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Non era fame
quella che guidò la mano,
ma una sete sottile,
una domanda senza voce
che premeva dietro gli occhi.
La mela non brillava di colpa,
era solo peso e profumo,
una promessa silenziosa
di ciò che ancora non aveva nome.
Nel morso
si aprì la luce,
e con essa l’ombra:
il sapere che divide,
la verità che non consola.
Cadde l’innocenza
come un velo leggero,
non strappato
ma lasciato andare.
Da quel seme
nacque il pensiero,
e con il pensiero
la libertà di scegliere,
anche il dolore.
Da allora l’uomo cammina
con una domanda tra le mani
e il ricordo di un giardino
che non può più essere ignorato.