La mente umana è il prodotto di anni ed anni d'evoluzione. Non avete mai trovato interessante chi si interessa a studiare il meccanismo che muove la sua stessa mente?
Quando ero molto piccola mio padre ci ha abbandonate. Da quel giorno ho iniziato a vedere mia madre come la mia unica ancora di salvezza, non vi era donna forte come lei.
"Sua madre è stata trovata con una dose eccessiva di droga nel sangue; l'hanno portata di corsa in ospedale. Tania, parlami del tuo rapporto con lei, cosa ti ha spinta a tacere sulla sua dipendenza?"
"Lei Esmeralda avrebbe mai il coraggio di denunciare sua madre?"
"Non si tratta della brutalità di una denuncia Tania ma della vita sua madre."
"Forse volevo proprio questo. Forse ero stufa delle sue continue lagne."
"Così come era stufa di Sarah Rue? so che odiavi il fatto che lei avesse una famiglia normale, lo hai detto agli agenti subito dopo la sua morte."
" L'odio porta sempre alla morte secondo lei? mi stupisco che sia una dottoressa, mai vista tanta ignoranza."
La dottoressa Esmeralda è una donna molto bella. Gli anni non hanno avuto molto effetto sul suo viso e riesce sempre a trasmettere un certo fascino. Quando aveva solo quattro anni trovò sua zia in lacrime, il marito era scappato con un'altra donna e l'aveva lasciata sola in quel piccolo appartamento. Il vedere l'amata zia in quelle condizioni la portò a sedersi e a consolarla: era scritto in ogni piccola riga del destino umano che il suo futuro sarebbe stato incentrato sulla psicologia.
Nonostante la sua grande autorità non era difficile notare che anche il suo corpo trasmetteva timore, quel linguaggio del corpo che tanto aveva elogiato a Tania; era chiaro che qualcosa tormentasse ancora il suo cuore.
"Parlami della sera del 17 aprile Tania, non voglio ripeterlo più."
"Quel giorno avevamo deciso di andare a ballare. La scuola, mia cara dottoressa, può essere molto estenuante per due giovani studentesse e quindi avevamo bisogno di rilassarci. La mattina stessa proposi a Sarah il nuovo locale sulla spiaggia, era molto conosciuto e tutti lo trovavano bello. Ricordo ancora che risi amaramente quando mi comunicò che avrebbe prima dovuto sentire sua madre, non avevo la minima idea di cosa volesse dire avere una madre amorevole; anche adesso in realtà non so darle una definizione."
Mi fermai per qualche istante. Non è facile rievocare quello che abbiamo sepolto nell'inconscio.
"Qualche ora dopo mi inviò un messaggio dove mi comunicava che la madre le aveva dato il permesso. Penso sia facile per lei immaginare la riposta di mia madre: non le ho chiesto niente, sarebbe stato inutile. Non si elemosina l'amore delle persone. In ogni caso, la decisione era stata presa, non restava altro che prepararsi."
17 aprile, ore 20:00
"Chi ti ha dato il permesso di mangiare sul mio divano?"
Osservo Sarah sedersi comodamente sul divano e azzannare un panino con foga. Ogni suo morso è dolore puro per me, non riesco a vedere tutto quel cibo non fare effetto sul quel corpo slanciato.
"E a te chi ha detto che devi starmi a fissare? siediti con me, devi mangiare qualcosa Tania, non ti porterà a nulla di buono questa dieta eccessiva!"
Sarah è l'unica a conoscenza del mio problema. Da ormai due anni non riesco ad essere in sintonia con il mio corpo; quando mi guardo allo specchio vedo solo grasso e orrore. Sarah mi ripete in continuazione che non va bene, che dovrei parlarne con mia madre e risolvere il problema.
Non mi piace quando Sarah mi dice queste cose. So che vorrebbe solo aiutarmi ma non lo trovo giusto: Lei è bellissima e con un corpo da urlo, non può capire cosa si prova ad odiarsi.
Decido di non risponderle e di sedermi accanto a lei. Sarah resta immobile per qualche istante prima di fissarmi negli occhi. Ci fissiamo per minuti a me infiniti e non capisco, non riesco a capire come io possa arrivare a dire cose così cattive su di lei.
Un silenzio imbarazzante si crea tra noi e vorrei solo scappare via da tutto. Odio non riuscire a godermi a pieno la vita.
"Mangialo tu."
Senza lasciarmi il tempo di replicare mi porge il panino e mi sorride.
"Così forse mi odierai un po' meno..."
---
Finisco il racconto con un groppo in gola, vorrei poter urlare e far uscire l'uragano che è in me.
"Non avevo mai capito davvero Sarah. Lei riusciva a leggermi dentro, sapeva che la mia amicizia per lei era contrastata da un sentimento più crudele: l'invidia."
Stavo solo guardando le stelle, capitolo 3 testo di Juliax_98