L'estate annunciata aveva deciso finalmente di fare la sua comparsa
Erano soltanto i primi giorni di giugno e il caldo sembrava già insopportabile e la luce eccessivamente accecante
A quell'ora del pomeriggio la piazza era semideserta, solo la Chiesa all'altro lato prometteva fresco e tranquillità
A grandi passi attraversai la piazza puntando deciso la scalinata della Chiesa
Spinsi una delle vecchie porte laterali e mi immersi in quel luogo sacro, tempio di preghiera e di speranze
All'interno della Chiesa disposte tra i vecchi banchi di legno c'erano un discreto numero di persone
La maggior parte di loro si girò disturbate dal rumore secco ed amplificato che aveva prodotto la vecchia porta richiudendosi
Scrutai per un momento le loro facce ma non ne riconobbi nemmeno una
Poi la mia attenzione venne attratta dalla bara posizionata proprio sotto l'altare al centro della navata principale
Aveva il coperchio sollevato, e quasi quella inusuale circostanza fosse un richiamo chiaro e forte, senza indugio mi avviai lungo la navata senza curarmi delle persone presenti e tanto meno del prete che dal pulpito continuava a predicare
Mi resi conto che nessuno stava prestando attenzione a me per il semplice fatto che nessuno poteva vedermi
Così ancora una volta mi misi a scrutare i volti di quelle persone
Questa volta da una posizione più favorevole e senza la preoccupazione di essere notato
Anche stavolta non riconobbi nessuno
Erano facce mai viste, alcune vecchie e rugose, altre giovani e lisce ma non le avevo mai viste prima
Mi girai quasi di scatto verso la bara e vi guardai dentro
Stentavo a crederci ma con enorme stupore mi resi conto che il corpo della persona là dentro era il mio
Quel posto iniziava a soffocarmi, la mancanza d'aria in quel momento lo rendeva alquanto opprimente
Con altrettanto vigore ritornai sui miei passi preoccupandomi solo di guadagnare l'uscio il prima possibile
Appena fuori fui investito dalla luce accecante e il caldo del primo pomeriggio fu come una bordata
La piazza si era un pò più rianimata rispetto a prima e la esaminai attentamente con lo sguardo nella speranza di cogliere qualche viso familiare
Ad un tratto credetti di trovare finalmente ciò che stavo cercando
Dall'altra parte della piazza un uomo dalla postura e dai lineamenti famigliari stava fermo davanti all'edicola a leggere i titoli dei quotidiani
Mi avviai verso di lui attraversando la piazza a lunghi passi
Arrivato quasi a metà dovetti rallentare per non impattare con un bimbo che sfrecciava sulla sua piccola bicicletta
Quando la mia attenzione ritornò verso l'edicola, l'uomo dall'aspetto familiare era scomparso
Come un cecchino alla ricerca della sua vittima, spaziai con lo sguardo a 360° sulla piazza
Niente, l'uomo era praticamente svanito nel nulla complice quell'intricato dedalo di portici e vicoli che davano sulla piazza
Decisi allora di ritornare verso la chiesa e di piazzarmi alla base della scalinata per vedere con la luce del sole quelle facce che poco prima non avevano destato in me nessun ricordo
Arrivai appena in tempo per la fine della funzione religiosa
Mi appostai, come avevo deciso, alla base della scalinata
Le persone iniziarono ad uscire lentamente a piccoli gruppi ed a intervalli pressochè regolari
Sembra quasi che dietro la pesante vecchia porta della chiesa ci fosse un addetto a creare gruppi omogenei e a scandire loro il tempo
Improvvisamente il getto di persone aumentò, forse l'addetto si era stancato
