PESCI
Tratto da Orchidea - romanzo - Alessandro Maiucchi
Camminava con passo rapido, tra un'ombra e l'altra del viale. Il sole del primo pomeriggio era davvero impietoso, e malgrado il top e i calzoncini coordinati la ragazza era accaldata. Attraversò la strada per sfruttare l'ombra di un alto edificio, quindi rallentò, finalmente salva dai raggi oppressivi del sole di luglio.
L'aria era decisamente migliore, ma non abbastanza.
Accese il cellulare e compose l’ultimo numero chiamato.
«Sono al porto... all’indirizzo che mi hai dato non c’è nessuno, cosa faccio?»
Ascoltò la voce per qualche secondo, poi chiuse la comunicazione e spense di nuovo il telefono.
Si diresse verso la zona settentrionale del porto, per ingannare l’attesa guardando le splendide imbarcazioni che vi stazionavano. L'ultima zona d'ombra prima del molo era di fronte ad un grosso negozio di articoli per la pesca, aperto tutto il giorno tutti i giorni, durante la stagione.
«Ehi, Lou, vieni un po’ qua...»
Udì la voce provenire dall'ombra all'interno del negozio, e diminuì l'andatura.
«Cristo, che bocconcino...»
Guardò di lato, oltre la lente destra degli occhiali da sole: erano due uomini. Quello che aveva parlato per primo doveva essere il padrone della bottega, un uomo panciuto sulla sessantina con dei piccoli baffi ed un sorriso sornione. L'altro, quello di nome Lou, era l'archetipo del pescatore: pelle bruciata dal sole, muscoli forti come quelli di un cavallo da tiro, e rughe scavate dal vento.
La ragazza continuò a procedere, ondeggiando i fianchi come al suono di una musica segreta.
«Lou, ti va di sostituirmi...» disse l'uomo panciuto.
«Neanche per sogno, Phil, hai le tue responsabilità verso il lavoro...»
Le ultime parole si persero nel rumore delle onde che si infrangevano senza convinzione contro il molo, mentre chi le aveva proferite era già lontano.
«Ciao, io sono Lou.»
Aveva fatto una breve corsa per affiancare la ragazza, la quale ad onor del vero non aveva fatto nulla per seminarlo.
«Buongiorno» disse lei occhieggiando da sopra le lenti.
Il sangue di Lou stava cominciando a scaldarsi.
«Come mai sei in giro con questa calura?»
«Calura questa? Ho vissuto situazioni molto più calde!» disse lei con un sorriso.
«Il mio nome è Lou. Lou Bringham, probabilmente hai visto la pubblicità...»
«Sei quel Lou Bringham?» disse lei con aria educatamente strafottente: il nome dell'altro campeggiava su alcuni cartelloni scritti a mano che aveva notato pochi minuti prima.
«Già» disse lui con l'aria del grande attore che viene riconosciuto per strada a Beverly Hills.
Sembra deficiente, pensò lei, quadra con la descrizione...
«Il mio nome è Julia Roberts»
«Uh, come l'attrice...»
Si, è proprio deficiente.
«Esatto. Sai dove posso trovare un bar dove bere qualcosa di veramente fresco?»
Sentiva che il pesce stava spiluccando l'esca.
«Se vuoi possiamo andare giù da me» disse lui inghiottendo amo e lenza. «Ho un'attività di pesca sportiva, e diversi pesci da mostrare ai visitatori. Ne ho di tutti i tipi...»
Il suo ghigno le faceva quasi pena.
Dopo una manciata di minuti erano all'ombra, abbracciati dall'aria condizionata, con un drink pieno di ghiaccio per combattere la calura.
Era un posto davvero incantevole. Rustico ma elegante, arredato in stile marinaresco da una mano inaspettatamente dotata. L'ufficio in cui si trovavano era leggermente sopraelevato, ed era isolato termicamente dal resto della struttura, dedicato alle attrezzature ed alle grandi vasche contenenti pesci coloratissimi.
«Lou, cosa sono quei pesci laggiù? Sembrano splendidi...»
