Era più dura del previsto.
Non volevo credere a ciò che era diventato, a cosa la fortuna gli avesse riservato.
Sospirai rendendomi conto da me che non mi avrebbe neppure rivolto uno sguardo tra tutta quella gente eccitata con le pupille luccicanti.
Mille ragazze urlavano in attesa del suo arrivo rendendo il suo nome un tormento.
Come mi ero potuta illudere per quell'interminabile trascorso che lui si sarebbe accorto di me?
Mi sentivo una povera stolta sognatrice la quale alla veneranda età di ventidue anni sperava in un miracolo.
Nulla tra me e lui sarebbe stato più lo stesso da quel giorno, a malapena si sarebbe ricordato della sua triste fanciullezza.
La mia mente mi riportò indietro, al tempo delle mele, in quel maledetto mese che lo trascinò lontano da me, da quel misero quartiere popolare.
Una massa compatta di giornalisti si catapultò davanti alla sua macchina urtandomi cosìcché affogai nel presente.
Analizzavano gli interni scambiandosi futili informazioni del tipo "C'è una bottiglietta d'acqua sul sedile" oppure "Mi pare di scorgere delle gomme da masticare".
Storsi le sopracciglia meravigliata dalla folle curiosità dei presenti.
Sbuffai spazientita dalle spinte che continuamente ricevevo.
Decisi poi di allontanarmi visto che non faceva per me aspettare in mezzo a quella bolgia tremante.
Il cervello mi sobbalzò sulla nuca ricordandomi di allacciare la cintura di sicurezza.
Imboccai la solita strada.
Detestavo crogiolarmi nei pensieri ma in quell'istante sembrava la sola cosa che potessi fare, assillarmi per la mia mancanza di determinazione.
Respirai affondo cercando di non darmi troppo il tormento.
D'altronde avevo solo speso tre ore, centottanta minuti immersa nella speranza, nelle mie stupide, fallimentari ed ambiziose fantasie.
Andarsene era stata la scelta più corretta che avessi potuto fare.
Ero arrivata a casa dopo undici mesi di lavoro ininterrotto all'estero.
Il mio mestiere non mi impegnava otto ore al giorno ma ero costretta a viaggiare continuamente. Trovata una mia degna sostituta, mi sarei goduta tre mesi di meritata pace.
Ovviamente avevo deciso di rovinarmi il periodo proprio dall'inizio, grazie alla strepitosa idea avuta qualche settimana prima.
Il mio fedele fidanzato fanatico di calcio non si perdeva una partita di quella diavolo di squadra in cui giocava il mio primo vero amico.
Ed amore.
Incontrarlo dopo tutto quel tempo sarebbe stato goffo eppure, in seguito ad una lite furibonda, decisi di regalare qualcosa al mio compagno.
Una cena con il suo idolo sportivo mi pareva l'ideale senonché ad aggravare la situazione c'era il fatto che lui fosse diventato così celebre da far rivoltare nella tomba i miei cari nonni.
Il telefono squillò impertinente avvisandomi di una chiamata.
-Pronto?-
risposi scocciata,
-Amore, allora pensi di riuscire a darmi almeno un indizio circa la sorpresa che vuoi farmi?-
storsi le labbra,
-Purtroppo ho avuto un contrattempo, dovrò rimandarla-
mi parve di vedere il suo viso deluso dall'altra parte della cornetta,
-Non ti preoccupare. Ci vediamo comunque alle otto?-
inchiodai,
-Alle otto?-
balbettai rendendomi conto che avevo solo venti minuti per essere pronta,
-Solito posto, Ti amo-
mi grattai il naso,
-A dopo Tom-.
A distanza di due anni dal nostro primo incontro non ero mai riuscita ad ammettere ciò che provavo per lui.
Non mi sentivo pronta di confermare il mio amore per lui.
Ogni benedetta volta che lui mi confessava il suo affetto profondo, io mi sentivo incapace di ricambiarlo.
Tuttavia rimembravo ottimamente il nostro accidentale appuntamento.
Eravamo rimasti bloccati nel medesimo ascensore.
I suoi occhi celesti mi colpirono come i suoi tratti inglesi poco marcati.
Era gentile, dolce e rispettoso ma non passionale quanto poteva essere un mio connazionale. Scesi le scale dopo essermi fatta una doccia gelata.
Quella sera i miei genitori avrebbero intrapreso la conoscenza del mio amante.
Mio padre da buon tradizionalista spagnolo avrebbe sopportato a fatica il suo irruente accento londinese e mia madre, dopo le solite frasi di circostanza, mi avrebbe trascinato alla toilette non impiegando molto tempo a capire che non eravamo adatti l'uno per l'altra.
Tuttavia continuai a convincermi fermamente che sarebbe piaciuto ai miei carissimi parenti.
Spontaneo, pacato, delicato e leggermente impostato rimaneva apparentemente meraviglioso nella sua altezza importante.
Eppure a me poco interessava.
Sembrava che guardassi la mia vita da spettatore ma ben presto l'avrei rivoluzionata come solo una vera protagonista può fare.
Recuerda Y Amame Sin Saber Mi Nombre [1°] testo di Lluvia Agria