Tentai di guadagnare i primi scalini ma la folla di persone sembrava essere un muro invalicabile o meglio un'onda di grandi dimensioni che mi respingeva
Poi ne fui travolto
Steso a terra la mia unica preoccupazione era quella di cercare di schivare il più possibile calci e pestoni
Come l'onda che perde la sua intensità, la ressa si calmò ed io rimasi lì, steso a terra ad occhi chiusi
Quando riaprii gli occhi tutto era sparito, non c'era più la scalinata, non c'era più la chiesa, non c'era più nemmeno la piazza
Mi trovavo disteso su di un prato all'ombra di alberi dall'alto fusto
Da quella posizione potevo vederne i rami più alti che si mischiavano al cielo di un azzurro surreale
Guardandomi intorno vidi che la conformazione del terreno era un sali e scendi di piccole colline che si perdevano in avvallamenti
Davanti a me una strada saliva verso la cima di quelle piccole colline
A destra c'era quello che sembrava essere un laghetto artificiale con tanto di circolo probabilmente canoistico
Alla mia sinistra una donna stava seduta accanto a me e parlava sommessamente
Ero completamente rapito dalla perfetta e dolce armonia delle sue parole
Non saprei dire per quanto tempo restammo lì, così come se Il tempo non ci scalfisse minimamente
Il sole cominciava lentamente a scendere dietro a quelle colline e ci avviammo
Ben presto, percorrendo quella striscia di asfalto ci ritrovammo ai piedi delle piccole colline
Distratto ad osservare ciò che mi circondava non mi accorsi che la donna non c'era più
Da qualche parte, più avanti, si sentiva un vociare di persone
Non erano schiamazzi ma soltanto persone che parlavano tra loro
Riuscii a scorgerli dove sembrava la strada finisse
Erano raccolti intorno ad un fuoco e di tanto in tanto intonavano canzoni che non conoscevo ma che avevano un sapore di nostalgia e di romanticismo antico
Uno di loro si girò verso di me ma non guardava me
Il suo sguardo era rivolto all'orizzonte e forse oltre
Riconobbi quello sguardo, riconobbi quegli occhi
Erano i miei
Seguendo il suo sguardo mi accorsi che la donna di prima era ricomparsa e che con ampi gesti della mano mi faceva cenno di seguirla
Mi accinsi ma raggiungerla ma lei si voltò di scatto ed iniziò a camminare davanti a me senza curarsi di aspettarmi
Più acceleravo il passo per raggiungerla e più la distanza tra me e lei aumentava
Rallentai ed incredibilmente il distacco iniziò a diminuire
Ma non diminuì abbastanza da raggiungerla o sopravanzarla
Lei stranamente non si girò mai per vedere se continuavo a seguirla
Dopo un pò ci ritrovammo in una strada che avevo già visto, aveva sicuramente qualcosa di familiare
La farmacia all'angolo, i bar ed i negozi sotto il porticato
Si, io lì c'ero stato altre volte
Più avanti un uomo era fermo sotto la luce di un lampione
Stava fumando e il fumo azzurrognolo che usciva dalla sua bocca e saliva verso l'alto ne celava parzialmente il viso
La donna si avvicinò a lui
Scambiarono qualche parola e poi prendendosi per mano si diressero verso un'auto ferma in sosta
Ebbi la netta sensazione che la donna salendo mi avesse concesso uno sguardo e un sorriso beffardo
Eccomi lì, ancora una volta solo in un posto che ricordavo ma che non conoscevo
Colto dallo sconforto mi sedetti sul bordo del marciapiede e mi presi la testa tra le mani
Quando riaprii gli occhi, ancora una volta, mi ritrovai in un luogo diverso
Ma questa volta a differenza delle altre volte lo riconobbi subito
Riconobbi il soffitto, le pareti, i mobili
Riconobbi la stanza
Mi sollevai dal letto ripensando a quello strano sogno