«Lo sono. Ti va di dar loro un'occhiata, Julia?»
«Magari» disse lei, guardandolo oltre l'orlo del bicchiere appannato dal ghiaccio.
Scesero nell'ambiente sottostante, dove la temperatura era piacevole malgrado i timori della ragazza. L'acqua del mare faceva dondolare le imbarcazioni legate in fondo al capannone, dove una parete mobile le separava dall'oceano. Passarono accanto a numerose vasche, presso le quali Lou si dilungò in descrizioni sui relativi abitanti, e sulle loro abitudini alimentari.
«Questa è il vero fiore all'occhiello della mia collezione» disse l'uomo. «La vasca è popolata da trenta pirana, arrivati qui direttamente dal Brasile... Vedi questo buco circolare sul tetto? E' da qui che dò loro da mangiare.»
Prese un pezzo di carne dal frigorifero poco distante usando delle pinze, quindi sollevò il piccolo coperchio e introdusse il boccone nella vasca.
Dopo pochi secondi si scatenò l'inferno: i piccoli diavoli si avventarono sulla preda, mentre Lou teneva il coperchio vicino al bordo per evitare che nella foga uscissero fuori.
«A volte affitto la vasca alla malavita locale... ci deve essere una mano lì sotto da qualche parte... scherzo! Mangiano solo carne di manzo, stai tranquilla...»
La ragazza in effetti non si era scomposta.
Per nulla.
«Mi avevi parlato di altri pesci», disse passandosi la lingua sulle labbra.
Poco dopo erano sdraiati sul mucchio di reti da pesca posto al centro di quell'ambiente. La pelle di Lou era salata come se l'era immaginata, e ruvida come quella di uno squalo. Lui cominciò a baciarla in modo trattenuto, forse timoroso della reazione di lei.
«Ehi, Achab! E' tutto qui quello che sai fare?» disse lei mettendogli una mano sulla patta dei jeans.
Era il segnale atteso. In pochi secondi la barba ispida del pescatore le aveva lasciato dei segni rossi su tutte le superfici esposte, mentre le sue mani esperte le avevano sfilato senza danni il top e gli shorts, lasciandola in tanga. Lei approfittò del fatto che l'altro era sbilanciato per gettarlo di schiena sulle reti e sbottonargli i pantaloni. Il pesce che la attendeva le ricordava il barracuda: era di taglia piccola, ma sembrava un pessimo cliente.
Dopo quasi un'ora i segni sul suo corpo erano viola, e quello continuava a pomparla come se dovesse riempirla d'aria e metterla in acqua. Quando finalmente le crollò addosso mugolando lei gemette sinceramente, per la liberazione. Lo guardò nella penombra: non era ancora cotto. Gli salì a cavalcioni e lo sdraiò sulle reti, quindi cominciò a baciarlo sul petto, poi intorno all'ombelico, quindi prese il barracuda tra i denti e cominciò una lunga sfida col temibile predatore.
Ci volle quasi mezzora e tutti i suoi trucchetti, ma alla fine Lou perse praticamente conoscenza.
Lei si alzò e si assicurò che non si sarebbe ribellato, assestandogli una manganellata dietro la nuca. Poi lo sollevò con forza inattesa, ancora nudo, e lo stese a pancia sotto sulla vasca dei pirana.
Sedette a gustarsi lo spettacolo.
Il barracuda era stato introdotto nel buco da dove i pesci ricevevano il cibo, appena la ragazza si fu accertata della robustezza dei nodi che aveva stretto intorno ai polsi e alle caviglie di Lou Bringham.
Pochi istanti dopo, il più intrepido tra loro si avventò sulla preda. Poi un altro. Ed un altro.
Quando tre ore dopo Phil si era andato ad accertare - dopo aver chiuso il negozio - se ci fosse ancora di che divertirsi, aveva vomitato sul pavimento di legno ed era uscito urlando come un pazzo.
Un paio di pirana stavano morendo ai suoi piedi, per la mancanza d'acqua. Erano passati attraverso Lou.
Pesci testo di Demonfly