentiva , lo voleva , si sentiva posseduta completamente da quell’uomo. Giunsero insieme all’orgasmo Claudia urlò ormai spinta contro la finestra completamente appannata dal suo fiato le mani , a palmo aperto, in alto verso il cielo pieno di stelle.
Claudia si svegliò con la luce del giorno negli occhi, guardò fuori ma vedeva solo il cielo limpido senza una nuvole e le cime degli alberi mosse dal vento. Si voltò ma non vide Carlo accanto a sé, si alzò ed andò in bagno , tornado guardò ancora fuori , era una bella giornata limpida ma sembrava molto fredda, si strinse le braccia al petto era nuda e aveva freddo, si volse verso il letto e lo vide scomposto, i cuscini sparsi, no, non aveva sognato nulla, Carlo era stato davvero là con lei, era proprio successo. Sentì bussare con leggerezza alla porta “Si, chi è?” chiese speranzosa “Servizio in camera.” Corse a mettersi la camicia ed andò ad aprire. Sulla porta c’era Carlo con un enorme vassoio tra le braccia, lei sorrise e lui ricambiò il sorriso. Entrò e poggiò il vassoio sul letto, la prese tra le braccia e la baciò. La allontanò da sé e la guardò “Ehi ma se fosse stato una cameriere? Tu vai sempre ad aprire la porta vestita così?” Lei rise di gusto e gli lanciò un’occhiata maliziosa “Si perché che c’e’ di male, anzi lo avrei fatto entrare e…………………..” non continuò la frase perché la cuscinata di lui glielo impedì. Risero come due ragazzini abbracciandosi. Fecero colazione seduti sul letto, c’era ogni ben di Dio, latte caffè spremute, panini, cornetti, affettato, burro, marmellata, parlarono del tempo e della possibilità di andare a fare due passi fuori, sul lago, ma guardandosi capirono che non avevano nessuna voglia di passare la giornata in quel modo. Carlo allungò la mano verso il viso di Claudia le tolse qualche briciola che aveva intorno alle labbra, lo fece delicatamente, con dolcezza, era solo l’inizio di una lunga carezza che iniziò da lì e finì sotto la camicia di Claudia. Lei spostò il vassoio in un posto più sicuro tornò verso di lui arrivandogli alle spalle, lo cinse con le braccia ed iniziò la sua esplorazione personale del corpo del lui. Iniziò dal collo e lo leccò dovunque e intanto aveva messo una mano tra le sue labbra e lui succhiava avidamente le sue dita, gli tolse la maglietta e leccò il torace i fianchi succhio i suoi capezzoli , gli aprì la lampo dei jeans , scostò gli slip e prese tra le mani il suo membro turgido, lo baciò piano “Ehi, ciao, buongiorno, portatore di gioia”, poi lo sfiorò con le labbra, stuzzicò il buchino con la lingua e alla fine cominciò ad leccarlo facendolo entrare ed uscire dalle sue labbra. Aveva i denti leggermente allentanti e Carlo sentiva come un brivido ogni volta che passavano leggeri su di lui, aveva gli occhi chiusi, la testa riversa indietro con le mani teneva stretta la nuca di Claudia regolando il ritmo del suo andare e venire. Lei succhiava, leccava, entrava piano con la punta della lingua nel suo buchino, e lui fremeva sempre di più , quando sentì che non poteva più fermarsi strinse Claudia contro di sé e sparse il suo seme sul suo viso, tra le sua labbra, nella sua bocca.
Lei continuò a coccolarlo fino a quando lui non l’attiro’ a sé e si baciarono mischiando la loro saliva ed il suo seme.
Passarono il tempo a letto, fecero l’amore ancora due volte , mangiarono quel che era rimasto nel vassoio, risero e riempirono il letto di briciole, lui ad un tratto la guardò e scoppiò a ridere “Signora………..lo sa che lei e’ molto buffa con quell’aria seria sul viso , quel baffo di sperma sulla fronte e quella marmellata su seno e sulla pancia là dove mi sono dimenticato di leccargliela via, posso rimediare?” lei rise con lui e corse a specchiarsi, rise si pulì e si girò a guardarlo , lui era sul letto, spettinato, gli occhi assonnati la barba un po’ lunga, lo desiderò ancora ma disse “Io non so tu, ma io devo prepararmi per partire”, lui fu come percorso da una scossa, aveva dimenticato tutto e tutti e bruscamente quel richiamo alla realtà lo raggelò. Si misero d’accordo per tornare insieme, lui dovette insistere molto per non farle prendere il treno, tornavano nella stessa città, con la promessa che l’avrebbe lasciata al primo posteggio di taxi che avessero incontrato, si lasciarono per rimettersi in sesto , una doccia, rifare le borse.
