Muschi coprirono rugose cortecce. Pioggia, lenta s'affacciò, a risaltare brunite venature. Linfe dai Tigli in fiore, appese a lucide foglie, aspettarono l'aurora prima di lasciare per sempre umide sensazioni. Rumori lontani solcarono sonorità dormienti da un tempo incerto, che tempo non era. Ascoltai i sussurri del vento, che con impertinente fare, nell'animo destarono orientali immagini di tramonti persi. Fischiò a est una locomotiva, lasciando neri sbuffi, che dipinsero sull'iride del cielo amorose tonalità di grigio e rosa e nello svanire leggero del fumo un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro. Arrivò l'inverno ad ammantare di gelo la trascorsa vita di bagliori persi. In un barattolo di vetro raccolsi trasparenze d'un offuscato esistere. L'esistenza apparve offuscata, chiusa in un trasparente barattolo di vetro. Venne l'inverno, ma luce non trovò ad attenderlo. Si schiusero i gusci dei segreti, le trame dell'ignoto si mostrarono nelle loro filamentose ragnatele. Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni? Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto degli antichi colori? Quanto del dolce miele delle passioni avrei ancora contemplato il sapore? Quanto del mio andare sarebbe rimasto, in un inverno che del corpo tutto prese?
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