A ciascuno il suo

scritto da agar
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Parliamo di Sciascia, viaggio in Sicilia con la scrittura. Spero possa piacervi
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Testo: A ciascuno il suo
di agar



Un romanzo che ha la maschera di giallo-poliziesco ma di fatto è ben altro. Un farmacista di nome Manno dopo una lettera minatoria cui non ha dato peso viene ucciso durante una battuta di caccia, muore anche il compagno di questa sortita, il dottor Roscio. In questa vicenda il giallo non è contemplato perché non esiste un’indagine, gli inquirenti non ci sono, le condanne e le prove svaniscono.
E’ evidente che l’autore non aveva l’intendimento della risoluzione di un caso di cronaca nera, più propriamente aveva in animo di delineare certe contraddizioni politiche “il vero marxista non ha letto una riga di Karl Marx” e vuole affermare che conta più il giudizio popolare che quello giuridico per tratteggiare la complessità di una persona, le sue abitudini, i vizi, i pregi e le tante debolezze. Un cicaleccio di opinioni molto spesso contrastanti porterà, al netto di esagerazioni, false piste e riflessioni acute, a scoprire lo svolgersi di un determinato avvenimento.
In breve, il fatto si esaurisce nell’assassinio da parte di ignoti del farmacista Manno e del suo occasionale compagno dottor Roscio mentre erano usciti per andare a caccia. In via assolutamente privata ed informale, è un timido e oscuro professore che vuol scoprire la verità. Paolo Laurana insegna italiano e latino in un liceo classico del paese, luogo non precisato della Sicilia “solfatara”. E’ scapolo, preparato nel suo lavoro, integerrimo nella vita privata con una gentile timidezza nelle relazioni, cortese ma molto inibito, colpa di una madre severa cattolica fino all’intransigenza.
Così dal niente comincia l’indagine del professor Laurana, senza motivo va a trovare Teresa Spanò vedova del farmacista Manno, l’anziano padre del dottor Roscio, di cui scopre stravaganze ma un’antica saggezza, lo zio di Roscio, vale a dire l’arciprete Rosello, da cui apprenderà qualche verità politica, alcuni vizi ed una condotta sia del religioso che delle vittime non proprio improntate a ciò che i rispettivi ruoli impongono.
Partendo dall’indizio “Unicuique Suum” a ciascuno il suo contenuto dalla lettera minatoria, si accorge che è stata scritta con i caratteri de “L’Osservatore Romano” e in paese se ne vendono solo due copie, una detenuta dall’arciprete e una da don Luigi Corvaia, parroco di Sant’Anna, anche lui dispensatore di segreti inconfessati e dal linguaggio e dall’approccio non consueti per un uomo che veste l’abito talare. Le varie ricognizioni del professor Laurana porteranno a convergere prima sulla vita di Manno poi su quella del dottor Roscio, con implicazioni politiche, coniugali, confidenziali.
Durante questi giri anche il professor Laurana sarà coinvolto emotivamente poiché subisce il fascino della bella vedova Roscio, la signora Luisa che porterà ulteriori sorprese ed un finale inatteso, in una Sicilia che trova pacificazione nella protezione della “roba” cioè le proprietà di famiglia, la conservazione di equilibri politico-sociali e i buoni e “civili” rapporti interpersonali.
La verità giudiziaria lascia il tempo che trova, conta la verità di “piazza”, di “circolo”, di “parrocchia” con un vanitoso accenno al gallismo brancatiano, rappresentato da un personaggio minore vale a dire il settantaduenne colonnello Salvaggio ancor forte e gagliardo. Se lo dice lui… sarà così.
Al contrario la ricerca della verità del timido Laurana sarà mortificata e punita. Senza condanne.
Il romanzo di Sciascia, come detto, non è un giallo e solo di sfuggita lambisce il poliziesco. L’autore vuol rappresentare, perché a suo avviso molto più importante ed urgente, una sicilianità chiusa ma su spazi aperti, riservata ma che si affaccia sulla strada, modesta ma risparmiosa, religiosa con licenze, basta che non siano note, non per ipocrisia ma per rispettare un segreto di vita privata, alla luce di un caldo sole che le ombre della pubblica opinione non intaccheranno. Forse.

Ciao da Antonio

A ciascuno il suo testo di agar
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