La macchina procedeva lentamente, Carlo non aveva molto voglia di tornare alla sua vita, non era una vita brutta, tutt’altro, amava sua moglie e suo figlio, ma quella donna lo aveva proprio scombussolato, in macchina sentiva il suo profumo leggero aleggiare erano in silenzio ma sentiva la sua presenza accanto a sé , lei guardava fuori tenendo le mani in grembo, tacevano e non si sfioravano. In vista del casello autostradale lui mise la freccia ed accostò in una piazzola d’emergenza “Che succede?” chiese Claudia “Niente. Volevo solo salutarti , un ultimo saluto”. L’attirò a se e la baciò, la tenne stretta tra le braccia fino a quando non riuscì a portarla dalla sua parte a cavallo su di lui continuando a baciarla, era sopra di lui a gambe divaricate, la gonna alzata i capelli sul viso. Si baciavano avidamente Claudia aveva le mani sul suo viso e lo teneva saldamente e la sua bocca era completamente affondata in quella di lui, si mischiavano i loro respiri sempre più affannosi , Claudia si staccò da lui quando sentì che si era slacciato i pantaloni e la frugava sotto gli slip “Carlo ti prego , passano le macchine, ci vedono” lui rispose roco “Non mi importa che vedano, ti voglio ancora” lei protestò ancora ma con voce sempre più debole e alla fine la sua voce divenne appena un sussurro quando lui la penetrò e lei si sentì completamente piena di lui, iniziarono a muoversi insieme dimentichi di quello che c’era intorno a loro e di chi li potesse vedere, lei lo cavalcava con velocità sempre crescente e Carlo si abbandonò completamente al suo ritmo fino a quando si strinsero affannosamente in un orgasmo violento e sul viso di Carlo cadde una piccola , unica, lacrima di Claudia mentre lei lo guardava sorridendo.
Arrivati in città lui si fermò al primo posteggio di taxi, si guardano e senza una parola Claudia scese, la vide salire sul primo taxi della fila ed andare via, rimase fermo qualche minuto respirando lentamente con gli occhi chiusi , sentiva il profumo di lei nelle narici e i suoi pensieri erano pieni di quei due giorni vissuti quasi in maniera irreale,
ripartì e si avviò verso l’ufficio pensò che era meglio mettere qualche ora tra quella donna ed il suo ritorno a casa.
Claudia rientrò nella casa buia , aveva voglia di una doccia, delle sue cose intorno si sentiva destabilizzata. Restò a lungo sotto il getto della doccia mentre i suoi pensieri vagavano liberi, lasciò che il getto caldo dell’acqua le togliesse di dosso l’odore di sesso che aveva, lasciò che il tempo scorresse quasi imbambolata dimentica del mondo. Quando uscì si asciugò in fretta mise una tuta e legò i capelli a coda di cavallo, andò in cucina per preparare la cena, un’occhiata all’orologio la fece muovere velocemente tra poco suo marito sarebbe rientrato ed era abituato a trovare la tavola apparecchiata e la cena quasi pronta. Senti il rumore della porta e chiamò “Sei tu??” le giunse la voce di suo marito “Si, come va? E’ andato bene il tuo week end?” Claudia sentì le sue guance diventare di fuoco e ,anche se lui non poteva vederla, abbassò gli occhi. Finì di preparare la cena , lo chiamò e mangiarono quasi in silenzio con la tv accesa ed le notizie del telegiornale che scorrevano, alla fine Claudia parlò “Come e’ andato il convegno, interessante? Spero non ce ne siano altri in vista…………mi sei mancato!” Carlo la guardò “E’ stato molto interessante sì , molto. Probabilmente ce ne sarà un altro tra tre settimane.” Si alzò ed andò in salotto , seduto sulla poltrona rilassato respirò profondamente e sentì quel profumo che aleggiava, sorridendo allargò le narici per prenderne quanto più poteva. Claudia in cucina mentre preparava la lavastoviglie sorridendo pensava “Bene tre settimane per scoprire dove andrà in quale albergo scenderà…………….sarà molto molto divertente……….e non l’ho mai deluso non ho mai sbagliato un appuntamento.”
Il cielo in una stanza testo di askingit
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