CONGEDO
È una mattina di pioggia. La sveglia non ha suonato.
Un rumore esterno l’ha destata e un pensiero fisso si è subito insinuato nella mente: “Farò tardi a scuola”. Il pensiero un po’ la tormenta, un po’ la fa sentire ragazzina: immersa in un’età che lancia il suo richiamo.
Mentre si prepara in fretta, pensa che la figlia non è ancora arrivata:
- Speriamo che non ci siano imprevisti e che la macchina funzioni bene. È nuova, ma con questa pioggia non si sa mai.
Ecco, ora ha sentito il rombo dell’automobile. Esce rapida di casa, butta l’ombrello gocciolante dietro il posto di guida e si accomoda sul sedile anteriore accanto a Silvia.
-Che tempaccio! – la voce di Rosi è afona sotto la mascherina.
L’ auto procede lenta con i tergicristalli azionati a piena velocità, mentre la figlia si concentra sulla strada dilavata dalla pioggia.
Non succede mai che Rosi arrivi in ritardo a scuola e chissà perché capita proprio oggi che diluvia e la sveglia non ha suonato.
Finalmente, la macchina fa ingresso nel piazzale ma, nonostante l’orario, gli alunni sono ancora tutti fuori sotto gli ombrelli.
-Rosi, Rosi! - l’insegnante di lettere, con un paracqua mezzo rotto, le corre incontro trafelata- Non possiamo farli entrare. La fornitura di mascherine è esaurita e manca anche il disinfettante per le mani. La vicepreside sta telefonando…
- No, no! C’è tutto! - rassicura Rosi mentre la pioggia battente la colpisce in pieno viso.
- Come tutto? Abbiamo guardato nell’armadietto: è vuoto!
- L’armadietto dell’aula di Scienze! Bisogna guardare lì.
Già, l’aula di Scienze. Quasi tutti tendono a ignorarla. Alcuni insegnanti la trovano fredda e si impressionano davanti ai manichini che mostrano fasci muscolari e organi interni.
Rosi oltrepassa l’assembramento di ombrelli, supera la porta d’ingresso, percorre rapida l’atrio enorme, che ogni volta le ricorda un quadro di Caillebotte, scende alcuni gradini, raggiunge l’aula di Scienze, apre l’armadietto: le scorte di mascherine e disinfettante per le mani sono lì.
Nella mente della donna si allineano chiare le operazioni da compiere: prendere le scatole, portarle nell’area di distribuzione, fare entrare gli alunni uno ad uno, consegnare all’insegnante di turno l’apparecchio per la misurazione della temperatura…
-Mamma! Mamma! Svegliati! –
La voce di Silvia la scuote. Si era addormentata sulla poltrona, la comoda poltrona, e nel sogno era tornata ai giorni del Covid.
-Mamma, dobbiamo andare a Scuola! Lo sai, vero?
Sì, lo sa. Sorride e pensa mentre il cuore accelera il suo battito.
È una serata di fine giugno: domani inizierà un nuovo mese e poi una nuova stagione, un nuovo capitolo.
La macchina corre veloce lungo la strada a curve e tornanti e, in breve, raggiunge il piazzale. È deserto.
Rosi supera l’ingresso: l’atrio enorme che, quando è vuoto, le ricorda un quadro di Caillebotte, è occupato da due lunghe fila di insegnanti che applaudono.
Rosi percorre il corridoio e intravvede laggiù, sul fondo, quel docente che, quando non ha lezione, si intrattiene volentieri a parlare con lei.
Ha un foglio bianco in mano. Deve leggerle qualcosa.
La vicaria è sorridente e indica a Rosi una sedia con i braccioli.
Tutti gli altri occupano il loro posto.
Rosi lo sa: l’altro ieri le hanno scritto gli alunni e oggi anche gli insegnanti vogliono esprimerle la loro gratitudine prima del congedo...
Congedo testo di Diodata