Su “la rabbia e l’orgoglio” si sono versati fiumi d’inchiostro.
Forse troppi per un libro che ha venduto tante copie grazie ai morti delle torri gemelle e non certo per la lucidità di contenuti.
Si, perché Oriana Fallaci sarà anche una bravissima giornalista, una scrittrice virtuosa e una donna coraggiosa, ma in questo libro sacrifica verità storiche (e non solo) alla rabbia cieca e all’orgoglio più ottuso.
Verità storiche… Quello che ho detestato di più è stato il suo stracciare a tavolino la storia; il suo lavoro di bassa sartoria per accomodare le verità storiche alla figura odiosa dell’ignoranza.
Perché a una platea di ignoranti l’Oriana nazionale certamente si rivolge.
Non me ne vogliano tutti quelli che hanno goduto leggendo il primo anello della sua trilogia.
Sono certa che molti si sono fatti travolgere dalle macerie di Ground Zero e non hanno potuto o saputo riflettere.
Parto e finisco da un punto: l’accusa al Santo Padre.
Tracheotomie e influenze sono troppe per un vecchio papa, a cui tutto si può rinfacciare tranne l’etichetta di pavido.
La scure Fallaci si abbatte sulla mitra pontificia: chiedere scusa alle comunità arabe per le crociate è stata, mi si perdoni la licenza da bar, una cazzata. Di che si rammarica Giovanni Paolo? Di una guerra condotta da un popolo –quello arabo- di inguaribili invasori e sanguinari oppressori?
Il Papa ha sbagliato.
Fin qui l’Oriana-pensiero.
E ora si completi l’opera… Già, perché il Papa non doveva chiedere scusa solo al mondo arabo, ma alla comunità ebraica e a quella ortodossa. Perché le crociate iniziavano la loro opera di “evangelizzazione” prima ancora di giungere a destinazione.
Nel 1146 l’eremita francese Raoul “berciava” contro i nemici di Dio chiedendo vendetta. Gli Ebrei che non sono mai riusciti a scrollarsi di dosso il marchio di deicidi, durante la seconda crociata furono massacrati a migliaia. Tutti i bravi cittadini renani impugnarono spade e forconi per iniziare uno sport molto ben radicato in europa: l’olocausto del popolo d’Israele.
Per i cristiani eretici d’Oriente la mano non fu certo meno cruenta. Il 12 aprile del 1204, quando l’esercito crociato conquistò e penetrò a Costantinopoli, si diede al saccheggio, allo stupro e all’omicidio.
Così ci racconta Jean Masarites, metropolita di Efeso e inerme testimone:
“Dovunque, piazze, abitazioni, .., santuari divini e persino la Grande Chiesa di Dio (Santa Sofia) … furono invasi da ogni parte da guerrieri sconsiderati, portatori di gladio che respiravano l’omicidio; (…) saccheggiavano le Chiese, (…) oltraggiavano il sacro. (…) Strappavano i bambini alle madri, violentavano senza ritegno le vergini nelle sale consacrate. (…) Massacravano i neonati, uccidevano le donne temperanti, denudavano persino le donne anziane e le oltraggiavano. (…) Questo era il rispetto per le cose di Dio di coloro che portavano sulle spalle la Croce di Cristo!”
Da brava cicala (così la giornalista toscana definisce la massa di pavidi che non brucia il corano sulla pubblica piazza) mi permetto di frinire fra le onde del web e biasimare la tanto decantata Oriana. Pecca di malafede nella sua personalissima e faziosissima ricostruzione della storia dell’Islam. Semplifica e banalizza, umilia l’intelligenza per osannare il fanatismo.
E’ vero, qualche sprazzo di verità ce la concede: ammette i roghi eretti per Giordano Bruno, le camere di tortura dell’Inquisizione. Ma poi snocciola Leonardo e Michelangelo come calmieri di tante atrocità. Insomma, malgrado la barbarie rimaniamo la culla della civiltà con Fidia e il Partendone, della scienza con Galileo e Keplero, della musica con Mozart e Beethoven.
Peccato che la terra del romanticismo ha dato cattivissimi frutti; malgrado Goethe e Wagner, la Germania e l’Austria iniziarono un capitolo di distruzione e sangue che nessuna civiltà è riuscita ad uguagliare.
Nella convinzione di essere dalla parte del bene si può commettere il male più grande. In nome della giustizia, di Dio, della libertà dei lavoratori oppressi, dei valori decaduti, in nome di ciò che è giusto si sono ingrassati i mostri e i tiranni della storia.
Il conto in banca di Oriana scoppia dopo la tiratura record della sua trilogia. Una trilogia che per visione manichea e contenuti quanto mai fantasiosi assomiglia moltissimo a quella di Tolkien.
la storia secondo Oriana Fallaci testo di palomar