La cosa più triste è l'illusione

scritto da Stella del Vespro
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo Stella del Vespro

Testo: La cosa più triste è l'illusione
di Stella del Vespro


In quegli ultimi tempi sono stata molto indecisa. Da quando sono venuti a trovarci i miei amici americani ho maturato una convinzione, ho capito che l’unico ragazzo adolescente ma non per questo psicolabile sta dall’altra parte del pianeta.
Lui, suo fratello, sua sorella, e i loro genitori, nostri amici intimi da tantissimi anni, erano venuti a stare con noi per circa venti giorni, nel periodo di Pasqua.
Quando entrò a casa mia mi aspettavo di rivedere Alec (usavamo chiamarlo così, come diminutivo di Alexander), il ragazzino basso e paffutello con cui giocavo qualche anno prima ad Hartford. Beh, sicuramente non mi aspettavo di vederlo così cambiato.
Era cresciuto, nella voce, era alto, slanciato, anche devo dire piuttosto bello, ma nello stesso tempo aveva conservato il suo modo di fare scherzoso, un po’ da bambino. Tutte queste considerazioni furono elaborate dalla mia mente solo per qualche secondo, giusto il tempo di ricambiare un sorriso, un abbraccio complice e nostalgico, “Hello, Alec!”, e subito mi sembrò strano chiamarlo con quel soprannome un po’ da bimbo.
Aiutai lui e gli altri a sistemare le valigie, ero proprio felice di rivedere amici che non vedevo da così tanto tempo! Ero sicura che sarebbero stati dei giorni meravigliosi, ricchi di esperienze nuove, di emozioni, di ricordi… E avevo ragione.
I primi giorni trascorsero senza che io nemmeno me ne accorsi, il mese di marzo era particolarmente tiepido e soleggiato, e io ed Alec facevamo lunghe passeggiate. Mi piaceva portarlo in posti carini, particolari, volevo fargli vedere cose che poi, al suo ritorno ad Hartford, non avrebbe dimenticato. Parlavamo molto io e lui, ci scambiavamo ricordi, condividevamo esperienze ed emozioni delle nostre vite, vite così lontane, ma che poco a poco si rivelavano ai nostri occhi essere molto simili e vicine.
Il posto dove andavamo più spesso era al mare. Stavamo ore a passeggiare, e ci mettevamo a giocare con le onde, per poi finire al tramonto, bagnati fradici, infreddoliti, esausti ma esageratamente felici, a guardare il sole che andava scomparendo e il mare che si tingeva di rosso.

Una sera, l’ultima prima che arrivasse il giorno in cui lui sarebbe dovuto tornare in America, a milioni e milioni di chilometri da me, eravamo rimasti io e lui a casa, nella casa di campagna, mentre tutti erano fuori a godersi le ultime serate prima della grande partenza. Alec non sembrava affatto entusiasta di ripartire. Quanto a me, non lo ero nemmeno un po’. Ero rimasta in camera mia, a pensare, sapevo che lui era nella stanza accanto e provavo una sensazione strana, mi sembrava di sentirlo, quasi, il tempo che inesorabilmente passava, minuto per minuto, secondo per secondo.. Fino ad ora non mi ero posta il problema che lui sarebbe tornato a casa sua. Ma quella sera era proprio l’ultima, e dopo avrei dovuto fare a meno della sua compagnia… Mentre ragionavo su questi miei pensieri, sentii Alec che bussava alla porta della mia stanza. Uscimmo fuori, nel terrazzo. Sapevo che era l’ultima volta che avremmo guardato il cielo insieme, e lo sapeva anche lui. La notte era limpida, le stelle brillavano, il vento era fresco e piacevole. Ricordo di aver pensato ironicamente, in quel momento, che l’unica cosa che mancava per rendere l’atmosfera perfetta era un sottofondo musicale molto soft e romantico. E un bacio. Il bacio, quello c’è stato, un bacio disperato, avido. Abbiamo passato la notte là, ridendo, piangendo, felici, consapevoli del fatto che fra qualche ora quell’incanto sarebbe finito.
La mattina dopo ho dovuto salutare tutti, non riuscivo a non piangere, voglio bene a quella famiglia come se fosse la mia. Prima di separarci io e Alec siamo rimasti un po’ insieme, il tempo che lui mettesse le ultime cose in valigia. Mi stringeva forte, restammo abbracciati per qualche minuto senza dire o fare nulla. Volevo solo che il tempo si fermasse, cercavo di non pensare a nulla, volevo memorizzare ogni singolo centimetro del suo corpo, e cercavo di fissare la sua immagine chiara nella mente, il suo profumo, la sua pelle, il suo sapore, la sua voce.
Giunse il momento in cui non rimase più nemmeno un attimo. Mentre la macchina metteva in moto io mi asciugai le lacrime e gli sorrisi. Si girò a guardarmi un’ultima volta. Mi sorrise anche lui fra le lacrime.

Sono qui, nel giardino della mia casa in campagna. Mi manca da morire.. e non so cosa fare, mi manca. Mi aggrappo ad ogni suo segno, ad ogni sua telefonata, ogni messaggio, ogni email.. La mia vita è diventata solo un ricordo, non c’è nient’altro, mi sembra di avere soltanto vegetato prima. Odio questa situazione. Sono qui, impotente, e l’unica cosa che ho è praticamente irraggiungibile.
Guardo il cielo… le nuvole sono ferme. Chissà se le nuvole che sta guardando lui sono simili…
La cosa più triste è l'illusione testo di Stella del Vespro
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