Tele incomplete

scritto da Roland DiTiz
Scritto Un anno fa • Pubblicato 12 mesi fa • Revisionato 22 giorni fa
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Un incontro d'addio
- Nota dell'autore Roland DiTiz

Testo: Tele incomplete
di Roland DiTiz

Alcune  tele incomplete giacevano abbandonate a loro stesse lungo la parete sotto il portico.
Anche sulla splendida panchina all'ingresso del giardino che una volta accoglieva dialoghi amorosi o bisbigliati segreti portava un abbozzo di paesaggio invernale con una profonda pennellata in nero quasi a volerne cancellare la vista.
Ispirazioni mai veramente nate, così le aveva definite Federico quando, la sera prima, la sorella Anna era tornata col desiderio di rivedere, dopo così tanto tempo, la loro adorata casa.
Un ultimo desiderio espresso in solitudine dopo le che la diagnosi si era rivelata nella sua spietatezza.
Ora Anna guardava quei colori, i pennelli e le tele alcune solo abbozzate, le portavano un dolore profondo e una certezza, Federico non avrebbe mai più ripreso a dipingere.
Lui che era stato il vanto della famiglia, aveva vinto premi e esposto nelle migliori gallerie d'arte era purtroppo finito.
La morte che aveva raggiunto nel sonno la moglie eveva strappato a Federico l'intera anima.
Lo vide comparire sulla porta finestra del soggiorno con classica tazza di caffè, lui non si accorse della sua presenza seduta dov'era in una zona scura del portico.
Fu lei a parlare “Come stai, Federico?”, lui appariva vecchio e rassegnato, si sedette vicino alla sorella appoggiando nel contempo la tazza sul tavolino.
Le cose non erano andate molto bene nemmeno per lei, anziana e malata da mesi era lo spetttro di se stessa ormai,
Federico guardò la sorella e trovo due occhi determinati ma stanchi e tristi, abbassò allora lo sguardo edisse “Dopo la morte di Maria sono rimasto comunque qui. Ma non posso essere più lo stesso che ero, ho perso tutto.”
Lei fece per rispondere ma lui continuò “Guardati intorno e dimmi cosa vedi, lavori incompiuti e vuoti, come me, non ho altro che questo.”
Rispose “Non sono venuta fin qui per vederti gettare al vento la tua passione e la tua vita!”
"Quale vita?" urlò. "Quale vita posso sopportare ancora?" e iniziò a piangere tutto il suo dolore.
Lei lo abbracciò dicendo “ Non ci vediamo da anni e ormai siamo rimasti soli, ognuno con la sua tragica storia e una vita al crepuscolo senza possibilità alcuna di rivalsa.”
Lui non riusciva a dire nulla, tremava e piangeva con le mani strette a pugno.
Allora lei gli prese la mano, come faceva da bambina quando voleva guidarlo, “Abbiamo ancora una cosa da fare …” , disse e lo condusse a quella che era stata la loro stanza dei giochi, un' altra vita prima .
Un vecchio divano dominava la scena, si sedettero insieme, Federico la guardò senza capire cosa stesse per accadere.
Anna prese allora dalla borsa un piccolo flacone di vetro, lo porse a lui, “Brindiamo ad una vita incompiuta!” gli disse prendendone un secondo dalla borsa.
Federico la guardò con severità, uno sguardo stupito e nello stesso tempo rassegnato, “Brindiamo a tutto quello che sarebbe potuto essere.” aggiunse “Eccomi Maria” ed entrambi bevvero un ultimo sorso.

Tele incomplete testo di Roland DiTiz
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