IL MASSIMO DELLA SFIGA ELEVATO AL QUADRATO: 1!

scritto da caterina
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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tutto rigorosamente realmente accaduto!
- Nota dell'autore caterina

Testo: IL MASSIMO DELLA SFIGA ELEVATO AL QUADRATO: 1!
di caterina


VITA DA VIGILE
15 – Il massimo della sfiga elevato al quadrato
Episodio 1


Cari lettori,
ma secondo voi, qual è il massimo della sfiga elevato al quadrato per un povero ladruncolo? Ve lo dico subito: rubare qualcosa ad un tutore dell’ordine! Vedremo quindi in alcuni distinti episodi (tutti paradossalmente realmente accaduti) come la cosa possa alla fine rivelarsi estremamente complicata per lo sfigatissimo malvivente.

Quel mattino la Vigilessa Luisa si era alzata prestissimo perché aveva un po’ di roba da stirare, cosa che normalmente non le piaceva fare, ma quel giorno si sentiva particolarmente contenta perché si preannunciava una bella giornata, quindi sarebbe andata a lavorare con la sua nuova e potente moto, poi (piacere nel piacere) era anche in pattuglia moto. Luisa era infatti una ragazza molto sportiva, praticante di sport estremi, con una particolare passione per le motociclette, sia da cross che da strada.

Verso le 6,30 diede l’ultimo colpo di ferro al colletto dell’ultima camicia, poi con calma iniziò a prepararsi per l’imminente corsa in moto. Indossò la tuta, calzò gli stivaletti, mise il sottocasco, prese casco e documenti della moto ed uscì di casa canticchiando. Il suo canticchiare si trasformò in un brontolio di disappunto verso la serratura del garage che stranamente non voleva saperne di aprirsi. Alla fine, dopo dieci minuti buoni di tentativi, la serratura si sbloccò e Luisa riuscì ad aprire il portone. Rimase letteralmente a bocca aperta per lo stupore: la sua bellissima moto, il suo bolide rosso tanto a lungo sognato e comprato con sudatissimi risparmi……….non c’era più…..puff! volatilizzato, scomparso, sparito…… Luisa sentì il bisogno di sedersi da qualche parte: era schiantata dal dispiacere e allo stesso tempo si malediceva perché (come al solito!) si era dimenticata di togliere le chiavi dal blocchetto dell’accensione. Il suo cervello ragionava a velocità supersonica, i pensieri si rincorrevano veloci, accavallandosi senza un filo logico, finchè Luisa si impose di calmarsi e pensare sul da farsi, altrimenti avrebbe solo perso inutilmente del tempo prezioso. Guardò l’ora e vide che erano già quasi le sette, cioè terribilmente tardi, per cui non poteva salire in casa a cambiarsi. Pensò che sarebbe stato impossibile andare al lavoro in auto, visto che è un’impresa trovare un parcheggio. Optò quindi per l’autobus, ma proprio in quel momento se lo vide passare davanti………..non le rimaneva che la bici. Inforcò quindi la scassatissima bicicletta che adoperava per andare al lavoro e si avviò, vestita di tutto punto da perfetta motociclista, con una faccia da incazzata nera che era tutto un programma. I rari passanti che incrociava lungo la via guardavano con espressione stupita quello strano essere in tuta da motociclista che pedalava come un'ossessa una arruginitissima bici da donna. Strada facendo, Luisa sentiva crescere dentro di sé un gran nervosismo, che aumentava di pari passo con l’intensità della sua pedalata. In pratica, più pedalava, più la rabbia le montava dentro!

Prese servizio in uno stato d’animo tale che avrebbe fatto luce per l’intera città mettendo due dita dentro una presa di corrente!
Fece la sua denuncia, poi uscì in pattuglia moto con Flavio. Sulle prime, il collega fece di tutto per cercare di consolare Luisa ma poi, visto che lei si era chiusa in una specie di mutismo, ci rinunciò. Si limitò quindi a proporle di istituire una postazione di controllo lungo la Strada Statale, cosa che Luisa accettò con estrema indifferenza.

I controlli di routine sulle auto si susseguivano con calma mentre Luisa rimaneva in disparte senza spiaccicare parola. Flavio era molto dispiaciuto per lei e stava cercando un modo per farle riacquistare il buonumore quando all’improvviso la Luisa gli afferrò un braccio indicandogli un puntino rosso che si stava avvicinando. “Guarda – gli disse sconsolata – la mia povera moto era rossa proprio come quella………” dopo qualche istante, mentre la moto si avvicinava sempre di più: “e aveva anche lo stesso cupolino………” “e ha anche le frecce di colore diverso una dall’altra, proprio come la mia……..era così perché la sinistra l’avevo rotta facendo manovra……….proprio come quella lì………”. Fu quando vide il suo nome scritto sulla fiancata che Luisa capì che……..QUELLA ERA “PROPRIO” LA SUA MOTO! Afferrò il braccio di Flavio e glielo stritolò fino a fargli male, poi cacciò un urlo, ancora incredula del fatto che il ladro stesse passando proprio per quella Strada, tra le mille e mille che avrebbe potuto percorrere. Fu un attimo: Luisa si riprese dallo stupore, saltò sulla moto di servizio, partì impennando 350 kg di moto, recuperò velocemente lo svantaggio, poi rallentò per non dare troppo nell'occhio e pian piano cominciò a seguire il ladro. Agiva con discrezione, non voleva che lui se ne accorgesse, ma dentro di sé schiumava dalla rabbia. Osservava il comportamento del ladro alla guida, mandandogli certe maledizioni ad ogni errore che faceva……. Flavio la seguiva “a vista”, cercando di mantenere un distacco costante di una cinquantina di metri, in modo da non destare il minimo sospetto nel ladro. L’occasione propizia si presentò ad un banalissimo semaforo rosso a cui il ladro si fermò normalmente. Luisa lo affiancò e, con estrema tranquillità, gli disse: “eh che bella moto che hai! È sempre stata il mio sogno! Però mi pare che le gomme non siano regolari: mi faresti dare un’occhiata al libretto di circolazione?”. Il ladro accostò, senza problemi diede la sua patente a Luisa dicendole: “Posso darti solo la patente, visto che non ho con me i documenti della moto. Sai, non è mia: me l’ha prestata un amico.” Luisa avvertiva netto dentro di sé il desiderio intenso di strozzare l’uomo, ma esteriormente sembrava calmissima. Infatti, con calma tirò fuori dalla tasca posteriore dei SUOI pantaloni i documenti della SUA moto e li sventolò sotto il naso del tipo dicendogli: “No carino, i documenti della moto tu non li hai perché ce li ho io, e sai perché? Perché TU stai andando sulla MIA moto, infatti questa è la MIA moto che QUALCUNO mi ha rubato stanotte…..”. Il povero e sfigatissimo ladro non disse più nulla, si sedette sul bordo del marciapiede, chiese una sigaretta ed attese meditando sui casi della vita l’auto di pattuglia che lo avrebbe accompagnato in Centrale.

























IL MASSIMO DELLA SFIGA ELEVATO AL QUADRATO: 1! testo di caterina
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