Lutto cerebrale
È uno strano giorno, questo.
Ho la mente sgombra, eppure avverto
il peso muto di un lutto che mi abita la testa.
Oggi non c'è nessuno con me;
non esco, non rido, non parlo da otto ore.
Non riesco a sollevare il mio corpo dal pavimento,
sebbene sia gelido.
Mi trema l'occhio destro,
e ripenso al mio sogno:
i tre colpi alla testa, senza morte,
ma il quarto, in bocca, che è stato fatale.
E mi rammarico di non avere qui con me un fucile,
in questo giorno di lutto -il mio lutto cerebrale.
Eppure, mi sento finalmente libera dal mio stesso essere:
prendo il fucile, e non ne carico tre di colpi, ma uno.
Uno solo, e mi sparo in bocca.
Penso alla vita come a una sfida
da cui esco vincitrice:
perché sono riuscita a essere me stessa,
sono riuscita a sentire la mia essenza.
E infine, dopo aver scoperto chi sono,
non mi resta altro che l'abisso.