Non feci caso alla totale assenza di rumore che mi circondava
La luce filtrava dalle finestre aperte ma sembrava quasi innaturale, finta
Il mio sguardo incespicò nello specchio e mi resi conto che quello riflesso non ero io
Frettolosamente, in preda al panico cominciai ad aprire i cassetti
Non mi sorpresi nello constatare che contenevano cose che non erano mie
Gli armadi contenevano abiti che non avevo scelto
Molto probabilmente, di là, in cucina avrei trovato anche una donna che non avevo scelto
Mi avvicinai alla porta e di scatto l'aprii
Con circospezione iniziai ad esplorare le altre stanze
Vuote, completamente vuote
Inesorabilmente vuote
La casa nel suo insieme sembrava disabitata da molto tempo
Non era certo in uno stato di abbandono e trascuratezza
Ma non era nemmeno vissuta o almeno vissuta veramente
Ma in tutte le cose contenute c'era un ordine asettico, sterile, impersonale, cose che la facevano risultare parecchio inquietante
Era come se in quella casa di punto in bianco non vi fosse tornato più nessuno
Non saprei spiegare quella sensazione di déjà-vu
Infilai in tutta fretta i primi indumenti che mi capitarono sotto mano
Attraversai il piccolo disimpegno ed in un attimo fui fuori, in strada
Anche qui il silenzio era assordante, irreale, cupo
Nessun cenno di vita, finestre chiuse, automobili ferme
Stavo cominciando a provare una strana sensazione di disagio
L'unica cosa che si sentiva indistintamente bene
era un forte odore di salsedine, così forte da pizzicare il naso
Il mare doveva trovarsi davvero molto vicino
Ricorrendo a tutte le mie capacità cercai di orientarmi
Imboccai di corsa una piccola stradina stretta
che mi ricordava uno di quei rigagnoli che serpeggiano
in mezzo all'aperta campagna
Dopo un centinaio di metri sbucai
in quella che una volta doveva essere
una specie di terrazza sul mare, un punto panoramico
dal quale ammirare il sole del tardo pomeriggio
annegare in quell'infinita massa blu
Pochi scalini più sotto
la spiaggia
Un'immensa distesa deserta di sabbia
In giro non c'era anima viva
Scesi quei scalini tutto d'un fiato
e scavalcato il basso muretto di cinta
mi lasciai ingoiare da quell'arenile tanto invitante
Seduto a terra con le punta delle dita tracciavo nella sabbia
segni senza alcuna logica
Un segno, una domanda inutile per la quale sapevo già non avere alcuna risposta
Un segno, un ricordo nitido che affiorava
La risacca creava uno strano effetto sonoro
cantilenava chiaramente il mio nome, un richiamo inequivocabile
Tolsi le scarpe e mi avvicinai alla battigia
Il primo contatto con l'acqua fu doloroso come un morso alle caviglie
Bastarono pochi istanti ed il corpo si adattò alla temperatura dell'acqua
Passo dopo passo, in men che non si dica, mi ritrovai con l'acqua alla vita
Mi fermai indeciso se tornare indietro o continuare....per andare dove poi....
In quell'attimo di indecisione detti uno sguardo dietro
Un movimento involontario forse sollecitato da qualcosa che di sfuggita mi era parso muoversi
Con enorme sorpresa mi accorsi che la spiaggia si stava pian piano popolando
Asciugamani stesi, ombrelloni aperti, materassini gonfiati
Potevo sentire, o almeno così mi pareva, anche le grida dei bambini che giocavano vicino al bagnasciuga
A quel punto decisi di tornare indietro incuriosito da tutto quel movimento
Non fui però affatto sorpreso nel constatare che come in precedenza nessuno si curava di me
Pensai, o sono davvero invisibile o evidentemente vedere un uomo vestito uscire dall'acqua era una cosa normalissima!
