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19 marzo 2025
Caro diario,
Ho scavato ancora, e questa volta ho trovato il pezzo mancante del puzzle. Quello più terribile.
Maria Gualtieri non era stata solo rinchiusa. Era morta lì dentro.
Lo avevo sospettato, ma vederlo con i miei occhi è stato tutt’altro che facile. Sono tornato alla villa con una sensazione strana, come se l’aria stessa mi stesse avvertendo di ciò che avrei trovato. Con me era presente il maggiore Casale e, guarda caso, anche il Commissario Capo Joel Ferrél. Ci siamo addentrati di nuovo nel passaggio segreto, quella galleria soffocante che sembrava stringersi sempre più attorno a noi. Ero determinato a esaminare ogni angolo, perché sapevo che qualcosa ancora sfuggiva alla mia comprensione.
Poi, mentre passavo la torcia sulle pareti umide della piccola stanza in cui avevo trovato la sedia, ho notato una crepa insolita su un lato della parete. Un punto in cui i mattoni sembravano meno stabili, come se fossero stati posati con più fretta, con meno cura.
Ci siamo avvicinati, ho passato le dita sulla superficie fredda e ho dato un colpetto leggero. Il suono era vuoto. C’era altro dietro.
Joel ha cercato un attrezzo, qualcosa per rimuovere quei mattoni, e alla fine ha trovato un vecchio ferro da camino abbandonato in un angolo polveroso. Con pazienza e una crescente ansia da parte mia, ha iniziato a scavare, rimuovendo un mattone dopo l’altro. La polvere ci riempiva i polmoni.
Fino a quando abbiamo visto le ossa. Non c’erano dubbi. Sotto vecchi teli logori e ricoperti di polvere, c’erano resti umani. Fragili, dimenticati, nascosti. Maria non era mai uscita da quella stanza. Era stata murata lì dentro. Un brivido mi ha percorso mentre realizzavo l’orrore di quella scoperta. Qualcuno l’aveva rinchiusa, lasciandola morire. Non di una morte veloce, ma lenta, terribile. E poi aveva tentato di cancellare ogni traccia, seppellendo la verità nel silenzio di quelle mura.
Le pareti sembravano ancora vibrare di una memoria antica, un’eco di dolore e ingiustizia rimasta intrappolata lì per decenni.
Avevo bisogno di risposte. Mi sono girato verso Joel.
"Cosa abbiamo trovato?"
“La casa ricorda.” Ha detto semplicemente fissando il muro. “Ora tocca a te raccontare la sua storia.”
Non posso dimenticare ciò che ho visto. Non posso ignorare ciò che la casa mi ha mostrato.
Chi aveva murato quel passaggio voleva che la verità restasse sepolta. Che nessuno scoprisse cosa fosse successo davvero a Maria Gualtieri.
Ma le case parlano. Le mura assorbono il dolore, il tempo non cancella i crimini. E ora la verità è venuta a galla. Dopo tutti questi anni, Maria potrà avere giustizia.
Ma c’è una domanda che ancora mi tormenta.
Se Maria non era sola…
20 marzo 2025
Caro diario,
È finita. O almeno, così sembra.
La polizia ha confermato quello che ormai sapevo: il corpo ritrovato dietro il muro apparteneva a Maria Gualtieri. Dopo quarantatré anni, il suo destino non è più un mistero. Eppure, la verità che è emersa è ancora più terribile di quanto avessi immaginato.
Maria non era morta di cause naturali.
L'autopsia ha rivelato segni di violenza sulle ossa, fratture guarite male e altre mai guarite affatto. È chiaro che prima di essere stata murata viva, aveva sofferto. Quell’orrore si era consumato tra le mura della villa, nascosto nel silenzio e nell’ombra, mentre il mondo andava avanti senza sapere nulla.
Ma chi era stato? Chi l'aveva ridotta così?
Gli agenti hanno cercato nei registri e sono riusciti a rintracciare un lontano parente di Maria, un cugino ormai anziano che, con voce spezzata, ha raccontato una storia che la famiglia aveva cercato di dimenticare.
Maria, a quanto pare, si era innamorata della persona sbagliata. Un uomo violento.
All’inizio, sembrava un normale corteggiamento. Ma con il tempo, quell’uomo – di cui il cugino ricordava solo il cognome, Gualtieri, lo stesso che Maria aveva preso dopo il matrimonio – aveva mostrato la sua vera natura. Un uomo possessivo, crudele. Quando Maria aveva trovato il coraggio di lasciarlo, era scomparsa nel nulla.
La famiglia aveva sempre sospettato di lui, ma non c’erano mai state prove.
Il marito aveva dichiarato che Maria lo aveva lasciato, che se n’era andata una notte senza avvisare nessuno. La polizia aveva indagato per un po’, ma senza tracce, senza testimoni, il caso si era chiuso.
Maria Gualtieri era diventata solo un nome tra i dispersi. Quattro anni dopo la sua scomparsa, il marito venne trovato morto per infarto nel giardino della villa. Ecco perché Joel aveva detto che non era sola… Ora, quarantatré anni dopo, la villa ha restituito il suo segreto.
Ho lasciato che la polizia facesse il suo lavoro, raccogliendo prove e documenti. Sapevo che il caso sarebbe finalmente arrivato sulle scrivanie giuste, che qualcuno avrebbe cercato di dare giustizia a quella donna dimenticata dal tempo.
Eppure, mentre camminavo per la villa un’ultima volta, sentivo ancora un’energia strana attorno a me. Come se le pareti trattenessero un ultimo respiro, un ultimo frammento di memoria.
Mi sono fermato nel corridoio principale. Le mura, che per giorni avevano sussurrato, tremato, risposto alle mie domande, erano immobili.
