Forma che non coincide

scritto da Paola7
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 9 ore fa • Revisionato 9 ore fa
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Autore del testo Paola7

Testo: Forma che non coincide
di Paola7

Ho guardato dentro di me e non era uno sguardo ma una caduta.     
                                                                                 
Non c’era un fondo, solo strati che si ripetevano, costruzioni che si sfaldavano mentre cercavo di riconoscerle.

E lì, tra uno strato e l’altro, lei.

Mi guarda come se mi avesse già visto cadere.

Sorride ma è un sorriso che arriva in ritardo, come se appartenesse a un momento che non coincide più con il suo volto.

“Non sei tu che scendi,” dice, o forse lo penso io prima che lei lo dica.

(ogni versione di me arriva sempre dopo l’errore che la genera)

I suoi occhi trattengono qualcosa. Non me. Qualcosa che mi somiglia prima di diventare me.

(come se esistesse una forma precedente a ogni riconoscimento)

Allungo la mano, ma il gesto non arriva fino in fondo. Si interrompe come se qualcuno lo ritirasse da dentro.

E lei già si sfalda.

Non cade: perde coerenza.

Il volto resta per un istante senza chi lo tiene insieme. Il sorriso si separa dagli occhi. Gli occhi smettono di guardare nello stesso punto.

(nessuna di noi coincide abbastanza da restare intera)

Poi un’altra.

Più indietro, o più sotto,  ma non è una distanza che posso misurare.

Ha il mio stesso modo di stare ferma quando tutto si muove.

“Arriverai anche qui,” dice.

Ma “qui” si sposta mentre lo dice.

(non c’è arrivo, solo versioni successive dello stesso smarrimento)

E anche lei cede.

Non come crollo, ma come dispersione.

Come se il suo corpo fosse fatto di decisioni che smettono, una a una, di reggere.

(e intanto qualcosa continua a guardare da fuori, senza forma, senza nome)

E allora il volo ma non vola niente, in realtà. Solo qualcosa che insiste nel salire e poi crolla, ancora, senza testimonianza.

Non è un movimento verso l’alto: è un errore che si ripete in verticale.

Le hai viste, ma non puoi trattenerle abbastanza da farne prova.

Ognuna ti precede di un istante che non raggiungi mai.

Cadere hic non est ruere, sed dissolvi per ordines qui non manent.

E se l’ordine non resta, non resta nemmeno ciò che chiami caduta.

E poi, tra le altre, una non si sfalda.

Non subito.

Resta.

Mi guarda senza fretta.

Non sorride.

“Non tutte cadono allo stesso modo,” dice.

Ma la voce non è solo sua.

(o forse sono io che la sto imparando mentre la sento)

Le altre si sono già ritirate.

Lei invece resta.

E nel restare cambia qualcosa.

Non in lei nel modo in cui la guardo.

Perché inizia a somigliarmi non prima di me, ma dopo di me.

Come una versione che non ho ancora perso.

Faccio un passo.

Il pavimento risponde in ritardo.

(qui il tempo non segue: osserva)

“Tu non stai cadendo.”

Questa volta non è una frase.

È una posizione.

E per un attimo funziona.

Per un attimo non crollo.

Poi capisco:

sto cadendo più lentamente.

E questo non salva.

Isola.

(la stabilità è una caduta senza testimoni)

E lì sento che qualcosa mi sta già descrivendo da fuori.

Non una voce.

Una funzione.

E allora il volo ma non vola niente, in realtà. Solo qualcosa che insiste nel salire e poi crolla, ancora, senza testimonianza.

(questa volta non è movimento: è selezione)

(qualcosa tiene, qualcosa lascia andare)

(e io non so più da quale parte vengo trattenuta)

E resto lì, in un punto che non è un punto, dove non mi riconosco e non finisco.

Feroce, sì, ma senza direzione.

Prede senza predatore.

Anonima non perché invisibile, ma perché ogni cosa che tenta di nominarmi perde presa mentre accade.

(non come attrito stabile, ma come attrito che si consuma)

Forma che non coincide testo di Paola7
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