Al Caffè

scritto da Paolo Melandri
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Autore del testo Paolo Melandri

Testo: Al Caffè
di Paolo Melandri

Tutta quest'avida maramaglia in scarpette,
russe, inglesi, popoli estinti, coste lontane,
sciama nella notte di primavera.

I violini inverdiscono. Maggio è intorno all'arpa.
Le palme arrossano. Nel vento del deserto.

Rachele, l'orologino d'oro al polso:
difesa del sesso e minaccia al cervello:
nemica! Ma la tua mano è una terra:
dolcebruna, quasi eterna, nel respiro del grembo.

Arriva un affabile orecchino. In Corso Saffi.
I pallidi narcisi sono belli:
gialle le bocche aperte, il prato ai loro piedi.

O biondezza! O estate di una nuca! Oh,
quest'inverno di gomito che il gelsomino contagia!
Oh, io ti voglio bene. Ti accarezzo
le spalle. Senti, facciamo un viaggio:

sul Tirreno. Un micidiale azzurro.
I templi dorici. E gravide di rose
le pianure. Campi
muoiono di morte d'asfodelo.

Labbra desiose, colme come calici,
quasi esitasse il sangue al dolce luogo,
si effondono nel primo autunno di una bocca.

O fronte dolente! Tu malata, nel lutto
dei sopraccigli scuri! Sorridi, rischiarati:
i violini tracciano un arcobaleno.
Al Caffè testo di Paolo Melandri
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