L’uomo dai capelli di rame
Molto tempo fa, in una miniera di diamanti del sud Africa, lavorava una colonia di più di duemila minatori. Era un lavoro massacrante: ore e ore del giorno e della notte trascorse giù nelle viscere della terra a cercare diamanti, fra le polveri degli scavi ed i rumori assordanti della dinamite che veniva fatta esplodere in continuazione, senza parlare del pericolo di crolli! tutte le settimane c’era qualcuno che non risaliva più, che non tornava più a casa ma rimaneva sepolto là, giù in fondo alla miniera, fra quella moltitudine di cunicoli e di gallerie.
Quando finivano finalmente il turno di lavoro, distrutti dalla fatica e spossati i minatori tornavano nei loro alloggi per mangiare e riposare per sole poche ore, mentre altri davano loro il cambio.
Sembrava un inferno quella vita. Il salario era buono, chi vi lavorava erano per lo più ex-ergastolani, fuggitivi e briganti d’ogni razza, disperati in cerca di una salvezza economica per loro e per la loro famiglia che avevano però lasciato lontano.
Uno di questi era Bernard, un parigino dai capelli rossicci, magro e sempre ombroso e che non parlava quasi mai con nessuno; aveva accettato quel lavoro perché si guadagnava bene e voleva permettere ai suoi due figli di frequentare l’università di Parigi.
Per quei tempi frequentare le scuole era roba solo per ricchi, e Bernard proveniva da una famiglia povera e non poteva certo permettersi un onere di quel genere, tanto meno per entrambi i sui figlioli! Ma non importa, lui voleva a tutti i costi che la sua famiglia fosse rispettata e ammirata da tutti, sognava che un giorno avrebbe guadagnato molto e avrebbe potuto così consentire alla sua famiglia di trasferirsi dal quartiere povero in cui dimorava alle vie più sfavillanti e lussuose del centro di Parigi. La sera, prima di addormentarsi, fissava il soffitto e ripassava mentalmente le sue ambizioni: “un giorno lo troverò quel filone di diamanti!” si ripeteva, “sarò io il primo a scavare!” mormorava fiero, “sistemerò la mia famiglia e vivremo nel lusso per generazioni!” mugugnava sobbalzando sulla branda, ma intanto non capiva le lettere della moglie Josephine che gli scriveva ogni giorno. Lei gli chiedeva di tornare, tentava di dissuaderlo che non era indispensabile che lui rischiasse la vita ogni giorno per la sua famiglia. Avrebbe voluto fargli capire che lei e i loro figli avevano bisogno di lui per essere felici e non di tanto denaro guadagnato al prezzo della lontananza e del rischio. Ma lui niente, non sentiva ragioni, continuava a ripetersi che prima o poi l’avrebbe trovato quel filone di diamanti che sognava pure la notte.
Ma intanto i figli crescevano ed era chiaro che avessero bisogno di un padre. Non facevano che bighellonare tutto il giorno per la strada con dei ragazzacci, altro che università! Josephine, povera donna, non riusciva a fare tutto da sola: di giorno lavorava come lavandaia e la sera, per poter tirare avanti, si portava a casa il lavoro da stiratrice… non poteva certo seguire i figli come si conveniva! Finché un giorno non ebbe più notizie del marito, nemmeno i soldi che lui le inviava a casa arrivarono più, e lei perse le speranze, lo credette morto in miniera, deperì e si ammalò gravemente di tubercolosi. I figli ormai avevano preso una brutta strada, bazzicavano per le vie di Parigi e vivevano di piccoli furti ed imbrogli, passarono pure qualche periodo in prigione… la sfortuna si era accanita su quella casa.
Un giorno suonò la porta e la pia donna che accudiva per pochi soldi Josephine ormai morente andò ad aprire: gli si presentò di fronte un uomo distinto, dall’aspetto tronfio, si trattava sicuramente di un nobiluomo, ma che ci faceva al capezzale di una moribonda?
Lo fece accomodare in camera da letto da Josephine e lui entrò senza dire una parola, la vide nel letto e la fissò negli occhi e la guardò come se da un momento all’altro dovesse esplodere in un fiume di parole, e così fù.
Josephine riconobbe subito in quell’uomo il marito Bernard e capì che aveva finalmente trovato quello che cercava ed ora era un ricco signore borghese. Lui cominciò a raccontarle con entusiasmo tutto ciò che gli era successo, le parlò dei grossi diamanti che estrassero dal filone che lui aveva scoperto e delle ricchezze che ne aveva ricavato, senza quasi accorgersi che sua moglie stava per morire, che i suoi figli erano ormai perduti.
Solo dopo le poche parole che la donna riuscì a sussurrargli Bernard realizzò il suo tremendo fallimento: la bramosia di potere e di ricchezza, seppur cercata e voluta per il benessere della propria famiglia, l’avevano accecato e distolto da quello che veramente i suoi cari si aspettavano da lui.
L’uomo dai capelli di rame aveva finalmente trovato quello che tanto cercava, ma aveva perduto per sempre la sua famiglia.
L'uomo dai capelli di rame testo di equinozio