Contenuti per adulti
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28 marzo 2025
Caro diario,
Oggi mi sono diretto, di nuovo, a casa di Marco con un'idea ben precisa in testa.
Questa volta ho un obiettivo: cercare qualcosa nella sua auto. Non so esattamente cosa mi aspetto di trovare, ma un presentimento mi spinge ad agire.
Apro la portiera con cautela e inizio a frugare. Guardo nel vano portaoggetti, sotto i tappetini, tra i sedili.
Nulla di significativo, almeno all'apparenza. Ma poi, sotto il sedile del passeggero, noto un foglio stropicciato. Lo apro con cura e leggo il contenuto: è una ricevuta di pagamento.
L'intestazione mi colpisce subito: "GoldBet". Il nome non mi è nuovo, lo associo immediatamente al mondo delle scommesse. Già questo sarebbe sufficiente a farmi preoccupare, ma è la cifra riportata a farmi sbalordire: 200.000 euro.
Rileggo il numero più volte, sperando di aver commesso un errore. No, è proprio quella la cifra. Troppo alta per un semplice passatempo, troppo alta per essere ignorata.
Giro il foglio tra le mani, e sul retro scorgo una scritta a penna. L'inchiostro nero sembra premuto con forza sulla carta, come se chi lo ha scritto fosse sopraffatto da un'emozione intensa.
Le parole mi trafiggono come lame:
"Non posso più andare avanti. Mi dispiace."
Resto fermo, paralizzato. La mia mente si riempie di domande, di scenari inquietanti. Marco era davvero nei guai. Questa non era una semplice difficoltà economica, ma una disperazione che si era fatta parola, incisa su quel pezzo di carta come un ultimo grido d'aiuto.
Mi chiedo da quanto tempo Marco fosse in quella situazione. Aveva provato a parlarne con qualcuno? Aveva chiesto aiuto? Oppure aveva nascosto tutto, soffrendo in silenzio?
Chiudo gli occhi per un attimo, tentando di ragionare con lucidità. Il gioco d'azzardo rovina vite, e Marco sembrava esserne caduto vittima. Ma perché una cifra così alta? Aveva tentato un ultimo colpo di fortuna per risolvere qualche debito precedente? Oppure ha semplicemente perso il controllo, trascinato da una spirale autodistruttiva?
29 marzo 2025
Caro diario,
Mi sono svegliato con la testa piena di domande e allora ho deciso di scrivere a Joel. La sua risposta mi ha fatto riflettere:
La verità non è mai nascosta a lungo. Hai tutti i pezzi. Devi solo metterli insieme.
Ho ripensato al biglietto di Marco. Non è una confessione di omicidio, ma un grido d'aiuto. Marco voleva che sapessi che la sua morte non è stata casuale. Non perché sia stato ucciso, ma perché qualcuno lo ha spinto al limite.
Aveva provato a resistere, a trovare una via d'uscita. Le ricevute di scommesse, i debiti crescenti, le persone che evitava negli ultimi giorni: ogni cosa puntava nella stessa direzione. Marco era in trappola. Qualcuno lo stava schiacciando con il peso delle sue scelte sbagliate, e lui non aveva trovato altra via se non la resa.
Ma resa o no, c'era qualcuno dall'altra parte di questa storia. Qualcuno che aveva preteso qualcosa da lui, che lo aveva incastrato, forse manipolato. Non era un semplice caso di disperazione personale. Marco aveva paura. Paura di chi?
La risposta è sicuramente nel giro di scommesse in cui si era infilato. Forse aveva perso denaro con le persone sbagliate. Forse era arrivato a un punto in cui doveva ripagare un debito impossibile e la sua unica opzione era stata scappare. O peggio, fare qualcosa per loro.
Joel ha ragione. Ho tutti i pezzi. Ora devo capire come incastrarli.
Decido di tornare al bar dove Marco scommetteva. Il proprietario mi ha guardato con diffidenza quando sono entrato.
“Ancora qui?” mi ha chiesto, asciugandosi le mani su uno straccio sporco. “Ti ho già detto tutto quello che so.”
“E se non fosse vero?” ho ribattuto, posando sul bancone la ricevuta da 200.000 euro che ho trovato nell’auto di Marco.
Il suo sguardo si è fatto duro. Mi aspettavo che negasse di sapere qualcosa, ma invece ha sospirato e scosso la testa.
“Marco era nei guai. Grossi guai. E non poteva più uscire.”
“Con chi aveva a che fare?”
Il barista ha esitato, poi si è guardato intorno e ha abbassato la voce.
“Gente che non perdona. Ha provato a fare il grande colpo per ripagare un vecchio debito, ma ha solo peggiorato le cose. Loro lo volevano sistemare, capisci?”
“Lo hanno minacciato?”
“Non dovresti ficcare il naso in certe cose. Ti consiglio di lasciar perdere.”
Ma non posso lasciar perdere. Marco era mio amico.
Ora so che non era solo una questione di debiti: Marco era stato preso di mira. Qualcuno lo voleva morto. E questo significa che la sua morte potrebbe non essere stata una sua scelta.
Torno a casa e prendo di nuovo il diario.
Joel, Marco non è morto per caso. Qualcuno lo ha spinto fino al limite.
Se vuoi sapere la verità, devi trovare l'ultima persona che lo ha visto vivo. E scoprire cosa sa davvero.
Chi è stata l'ultima persona a vedere Marco? Qualcuno della sua famiglia? Un amico? O forse qualcuno che voleva assicurarsi che il suo silenzio fosse definitivo?
Ho bisogno di risposte.