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Mi hai sussurrato dal fondo del cranio,
tra le ossa spezzate e il sapore del danno,
eri fango che urla nel petto serrato,
la lama che canta nel fianco bucato.
....
Libertà, bastarda, ti ho amata davvero,
ti ho scritto sui muri col sangue più nero,
ti ho gridata nei cessi, nei vicoli ciechi,
ti ho cercata nei corpi, nei pugni, nei ciechi.
....
Mi hai promesso la fine del guinzaglio,
ma hai stretto più forte, col sorriso da paglio,
eri sputo, benzina, piacere e veleno,
eri tutto — e sei sparita nel niente più pieno.
....
Ti ho vista nei morti, nei piedi nudi,
nei denti spezzati, nei morsi crudi,
eri febbre, eri dio, eri puttana e madre,
eri il mostro che bussa quando il cuore cade.
....
E adesso?
Silenzio.
Solo silenzio.
....
Ti chiamo con la gola disfatta,
con le vene svuotate, la faccia spaccata,
ma tu...
niente.
Né sussurro, né ruggito, né graffio che mente.
....
Mi hai lasciato in un mondo che mastica vetro,
che sorride soltanto se ti vede indietro,
che ti compra un ideale e te lo vende in saldo,
e intanto ti toglie il respiro dal caldo.
....
Ti sentivo sotto pelle come un animale,
ora sei un eco morto, un odore banale.
Una parola sbiadita su un manifesto strappato,
un sogno svuotato, un cuore impiccato.
.....
Libertà, ti sei mutata , o sono io che son cieco?
Hai mai esistito? O eri solo un trucco bieco?
Un mantra per illusi, un bisturi nella gola…
E adesso m’inghiotte la notte più sola.
.....
Nessun suono.
Nessun Dio.
Solo il mio
silenzio...