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Non vedo mai le mie amiche tutte insieme. O meglio, non lo faccio più.
Ormai le ho divise in cluster: compartimenti stagni che non devono incontrarsi mai. Le rare volte in cui è successo si è verificata una specie di aberrazione spazio-temporale ed è andato tutto a puttane.
Nanni Moretti aveva capito tutto prima di noi. Le amiche vanno vissute una per una, tenute separate, come gli animali allo zoo. Altrimenti, se le metti tutte nella stessa stanza, si azzuffano o, peggio ancora, fanno branco contro di te.
È successo, per citare Sadhguru.
Insomma, Moretti ha ragione: i cluster non si toccano.
Anche perché poi c'è sempre chi critica una o l'altra, e io queste cose non le voglio sentire. Oppure partono i processi: «Quella ti manipola», «Ma perché non le hai risposto a tono?», «Non sarai stata troppo sarcastica con Kylie?», «Kendall ti copia», «Tu copi Kourtney».
Ma saranno cazzi miei? Se agisco in un certo modo, avrò i miei buoni motivi.
La psicologa dice che dovrei trovare delle amicizie stimolanti e nutrienti.
Ma come si fa?
E nel frattempo un'altra estate sta passando.