Sarà che la notte Un tempo rifugio della memoria Felice Scorre Inesorabilmente lenta Nel suo nero fluire Scossa solamente Dall’apatico fragore di risacca salata, Sarà la quiete dell’alba seguente Offuscata da nubi grigie invernali, Potrà essere la monotonica voce La mia Che interloquisce solinga nella ragione solitaria, Sarà perché i ricordi precedono i miei sogni Che la vita per me S’attesta Su una sequenza meditata di tempo. Non più su ore: Diabolica invenzione Sovvertitrice di naturali ritmi Che oscurano i sensi. Il volgere d’una dimensione Tutta umana Assorbe il mio essere Che galleggia su onde mistiche Al suono di musiche orfiche Sbattuto da un giorno a un altro Senza comprenderne più La sottile differenza intercorrente Annullando ogni mentale cronologia. Gli attimi s’inseguono da soli Senza esserne determinati Individuati E tutto corre senza spostarsi Come se ogni cosa Obbedisse a un movimento impresso Ma fosse immobile. Paralisi d’istanti come fugaci batter di ciglia D’un timido passero Che non trova briciole su freddi davanzali Vuoti di esseri privi anche di luce. E perdo così Insieme alla mia Anche l’immagine del Tempo.
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