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“Non tutti gli amori iniziano con un bacio; alcuni cominciano con un fazzoletto teso in silenzio.”
Capitolo 1 - Il primo incontro
É un giorno di dicembre. Il treno corre veloce sui binari, fendendo l’aria fredda, mentre all’interno i vagoni sono gremiti di persone avvolte in cappotti pesanti, sciarpe intrecciate e borse strette al petto. L’odore di lana bagnata e metallo si mescola al brusio confuso di voci.
«Permesso, per favore...» dice un ragazzo bassino, dai capelli morbidi e ricci che gli incorniciano il viso. Ha occhi rotondi e attenti, un cappotto lungo che gli sfiora le ginocchia, sotto una camicia a quadri e jeans neri leggermente consumati. Avanza con discrezione, chiedendo spazio tra la folla, finché riesce a passare nel vagone successivo.
Qui l’aria sembra più respirabile. Trova finalmente un posto libero vicino al finestrino e si siede, lasciando andare un sospiro silenzioso. Di fronte a lui c’è una ragazza.
É seduta composta, con una naturale eleganza che non sembra studiata. I suoi capelli castani, attraversati da riflessi ramati, sono raccolti da un raffinato fermaglio cinese: un ramo d’oro sottile, ornato da un piccolo fiore bianco. Una ciocca ribelle le sfiora la guancia, incorniciando gli occhi a mandorla dietro occhiali sottili. Indossa un rossetto rosso acceso che risalta sulla pelle chiara e lunghi orecchini con una farfalla che oscillano appena a ogni movimento. Ha una maglia grigia a collo alto e pantaloni neri. Accanto a lei, piegato con cura, c’è un cappotto nero lungo. Tra le mani tiene un libro: Harry Potter.
«Mi scusi, è occupato?» La ragazza non alza nemmeno lo sguardo: «No, si sieda pure». Il ragazzo annuisce, si sfila il cappotto, lo posa sul sedile e si siede ringraziandola. Lei continua a leggere, immobile, come se il mondo intorno non esistesse. Lui allora guarda fuori dal finestrino. Le montagne scorrono lente, avvolte da una luce invernale pallida. Pensa: — Che ragazza strana. È così presa dal libro che sembra non accorgersi di nulla —
Mentre pensa ciò la voce metallica del treno interrompe il silenzio: «Prossima fermata: Ponticelli». La ragazza chiude il libro con un gesto deciso, si alza, indossa il cappotto e scende senza dire una parola. Il ragazzo la segue con lo sguardo finché scompare tra la folla. — Bah —, pensa, tornando a guardare fuori.
Il Giorno Dopo
«É occupato?» Il ragazzo si toglie lentamente le cuffie dalle orecchie e si gira. É lei. La stessa ragazza del giorno prima, identica, con lo stesso libro tra le mani.«No…» risponde.
Lei si siede accanto a lui, apre il libro e riprende a leggere, come se nulla fosse. Lui, leggermente infastidito, si rimette le cuffie e fissa il paesaggio che scorre oltre il vetro. Poi, all’improvviso, il suono di un cellulare rompe l’equilibrio. La ragazza velocemente prende il suo dalla tasca dei pantaloni, risponde sottovoce: «Pronto? …Non ho risposto perché sono in treno e non prende bene… Io… ok… mi… mi dispiace.» La voce le trema. Si spezza. Gli occhi le diventano lucidi e, prima che possa fermarle, le lacrime iniziano a scendere.
Il ragazzo si toglie le cuffie di colpo. La guarda davvero, per la prima volta. Non più come una figura silenziosa, ma come una persona fragile, viva. Senza dire nulla, prende un fazzoletto e glielo porge. Lei lo afferra con mani tremanti. «Gra… grazie…» sussurra con un filo di voce.
Lui arrossisce appena, poi le regala un sorriso gentile. «Piacere… io sono Vincent. Va tutto bene? Perché piangi?» chiede preoccupato. Lei lo guarda, il mascara è leggermente colato, ma i suoi occhi restano profondi, bellissimi. «Piacere.... Io sono Lucy.... Era il mio ragazzo. Prima non gli ho risposto e ora mi ha fatto sentire sbagliata» Vincent resta senza parola. Con delicatezza le asciuga una lacrima che le scivola sulla guancia. «Lucy… Se ti fa sentire così, dovresti lasciarlo. Meriti qualcuno che ti ami davvero.» Lucy abbassa lo sguardo. Un sorriso le sfiora le labbra, ma è fragile, triste. «Io lo amo. Non potrei mai lasciarlo. Mi ama anche lui. Lo so.» Mentre parla, si sfila lentamente il fermaglio dai capelli, lasciandoli cadere davanti al viso, come una barriera, come uno scudo.
Vincent impietrito non sa che dire. Il silenzio li avvolge. Poi la voce del treno annuncia «Prossima fermata: Ponticelli.» Lucy prende il cappotto, si alza e prima di scendere, dice soltanto «Grazie.» e va via.
Vincent la segue con lo sguardo, poi abbassa gli occhi e nota qualcosa sul sedile. Il fermaglio. Lo afferra, si alza di scatto e corre verso l’uscita. «HEY ASPETTA! FERMA! TI SEI DIMENTICATA QUESTO!» ma Lucy era già lontana.
Il treno riparte. Vincent resta lì, con quel fermaglio tra le dita. Come se avesse raccolto un frammento di lei.