Il Cesto di canne intrecciate

scritto da Pellegrino2
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Capitò al Viandante quando, per fortuna, una volta abelardo e tutta la banda facevano la pennichella. Altrimenti, chissà...
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Testo: Il Cesto di canne intrecciate
di Pellegrino2

L’ho vista solo pochi istanti,
quella vecchina;
mi veniva incontro
lungo il sentiero con un cesto
in mano, grande e vuoto;
un vestito d’altri tempi,
bello a guardarsi e pieno
di scaglie riflettenti,
forse cristallo
e in capo uno scialle
più volte ripiegato,
come un cappello piatto.
Nell’aria della valle
correva tiepido
il pomeriggio
di una tardiva estate
ma come ancor mattino,
rondini bianche e nere
con magiche scie volavano
e garrivano fino a sfiorarla,
calandosi in picchiate
e poi, bellissime, s’arcuavano
su in alto nel contento cielo
che inverdiva la pianura,
rasserenava il bosco ceduo
e accompagnava il passo suo
non veloce ma leggero.
Mi fermai, non so perché,
la mano stretta sul bastone
ad aspettare che mi superasse
e avevo già mosso il capo
in un saluto di educazione
quando la vecchina mi sorrise
sempre in cammino verso di me;
poi d’improvviso un velo…
e lei sparì!
Mi ritrovai fermo lì, da solo,
al centro del sentiero
ma dinanzi ai piedi c’era poggiato
a terra il canestro suo
di sottili canne intrecciate,
ora però pieno di rami d’erica,
su cui erano poggiate
due timide primule,
una rosa rossa ed una splendida
dispiegata nemurosa.

Il Cesto di canne intrecciate testo di Pellegrino2
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