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Federico si svegliò come ci si sveglia dopo una ubriacatura durata secoli. Non dolore acuto, no. Una fatica piena, diffusa, come se ogni pensiero avesse camminato troppo. Aprì gli occhi senza fretta. Palermo era lì. Non ostile. Solo estranea.
Si alzò piano. Non per rispetto del corpo, ma perché non c’era alcuna urgenza. Indossava ancora ciò che restava di lui: una tunica scolorita, una corona che aveva smesso di essere simbolo, una spada che nessuno avrebbe più voluto impugnare. Oggetti sopravvissuti al senso.
Camminò. Le strade scorrevano accanto a lui come un fiume stanco. Non cercava più i luoghi che ricordava. Aveva capito che non li avrebbe trovati. La città non gli stava facendo un torto. Stava solo vivendo senza di lui.
Un tempo qui si parlava lentamente. Le parole avevano peso, lasciavano traccia. Ora passavano veloci, come tutto il resto. Federico osservava ma senza giudicare. Non ne aveva più la forza. Ogni cosa gli sembrava distante, ma non ostile. Come un parente che non vedi da anni e che non sai più come chiamare.
Si fermò. Guardò una piazza che non riconosceva. Cercò dentro di sé un’emozione forte. Non arrivò. Solo un vuoto quieto, quasi educato. Capì che la delusione era finita da tempo. Era rimasta la resa.
«Non sono in ritardo,» pensò. «Sono fuori tempo.»
Nessuno lo notava. E questo, stranamente, lo sollevava. Essere invisibile era più riposante che essere ricordato. La memoria stanca più dell’oblio.
I piedi lo portarono verso la sua tomba. Non per nostalgia. Per abitudine. Si sedette sul marciapiede, lasciando che il freddo della pietra gli salisse addosso. Era una sensazione familiare. Le pietre non chiedono niente. Restano.
Un cane randagio si avvicinò e si sdraiò accanto a lui. Federico lo guardò a lungo. L’animale respirava piano, senza aspettarsi nulla. Invidiò quella semplicità. Appoggiò la schiena al muro e chiuse gli occhi.
Non pensava più alla gloria. Nemmeno alla perdita. Pensava solo che tutto, anche il meglio, ha un momento in cui smette di servire. E che forse il suo era passato senza fare rumore.
Quando la città si risvegliò del tutto, qualcuno gli lasciò una moneta. Federico non la prese. Non la rifiutò nemmeno. La lasciò lì, come si lasciano le cose che non fanno più differenza.
Restò seduto, con il cane accanto e il giorno che scorreva.
Non aspettava nulla.
E per la prima volta, questo gli sembrò quasi riposo.
2020