E un, due, tre

scritto da AriaStoinov
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Uno spaccato di vita in una scuola di danza. Buona lettura
- Nota dell'autore AriaStoinov

Testo: E un, due, tre
di AriaStoinov

- Un, due, tre… E un, due tre… Signorina Martin, tenga dritto quel braccio destro… e un, due, tre… e un, due, tre… e un, due… ah! Domitille, per l’amor del cielo!-

Esclamò furioso il Maestro, il quale ritmo era stato interrotto da una nota sbagliata della sua aiutante.
Lei, che dava le spalle alla classe, seduta davanti al pianoforte, sussultò.
Non avrei escluso che si fosse appena destata dal sonno.
Domitille forse era diventata troppo vecchia per quel lavoretto, stare in quella sala, il pomeriggio, sentire la cadenza regolare del Maestro, il sole che la coccolava…
Le mie compagne ridacchiarono sotto i baffi per la sua maldestria.

- Dove eravamo rimasti ora, dove… dove eravamo rimasti…- borbottò il Maestro avvicinandosi ad una Domitille timorosa di nuovi rimproveri.
Sbirciò lo spartito, che pendeva goffamente verso la suonatrice, e lo spiegazzò per vederci meglio.

- Ah giusto. Giusto. Ragazze, ricominciamo dalla battuta precedente, dall’un, due, tre, forza, dall’un, due, tre… -

Il Maestro era un tipetto buffo, era molto basso, alto quasi quanto il bastone che portava sempre con sé.
Non ne aveva bisogno per camminare, no: diceva che gli serviva per indicare meglio le cose, per raddrizzare i nostri colli mentre passava tra le file delle ballerine, e, all’evenienza, per bacchettare le persone.

A volte mi stupivo di come potesse quell’ometto contenere tutta quella rabbia verso la povera Domitille.
Infilò una mano in tasca, mentre ci osservava critico.
Ogni tanto si destava dalle sue considerazioni, ripeteva un debole un, due, tre e ritornava a congetturare e a studiarci.
Spostò il vestito grigio in lino, che si ostinava a mettere anche nelle torride estati parigine.
Dalle porte bianche e alte fino al soffitto, iniziarono ad entrare in punta di piedi alcune mamme.
L’ora di lezione doveva essere finita o, comunque, essere agli sgoccioli.

Il Maestro, visibilmente infastidito, cercò di continuare coi suoi ritmi, ignorando uno starnuto, il frugare nella borsa, i tacchi sul parquet.
Ma quando l’angolo di fianco al pianoforte, dove genitori e balie erano rilegate, si affollò un po’ troppo, il Maestro si fece più duro nel suo scandire il ritmo.

-E un. due. tre. Uno.due.Tre. Okay basta, la lezione è finita - disse d’un tratto, facendo vibrare in aria una mano, indicandoci di andar via.
Tutte le mie compagne si librarono, candide piccole farfalle, dai proprio genitori, rompendo quella atmosfera sacra.

-Odette - mi sentii chiamare.
Alcune delle mie compagne si voltarono verso di me, guardandomi divertite.
Quelle piccole streghe non vedevano l’ora di sentire il Maestro sgridarmi.

-Si, Maestro? - risposi, mentre lui si avvicinava a me e puntava il bastone davanti a sé.
- Non sei venuta a lezione l’altra settimana. Nè quella prima -
- Lo so, mi dispiace molto Maestro…-
- Non devi scusarti con me -disse, appoggiando le braccia al bastone. - Sono solo preoccupato-
- E’ che…- iniziai, guardandomi intorno.
Valerie se ne stava lì, in disparte, con le orecchie tese, pensando che non la vedessi sbirciare, coperta dal ventaglio.

Il Maestro intercettò il mio sguardo.
Fece un timido sorriso.
- Odette. Penso di sapere quello che sta succedendo qui. Sei una delle più piccole qui dentro, e questo ti intimorisce. Ma sei una delle mie allieve migliori. Non lasciare che ti abbattano -

Lo guardai seria, non sapendo cosa dire.

-E sei una delle poche a cui importano queste lezioni. E questo, cara Odette, è quello che farà si che tu sia una delle vincenti. Farai tanta strada. Non sempre le strade sono dritte e pianeggianti. Alcune sono tortuose, pericolanti. Ma non lasciare che gli altri ti abbattano, ricordandoti che loro hanno una strada più facile della tua, non vale la pena arrabbiarsi per questo. Sii costante, l’importante è arrivare. E tu arriverai -

Detto questo, il Maestro afferrò il suo panama bianco e, col suo fedele bastone sottobraccio, si diresse verso l’uscita, riservandomi un fiero sorriso.

E io, da quel giorno, non saltai più neanche una lezione.
E un, due, tre testo di AriaStoinov
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