attraversai la spiaggia e andai a recuperare le mie scarpe facendo attenzione a non calpestare nulla e nessuno
Stavo risalendo le scale che mi avrebbero riportato all'imbocco della stradina stretta che avevo percorso in precedenza
quando una voce proveniente dalla spiaggia mi chiamò per nome
Appena lì sotto una donna seduta su un asciugamano stampato con forme che ricordavano le tappezzerie in voga negli anni 70
Stentavo nel metterla a fuoco, un pò per il riverbero del sole a quell'ora era molto intenso
un pò perchè indossava un cappello di paglia con una tesa larghissima che le nascondeva per buona parte il viso
Pochi passi e fui di nuovo a contatto con la sabbia calda
Mi avvicinai e lei quasi per un moto di difesa si tirò un pò indietro e forse involontariamente alzo la testa verso di me
La riconobbi, era la donna del prato, quella che avevo inseguito a lungo senza mai riuscire a raggiungerla
Quasi timidamente lei allungò una mano verso di me dicendomi "questa è tua"
Tra pollice ed indice stringeva una chiave che non avevo mai visto e che sicuramente non era mia
Ripensando però alle stranezze della situazione decisi di non dire nulla, presi la chiave e me la infilai in tasca
Le chiesi come sapesse il mio nome ma non ottenni nessuna risposta
Le chiesi chi fosse, da dove venisse, ma anche in questo caso lei fece scena muta
Per tutta risposta alzò l'indice della mano destra verso il cielo e disse "Lo senti? Sta arrivando"
In lontananza si sentiva un rumore sordo, ricordava un temporale estivo in arrivo
Incuriosito da quelle parole non seppi trattenermi dal chiederle CHI? stesse arrivando
Lei raddrizzò la testa
per la prima volta mi guardò dritto negli occhi e con aria grave aggiunse "il buio"
Buttai indietro la testa e chiudendo gli occhi scoppiai in una fragorosa risata
Bofonchiando ribattei “in non lo temo, l’unico buio del quale ho paura è quello generato dalla solitudine”
Quando mi ricomposi mi resi conto di voler cercare ancora i suoi occhi
Peccato ci fosse poco da cercare, la spiaggia era di nuovo deserta
Ritornai sui miei passi ripercorrendo al contrario la stradina stretta
Arrivato dall'altra parte rimasi alquanto sorpreso
il paesaggio sembrava cambiato, modificato
Non riuscivo a ricordare quale fosse la porta dalla quale un pò di tempo prima ero uscito
D'impeto decisi di tentare di trovarla passandole ad una ad una
Mi avvicinai alla prima, spinsi con forza ma non accadde nulla
Poi mi venne in mente la chiave che avevo in tasca ma rimasi deluso
nel constatare che non si adattava al quel tipo di serratura
Ne passai in rassegna alcune altre ma con gli stessi deludenti risultati
Chiuse, sbarrate, inaccessibili
Mi fermai sconsolato guardandomi in giro quasi con la speranza che un suggerimento mi arrivasse dal cielo
Fu allora che ricomparse in fondo alla strada; la donna della spiaggia
Nonostante il sole stesse pian piano ritirandosi
se ne stava al riparo sotto ad un grosso albero dai folti rami
Non portava più il cappello di paglia in testa ed indossava un bellissimo abito bianco
che faceva risaltare tutta la sua femminilità
Da lontano sembrava stesse cercando di indicarmi qualcosa
Senza fretta mi avviai verso di lei
del resto correre non sarebbe servito a nulla come avevo già avuto modo di constatare
In fondo alla strada, in prossimità di un incrocio,
tra il parcheggio di quello che doveva essere un negozio ed un parco giochi
c'era una casa di recente costruzione, i dettagli erano curati
Nel piccolo giardino antistante l'erba era stata tagliata di fresco e le aiuole traboccavano di fiori colorati e profumati
dalle finestre aperte proveniva una luce soffusa, probabilmente generata da varie candele accese
La donna mi stava indicando proprio quella casa
Mi avvicinai alla porta e mi resi conto che la chiave che tenevo in tasca stavolta mi sarebbe servita
La infilai nella serratura e magicamente la porta si aprì senza il minimo sforzo
A differenza di quanto mi aspettavo avendola osservata da fuori l'interno era completamente buio