Ho allungato la mano e ho sfiorato la superficie fredda e ruvida del muro.
"Riposa in pace, Maria," ho sussurrato.
E per la prima volta da giorni, la casa è rimasta in silenzio.
Un silenzio diverso.
Non quello carico di segreti e ombre, non quello che tratteneva le grida del passato. Era un silenzio sereno, quasi… sollevato.
Ho capito in quel momento che la villa non aveva più nulla da dire. Il suo segreto era stato rivelato, il suo dolore finalmente riconosciuto.
E così, me ne sono andato.
L’aria fresca della collina torinese mi ha riempito i polmoni mentre camminavo verso la macchina. Il cielo era di un azzurro limpido, il sole filtrava tra gli alberi con una dolcezza che sembrava stonare con l’orrore scoperto lì dentro.
Ma forse, anche la casa aveva bisogno di luce.
Mentre rientravo in ufficio, ho sentito una leggera vibrazione nel mio zainetto. Il diario. Mi sono fermato. L’ho aperto, aspettando che l’inchiostro comparisse da solo sulla pagina, come sempre accade quando Joel vuole parlarmi.
Dopo qualche secondo, poche parole hanno preso forma.
Ora riposa.
Non sono sicuro se si riferisse a Maria, alla casa, o a me stesso. Forse a tutti noi.
21 marzo 2025
Caro diario,
Oggi, all’ora di pranzo, la mia giornata ha preso una piega inaspettata. Stavo rientrando nel mio studio quando, proprio davanti all’ingresso, ho visto una donna cadere rovinosamente sul marciapiede. Non una semplice caduta, ma di quelle che ti fanno trattenere il respiro per il dolore altrui.
Mi sono precipitato ad aiutarla. Era una donna bellissima, di una bellezza elegante e magnetica, con lunghi capelli castani e occhi scuri che, anche nel dolore, avevano un’intensità incredibile. Il suo viso, delicato e raffinato, era incorniciato da ciocche ribelli che il vento si divertiva a scompigliare.
"Va tutto bene?" le ho chiesto, mentre cercavo di aiutarla a rialzarsi. Lei ha sorriso, seppur con una smorfia di dolore.
"Credo di essermi fatta male alla caviglia..." ha risposto con voce dolce, quasi imbarazzata.
L’ho guardata con attenzione: teneva il piede sollevato, e il dolore era evidente dalla tensione sul suo volto. Non potevo lasciarla lì, così, senza pensarci troppo, le ho offerto il mio aiuto.
"Se vuole, posso accompagnarla al pronto soccorso," ho detto. Lei mi ha fissato per un attimo, forse sorpresa dalla mia gentilezza, poi ha annuito.
Mentre la aiutavo a camminare fino alla mia auto, ho notato la delicatezza dei suoi movimenti, la grazia innata che sembrava non abbandonarla nemmeno in quel momento di difficoltà. Una volta seduta, mi ha guardato con un sorriso di gratitudine. "Grazie. Non capita spesso di trovare qualcuno così disponibile."
Ho scrollato le spalle con un sorriso.
"Diciamo che oggi ero al posto giusto nel momento giusto."
Durante il tragitto verso il pronto soccorso, abbiamo iniziato a parlare. Si chiama Viola Delfaro. Un nome che le si addice perfettamente, elegante e sofisticato. Ha una voce melodiosa, con un tono leggermente ironico che rende ogni sua frase più interessante. Ho scoperto che lavora come illustratrice di libri per bambini e che, proprio oggi, stava andando a un incontro importante quando è inciampata in una piccola crepa del marciapiede.
"Una caduta spettacolare," ha commentato con un sorriso. "Se solo avessi avuto un pubblico pagante, avrei potuto farci un bel guadagno."
Ho riso. C’è qualcosa in lei che mi incuriosisce. Una leggerezza nelle parole che contrasta con la profondità del suo sguardo.
Arrivati al pronto soccorso, ho insistito per restare con lei fino a quando non fosse stata visitata. Dopo un’attesa non troppo lunga, il medico ha confermato che si trattava solo di una lieve distorsione. Nulla di grave, ma avrebbe dovuto stare a riposo per qualche giorno.
Quando finalmente è uscita dalla sala visite, con una fasciatura alla caviglia e una stampella sotto il braccio, mi ha rivolto un sorriso stanco ma sincero.
"Grazie per avermi accompagnata," ha detto. "Davvero, non tutti lo avrebbero fatto."
"Non è stato un problema," ho risposto. "Anzi, è stata una piacevole distrazione dalla mia solita routine."
Lei mi ha guardato con curiosità.
"E cosa fai di solito?"
Ho esitato un attimo prima di rispondere.
"Sono un investigatore."
Viola ha sollevato un sopracciglio, chiaramente intrigata.
"Oh, quindi sei abituato a misteri e intrighi. Scommetto che la mia caduta non rientra tra i casi più complessi su cui hai lavorato."
Ho riso.
"Decisamente no, ma devo ammettere che è stato uno degli incontri più interessanti degli ultimi tempi."
Ci siamo salutati con un sorriso, e mentre la osservavo allontanarsi zoppicando leggermente, ho sentito una strana sensazione. Una sorta di elettricità nell’aria, come se quell’incontro non fosse stato un semplice caso.
Ora, mentre scrivo queste righe, non posso fare a meno di pensare a lei. C’è qualcosa che mi ha colpito, qualcosa che va oltre la sua bellezza o la sua ironia. Forse è il suo modo di affrontare le difficoltà con leggerezza, o forse è quel suo sguardo che sembra nascondere storie ancora tutte da raccontare.
Chissà se la rivedrò. Dopotutto, la mia vita ruota attorno a omicidi e misteri, non a incontri fortuiti e conversazioni leggere.