BALENOTTERA AZZURRA E GATTO SELVATICO

scritto da friede
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Breve favola per bambibi e adulti
- Nota dell'autore friede

Testo: BALENOTTERA AZZURRA E GATTO SELVATICO
di friede


Stava nuotando lungo la riva del mare, là dove l’acqua era un po’ troppo bassa per lei.
I suoi eco-scandagli le avevano segnalato il pericolo, ma la balenottera Azzurra era stranamente at-tratta da tutto quel verde che scorgeva al di sopra della linea del suo orizzonte.
Poi… poi c’erano degli echi inusuali che nelle profondità degli abissi non le era mai capitato di in-tercettare. Vibrazioni ritmiche sconosciute si mescolavano a una serie di stimoli sonori e a onde che viaggiavano lungo percorsi ignoti. Era tutto un frastuono di segnali incrociati che stava proprio al limite della sua capacità di decodificazione ma che l’allettava come se si trattasse di un richiamo familiare. Forse, qualche generazione prima, una sua antenata aveva fatto un’esperienza simile e adesso, in una maniera inspiegabile, attraverso il codice delle generazioni, le arrivava il messaggio.
Azzurra era un po’ impaurita, ma la curiosità prevalse sopra qualsiasi norma di prudenza, così con-tinuò a bordeggiare ancora per un tratto prima di decidersi a prendere il largo.
Esattamente nel punto in cui una sottile lingua di sabbia si allungava come una cresta verso il largo, notò un oggetto strano che galleggiava sospinto dalla brezza del mattino. Era una specie di zattera di foglie e rami trasportata fin lì dalla corrente impetuosa del fiume. Aggrappato a quel precario so-stegno, tremante di paura e incapace di salvarsi, c’era un bel giovane gatto selvatico che miagolava disperato. Azzurra non ne aveva mai visto uno prima ma capì dall’andamento delle emissioni sono-re che quella piccola bestiola era terrorizzata e che sarebbe morta senza il suo aiuto.
Allora il cetaceo si mise in linea con la direzione della corrente e attese fino a quando la zattera le arrivò tanto vicina da sfiorarle il muso. In quel preciso istante la balenottera s’immerse con estrema cautela per poi risalire al di sotto della zattera, facendo in modo che quel groviglio vegetale rima-nesse impigliato alla base della sua imponente coda slanciata.
Il gatto non comprese affatto di trovarsi issato sulla schiena di una balena ma, d’altra parte si rese perfettamente conto di non avere toccato terra. Fu l’odore della pelle rugosa a ricordargli che tal-volta i pescatori avevano trascinato a riva degli animali come quello sul quale ora fortunosamente galleggiava. Il giovane felino non ebbe nemmeno il tempo di spaventarsi o di pensare a come avrebbe potuto salvarsi nel caso in cui il cetaceo si fosse improvvisamente inabissato.
La balenottera stava già nuotando velocemente verso l’arenile e al gatto non rimase altro che tentare di mantenersi ben equilibrato per non piombare in acqua.
Passarono solo pochi minuti prima che il ventre tondeggiante di Azzurra raschiasse la sabbia della riva. Il gatto calcolò la distanza e con un lungo balzo planò sulla carena di una barca rovesciata. Era salvo. Si volse un attimo prima di sparire nel sottobosco umido e odoroso. L’ultima immagine che i suoi occhi captarono fu quella della balenottera che si dibatteva, stremata e morente, proprio nel punto in cui il sole si apriva la strada come un immenso fiore di luce che sbocciava fra la terra e l’acqua.
Azzurra si lasciò sprofondare in tutta quella luminosità che era liquida, tiepida e vibrava di suoni che si accordavano con un vorticare di tinte intense e variegate, come se un immenso arcobaleno fosse stato rovesciato tra una riva e l’altra dell’oceano… scivolò sempre più giù fino a toccare il fondo dell’abisso. Quando arrivò a sfiorare l’arena, si sentì pervadere da un sonno imperioso che la costrinse a dormire nonostante si sforzasse di restare sveglia per vedere, per capire quanto le succe-deva. Il cetaceo si adagiò infine su un fianco, immobile.
Dormì un sonno tanto lungo che nessuno sarebbe stato capace di calcolare quante generazioni nac-quero e quante si susseguirono sui pianeti e negli oceani.
Mentre le ere mutavano trascinando le costellazioni nel vortice dell’universo, Azzurra si fece sem-pre più piccola e compatta fino ad assumere la consistenza e l’aspetto di un cristallo nero, lucido e tondeggiante. Quando un uragano più violento degli altri sollevò immani colonne d’acqua, alghe molluschi crostacei ciottoli tutto fu spazzato via e catapultato nell’atmosfera per ricadere poi a chi-lometri di distanza, là dove c’era di nuovo bonaccia.
Falce di Luna, un’adolescente che apparteneva a una delle ultime tribù indiane che abitavano quei luoghi, stava passeggiando lungo la battigia: il suo piccolo piede sfiorò quella pietra, nascosta fra la sabbia e le alghe. Meravigliata del ritrovamento, non aveva mai visto simili sassi fino allora,
raccolse il cristallo e lo sciacquò poi nelle onde che sfioravano leggere di spuma le punte delle sue dita.
Quell’inaspettato regalo del mare le piacque in modo speciale: decise di farne un amuleto. Sul petto dorato della ragazza il cristallo sembrò brillare di una luce nuova, più intensa e misteriosa.
Nella sua lunga felice esistenza Falce di Luna sperimentò poi infinite volte i poteri benefici che la pietra conferiva a chi la possedeva ma non seppe mai di avere incontrato Azzurra e di averla rac-colta per sé.







BALENOTTERA AZZURRA E GATTO SELVATICO testo di friede
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