La timbratura

scritto da Roal
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Autore del testo Roal

Testo: La timbratura
di Roal

Ferdinando stava tornando dalla sua ormai classica passeggiata della pausa pranzo. Faceva caldo quel giorno e si era attardato più del dovuto a rinfrescarsi alla fontanella del giardino centrale dell’azienda.

Diede un occhiata al suo orologio da polso ed a stento trattenne un’imprecazione. Mancavano solamente tre minuti al rientro dalla pausa. Di corsa si affannò giù per il viale, oltrepassò la doppia porta a vetro e finalmente timbrò l’entrata.

“Anche oggi puntuale al millesimo”.

Era il ragazzo della portineria con il quale Ferdinando saltuariamente dialogava. Ancora con il fiato corto accennò un saluto con la mano.

Stava salendo i gradini delle scale rapidamente quando incrociò alcuni suoi colleghi che andavano nel verso opposto.

“Ciao Ferdinando. Stiamo andando a prenderci un caffè, ti unisci a noi?”.

“Mi spiace Lorenzo, ma non posso. Sono appena rientrato dalla pausa ed ho un mucchio di lavoro da finire”.

“Suvvia, ai piani alti non c’è nessuno. Sono tutti partiti per il weekend lungo”.

“E a noi tocca restare qui a sgobbare”. Provò a tagliare corto Ferdinando che lentamente metteva un piede sul gradino seguente.

I suoi intenti furono però vani.

“Hai programmi per il ponte?”.

“No, non farò ponte. Qualcuno deve pur mandare avanti l’azienda mentre voi altri ve ne andate al mare”.

Con un mezzo sorriso Ferdinando accompagnò la sua battuta, che troppo battuta non era. Trovava molti dei suoi colleghi degli scansafatiche, dei lavativi e nulla più.

“Ma non hai letto la circolare sulla chiusura straordinaria dell’azienda per Venerdì?”.

“Di quale circolare stai parlando?”.

“È arrivata qualche giorno fa. Te la giro subito”.

In un attimo la comunicazione era arrivata sulla e-mail di Ferdinando, che la lesse quasi simultaneamente all’invio. 

“Ma cosa significa questo? Io voglio lavorare!”.

La notizia lo aveva profondamente scosso, un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Si sentì perso e tradito. Cosa avrebbe fatto adesso?

Seduto nella sua postazione passò le ultime ore della giornata a riflettere su come affrontare al meglio la situazione. Le alternative erano essenzialmente due: presentarsi o non presentarsi.

La seconda dopo una attenta analisi era stata scartata, era già difficile per Ferdinando dover rinunciare al Giovedì. Due giorni consecutivi di ferie forzate prima del weekend sarebbero stati per lui ingestibili. Doveva lavorare e voleva lavorare. Non lo avrebbe di certo fermato una circolare qualsiasi. 

Sulla prima ipotesi si disse invece che poteva tranquillamente contare sull’aiuto del ragazzo della portineria. Come si chiamava? In quel momento non gli venne in mente, qualcosa comunque come Vittorio o Vincenzo, ma non era poi così importante. Gli avrebbe gentilmente aperto il cancello e salutato come sempre. In fondo perché creare problemi ad un dipendente fidato ed integro come lo era Ferdinando?

Così quel Venerdì si presentò come qualsiasi altro giorno al lavoro. Trovò il cancello principale chiuso, ma questo se lo aspettava.

Si affacciò al gabbiotto del personale di sicurezza, qualcuno in fondo lavorava quel giorno.

“Buongiorno, sono un collega dell’ufficio acquisti. Potrebbe cortesemente aprirmi?”.

Non conosceva neanche di vista quell’addetto alla portineria, il suo piano cominciava a vacillare.

“Assolutamente no. L’azienda è chiusa, se ne vada a casa”.

“Perdoni la mia insistenza, ma devo necessariamente finire alcune pratiche. É una questione di vitale importanza”.

“Non posso proprio farti entrare, l’azienda è chiusa!”.

Accompagnò l’ultima affermazione con uno sguardo quasi di sfida o almeno in tal senso lo interpretò Ferdinando. 

Se era una sfida quella che volevano, non si sarebbe di certo tirato indietro.

Fece un secondo tentativo all’entrata secondaria, ma l’esito fu pressoché identico. Ma dove era finito Vincenzo si domandava, con lui senza dubbio sarebbe stato tutto più facile.

Tornò al suo autoveicolo con un senso di frustrazione e sconfitta. Forse avevano davvero vinto gli sfaticati.

Non voleva tuttavia arrendersi.

Si ricordò di un punto del perimetro dove era possibile scavalcare le mura del complesso e si maledì per non averci pensato prima. Usò il suo autoveicolo come rialzo ed in un battibaleno fu dentro.

Non c’era anima viva all’interno. Con prudenza si incamminò verso la sua postazione. 

Era giunto finalmente all’edificio A02. Stava per entrare quando sentì una voce all’interno. Lo riconobbe: era Vincenzo. Le sue preoccupazioni svanirono all’istante.

Con passo deciso fece il suo ingresso.

“Cosa ci fa qui?”.

Ferdinando prima di rispondere riuscì a leggere il nome dell’addetto alla sicurezza sul suo badge: si chiamava Massimo, ora lo ricordava.

“Massimo ti devo chiedere un favore. Devo assolutamente sbrigare alcune pratiche entro oggi ed i documenti sono nel mio ufficio, ne ho parlato anche con gli altri addetti”.

“E loro ti hanno lasciato passare?”.

“Beh…s-sì”.

“Aspetta! Fammi fare una chiamata”.

Dall’espressione di Massimo, Ferdinando percepì che la sua “copertura” era saltata. Decise quindi di giocarsi tutte le carte in un solo colpo. 

Con rapidità si avvicinò silenziosamente al lettore di badge, tirò fuori il proprio tesserino e lo passò sulla macchinetta. Ora non restava che inserire il codice a quattro cifre per entrare.

“Si allontani immediatamente da lì”. Urlò Massimo.

Ferdinando fece orecchie da mercante e iniziò a digitare il codice.

Fu a quel punto che Massimo lo afferrò per la giacca e lo scaraventò a terra. 

La sorpresa iniziale si trasformò rapidamente in reazione ed in un lampo Ferdinando riuscì a ribaltare la situazione: fece cadere Massimo, prendendolo da terra per le caviglie e si rialzò nell’istante successivo.

Cliccò l’ultimo numero che rimaneva del codice d’accesso.

Bang. Uno sparo lo colpì sulla schiena. Era stato Massimo, ben ligio al proprio dovere.

Si accasciò nell’atrio dell’ingresso, ma prima di perdere definitivamente i sensi udì quel suono a lui tanto familiare. Ce l’aveva fatta. Il lettore registrò il suo ingresso anche per quella giornata ed un sorriso si dipinse sul suo volto sofferente. Era felice. 

La timbratura testo di Roal
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