Il dolore di Oliver (GIOCO DI DICEMBRE)

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Il dolore di Oliver (GIOCO DI DICEMBRE)
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Testo: Il dolore di Oliver (GIOCO DI DICEMBRE)
di dart

Niente è più caldo e sicuro dell’abbraccio di una madre o delle mani di un padre, spesso piove con il sole e il temporale ci impiega poco ad arrivare, nonostante sembri lontano. La vita ha più emozioni e volti, come il cuore, e i rapporti si incrinano come uno specchio rotto.
Niente è più bello e sicuro del sorriso di una madre, niente può farti sentire più forte delle parole di tuo padre e la vita quando ci sono tutte queste cose sembra che non abbia nient’altro che possa riscaldarti, da questo amore si può solo cominciare a sognare, a catturare quei sogni che ci sembrano così lontani, che volano in alto dove l’uomo non può arrivare, quei sogni visibili solo al sognatore, quei sogni che sono derisi e per questo devono essere protetti, proprio come farebbe una madre o un padre.
Per inseguire i sogni ci vuole coraggio, bisogna crederci con tutto il cuore e non arrendersi mai, questo gli aveva detto sua madre, sorrideva, lo guardava con quegli occhi pieni d’amore ed Oliver si sentiva vivo, non più così diverso dal mondo.
Un viso dolce pieno di speranza e coraggio, un viso pieno di luce che regala solo sorrisi, una madre sognatrice che non smetteva di abbracciarlo, baciarlo e di chiamarlo amore.
Suo padre era diverso, più duro e distante, meno portato per le carezze, ma in quelle poche volte in cui Oliver lo aveva visto sorridere davvero, allora quel sorriso gli sembrava anche più bello di quello di sua madre, forse perché poco usato, quel sorriso brillava, ma erano molti di più gli sguardi severi e i silenzi, che quei momenti di gioia.
Sua madre era bella, sembrava così calda quando lo abbracciava, non una sola volta che gli abbia detto che non poteva farcela, non una sola volta che non riuscisse a sorridere, anche quando le si rompeva il vestito o dimenticava la borsa, sorrideva e parlava della bellezza del mondo, riusciva a vederla ovunque, quando c’era un temporale, quando andava via la luce ed iniziava a giocare a nascondino, suo padre dava pochi abbracci, però quando accadeva era speciale, come il posto più bello del mondo, lui non giocava, ma era in grado di far ritornare la luce, usciva, scendeva sotto e poi come per magia, ecco che la luce ritornava, Oliver avrebbe voluto la sua forza, la sua sicurezza.
Sua madre al contrario lo prendeva in giro quando era troppo serio e tornando diceva: smettila di giocare è tardi, poi lei lo guardava, lo fissava e scoppiava a ridere, una risata chiassosa e felice, una risata contagiosa tanto che Oliver non riusciva a trattenersi ed in fine veniva contagiato anche suo padre.
Con questi genitori si può solo essere felici, da loro si può partire verso il mondo, con loro si può affrontare tutto e gli incubi non fanno più così paura, con loro il mondo è semplice e Oliver si sentiva più forte.
Ma alcune volte accade che durante una giornata di sole, quando i raggi splendono e sembrano riscaldarti la pelle e le ossa, che in lontananza, un tuono decida di gridare, non diresti mai che faccia parte di quella giornata, pensi che quel tuono non sia per te, per il tuo paese, città o casa, credi , o almeno credeva Oliver, che fosse un rumore lontano, magari era caduto in Africa o in Germania, non certo ad un palmo dal suo cuore.
Eppure basta poco al tempo per cambiare, le nuvole scure riempiono il cielo, i lampi abbagliano gli occhi ed i tuoni fanno tremare il cuore, è buio anche se è giorno, l’aria è fredda e il corpo trema mentre lo stomaco sembra voler scappare via, bastano pochi attimi ed il temporale è già iniziato.
Basta poco prima che quel temporale diventi tempesta e si porti via i sorrisi di una madre , bastò poco ed Oliver in quella che sembrava una giornata d’estate, restò solo, sotto la pioggia, senza più nessuno, senza più il giorno, perché ormai era buio.
Bastano pochi attimi a cambiare una vita, o più vite in una sola volta, la strada bagnata, le luci che si avvicinano troppo, i lampi e il tuono, un rumore forte, poi il frastuono e la pioggia che si ferma come il tempo, mentre il sorriso di lei si spegne perché tu sei stato distratto.
Oliver lo sapeva, doveva guardare prima di fare un passo, ma ormai era troppo tardi, vedeva solo la gente correre e non sentiva più nulla, non riusciva a respirare, non riusciva a gridare, a muovere le gambe o le mani, tremava e piangeva, anche se non voleva, non è possibile pensò, era solo un giorno d’estate.
Oliver era un bambino taciturno, molto timido e maldestro, come se non bastasse era cicciottello ed aveva la “r” moscia, ora si capisce bene perchè alcune volte la natura può essere matrigna e che le sfighe quando ci si mettono d’impegno arrivano tutte insieme.
In compenso però aveva gli occhi più belli che si potessero immaginare, di un blu intenso, profondi, agitati, forti, così forti che quando ti guardava sembrava poter leggere la tua anima, sembravano gli occhi di un’altra persona, quelli di un’anima antica, aveva un sorriso educato, ma lo stesso sguardo e la stessa luce di sua madre, poi ad otto anni quella luce, quella magia che il mondo ancora non ci ha rubato risplende come mai nella vita.
Sua madre gli aveva parlato del dolore, gli aveva detto che tutti nella vita soffrono, ma il dolore non è qualcosa da sconfiggere, bensì qualcosa da capire, gli aveva detto che il dolore accomuna tutti, proprio come i sogni e l’amore e che di lui non bisogna aver paura, il dolore unisce gli uomini, il dolore ci rende veri e se viene compreso unisce e non divide.
Oliver non capiva, Oliver aveva solo paura, non voleva soffrire, in realtà lui associava il dolore a qualcosa di fisico, non aveva compreso, come poteva, però quando quel giorno d’estate finì, quando il temporale arrivò, quando la pioggia cadde così forte da far male sul viso, Oliver lo vide, Oliver riconobbe il dolore; quello era il ricordo del suo primo dolore, del dolore più forte che avesse mai provato.
Il dolore di Oliver (GIOCO DI DICEMBRE) testo di dart
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