Avanzai a tentoni per il timore di sbattere contro qualcosa
Dopo poco mi sentii afferrare per le braccia e trascinare via lungo quello che sembrava un corridoio interminabile
Venni scaraventato a terra con violenza e mentre cercavo di rimettermi in piedi sentii una porta chiudersi pesantemente alle mie spalle
Là dentro era buio pesto e da fuori non proveniva nessun rumore
Dopo essermi ripreso un pò impegnai il mio tempo ad esplorare la stanza
Pensare a quanto era successo non mi avrebbe portato da nessuna parte, oramai nulla mi sorprendeva più
Mi stesi a terra fino a toccare con i piedi una parete, allungando le braccia riuscivo a toccare la parete antistante
Ripetei l'operazione girandomi a terra di 90° e il risultato fu pressochè lo stesso
Facendo dei calcoli approssimativi riuscii a stabilire che la stanza doveva misurare all'incirca 2 metri per 2 o poco più
Poi mi alzai in piedi e a tastoni, brancolando nel buio esplorai le pareti
Una porta, nessuna finestra, nessun'altro elemento di arredo; le pareti erano completamente spoglie
Arrivi alla conclusione che si doveva trattare per forza di uno sgabuzzino
Ciò che mi colpì fu come ai lati della porta non ci fosse benchè la minima traccia di un interruttore per la luce
Ma trattandosi di uno sgabuzzino evidentemente l'interruttore era stato predisposto all'esterno
Poi mi tornarono in mente i vecchi film visti in tv
Poteva quindi esserci una di quelle lampadine che si accendevano tirando un cordino
Alzai le braccia in aria e come una ballerina sgraziata che danzava al buio tentai di intercettare la presenza del cordino
Dopo vari tentativi finalmente la mia mano lo afferrò
Tirai con decisione ma non accadde nulla, probabilmente la lampadina era fulminata o forse mancava addirittura
Deluso ed esausto mi accasciai a terra
Dapprima con le spalle appoggiate alla parete e poi pian piano abbandonandomi sul pavimento freddo
Scivolai nelle mie solitudini, nei miei silenzi dove non importava ciò che ero, dove non importava ciò che sentivo
Me ne stavo nascosto nella profondità di quel buio
con la garanzia che lì nessuno mi avrebbe visto, che lì nessuno mai sarebbe venuto a cercarmi
che lì nessuno avrebbe nemmeno tentato raggiungermi
Quello era il mio personale inferno dove a differenza di quanto si potesse credere
faceva freddo, si era soli ed i pensieri erano demoni che senza pietà ti stritolavano, ti afferravano per la gola anche quando ti imponevi di non pensare
Non saprei dire quanto tempo fosse passato, da quanto tempo mi trovavo lì
Poi d'improvviso accadde ciò che speravo ma che non credevo sarebbe mai successo
La porta si spalancò e una lama di luce bollente mi investì tagliando di netto una porzione di buio
Mi ci volle un attimo per capire ma poi capii
A fatica mi rimisi in piedi, ero tutto indolenzito
Avanzai in modo circospetto guardandomi intorno come se mi stessi aspettando che da un momento all'altro quella porta,
facendosi beffa di me, si sarebbe richiusa lasciandomi nuovamente al buio
Ma quasi fossi stato malamente spinto attraversai la porta e a passi decisi riguadagnai l'esterno
Guardandomi a destra e a sinistra mi accorsi che tutto sembrava esser tornato al proprio posto
Luoghi conosciuti, persone dalle facce note; alcune di loro mi salutavano con un cenno del capo, altre addirittura rivolgendomi la parola
Ancora una volta mi guardai intorno, tutto sembrava davvero al proprio posto ma qualcosa non quadrava
Non avevo la più pallida idea di quale direzione prendere
Cominciai così a camminare lentamente ripercorrendo tutta la mia vita
Immagini chiare e nitide che si materializzavano davanti ai miei occhi
Ma una parte di me era andata perduta, una parte di me era rimasta là in quel luogo buio e per il momento non avevo nessuna intenzione di ritornare a cercarla
Anche se le forze cominciavano a venir meno provai a continuare a camminare ugualmente anche senza quella parte di me che era andata perduta e che sapevo non sarebbe mai più ritornata
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