Il cavaliere stanco si fermò al guado del rio bravo a rimirarlo calmo anche se mille voci correvano nel vento.
Raccolse, chinandosi. una stella di rosadea e lo fece senza scivolar di sella: annusò il fiore pensando di dover cavalcare ancora… ma il cavaliere era proprio stanco, stanco di girovagar da sempre tra rocce tutte uguali di cartapesta e fiumi di languori cantati in coro come in tempesta…
La maledizione del suo nemico brujo copriva gli ultimi orizzonti di pensiero; perseguitava lui ed il suo cavallo: con voci così diverse ma portate tutte dallo stesso vento e canti di sirene o risa di sdegnose jene.
Il cavaliere stanco spinse all’improvviso i suoi talloni e caracollò deciso verso l’altra sponda immergendosi nel guado da cui non ne uscì che un’onda.
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