Il tempo sospeso

scritto da Fringuello
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Testo: Il tempo sospeso
di Fringuello

                          CARCERE

 

Lo so , ho sbagliato ora devo pagare; sette anni m’ha dato il giudice.

Sono un uomo di quarant’anni e un anno fa ho ucciso senza volerlo un altro uomo.

Avevamo bevuto troppo, e lui s’era messo a scherzare sulla mia donna, io volevo solo dargli una lezione.

Non mi aspettavo che il colpo allo stomaco gli causasse un emorragia interna, ed ora sono qui, omicidio preterintenzionale, con le attenuanti, sette anni.

La vita è fuori di qui, qua dentro è solo tempo, tempo che passa, che deve passare, ma si dilata il maledetto, sembra che duri il doppio del tempo usuale.

Alloggio a quattro posti, due letti a castello, la televisione, libri della biblioteca del carcere, i compagni che ormai non ti possono raccontare niente di nuovo, sono qua dentro da due anni ormai.

L’ora d’aria, vedere il cielo, sedersi sui gradini e guardare le nuvole che passano.

C’è chi corre lungo il perimetro del cortile, chi fa ginnastica, chi respira a pieni polmoni, chi si avvicina a tutti per scambiare due battute, chi sta solo in disparte, come me che guardo le nuvole.

Sono strane le nuvole, ora è una balena, poi un cane, poi altro immerso nel blù immenso, questo blu che mi da la sensazione di spazio illimitato, di libertà.

Mi accendo una sigaretta, la mia donna ogni settimana versa sul conto corrente interno del carcere quanto basta a comprarne mezza stecca allo spaccio, cerco di fumare poco, so che lei quei soldi se li toglie letteralmente di bocca.

Io aspetto il giorno delle visite tutta la settimana, è bella la mia donna, è una tortura guardarla e non poterla toccare, ma è così dolce osservare le sue labbra che si muovono, quasi non sento quel che dice, mi perdo in quelle splendide labbra che si muovono, ti aspetterò mi dice sempre, per me ci sei solo tu, abbi pazienza, il tempo passa in fretta.

Già , in fretta,ma non è così, qua dentro ogni minuto sembra un ora e ogni mese una vita, ma deve finire, lei mi aspetta.

A volte viene mia madre, ha sempre la torta al limone, quella che mi faceva da bambino, quella alla crema invece non posso averla, una stranezza del regolamento non la consente, io la vorrei mangiare tutta, ma la divido con i compagni di cella, ho sempre diviso tutto, ma questa sofferenza che sento, questo senso del niente, l’abbattimento che mi schiaccia ogni giorno non riesco a dividerlo con nessuno.

Forse l’unica cosa che un poco mi da sollievo è la partita a scacchi che ogni giorno faccio con Antonio, così non penso e Antonio è bravo, quanto me.

La televisione sempre accesa, io non la sento più, ma la sera un film lo guardo, e il telegiornale, per mantenere il contatto col mondo di fuori.

Bisogna organizzarsi, darsi un obbiettivo, anche se minimo; così io studio: matematica e filosofia, ridicolo, io che prima mi fermavo alla terza parola crociata, perché non sapevo stare fermo.

Dimenticavo, penso sempre a cos’era la vita fuori, il mio lavoro, carpentiere edile, la partita a poker il sabato sera con i soliti amici, il sesso con la mia donna.

Qua dentro ricordo le volte che facevo l’amore con lei e mi masturbo prima di dormire, sotto le lenzuola, come facevo da militare, la immagino, sant’Iddio quanto mi manca.

All’ora dei pasti ci portano i vassoi, c’è sempre il budino, a me non piace, lo do sempre ad Ernesto, un uomo grasso e bonario.

Lui si sdebita sempre, con qualcosa, siano arance siano giornaletti di tex, oppure una birra, birra buona, Ernesto se fosse fuori sarebbe un gourmet, ma deve fare altri tredici anni e quando sarà fuori sarà vecchio.

Parla Ernesto, parla sempre, non sempre lo ascolto, parla di suo figlio che si è laureato in ingegneria elettronica e lavora all’Aeritalia, di sua moglie che s’è risposata e che non si fa più vedere, del suo fratello minore che fa il pugile e l’anno scorso era nella squadra olimpica.

E delle verdi colline del suo paese, dove cercava funghi, asparagi o andava a caccia, e di quel cinghiale che sembrava morto e poi sparì come un lampo.

Ancora cinque anni penso…forse quattro con la buona condotta, ma Melania, davvero m’aspetterà?

Francesco che dorme sopra di me, è così grasso che a volte penso che la branda si spaccherà e mi cadrà addosso questa montagna d’uomo.

Era macellaio, un giorno è tornato a casa a prendere una cosa, e ha macellato un uomo che stava sopra sua moglie, lei no non l’ha toccata, l’amava troppo, ma lui non aspetta niente, è già morto e risponde a monosillabi, sembra vivo solo quando mangia e noi facciamo a gara per dargli ognuno qualcosa del nostro vassoio, lui non sa dire grazie, ma ti guarda e t’ha detto tutto.

Ma quando mangia la bistecca non ci mette il sale, piange e le sue lacrime salano la bistecca.

Anch’io spesso vorrei piangere ma non ci riesco, non ricordo d’aver mai pianto in vita mia.

Le volte che stavo male, mettevo gli scarponi e andavo al fiume a pescare e non pensavo a niente, e se era di notte andavo al bar di Gino, una birra di fronte, in mezzo al chiasso, e quattro cazzate con gli amici.

A volte rientravo a casa ubriaco, ma raramente, allora Melania mi aiutava a spogliarmi e mettermi a letto, mi guardava un pò severa, ma non mi diceva niente, lei mi ama come sono.

Ma come fa una donna giovane come lei, a rimanere altri cinque anni senza sesso, ed io la conosco è una donna molto”calda”, penso sempre che si stancherà di questa situazione e che si sistemerà e non potrò neanche più vederla il mercoledì.

Ma mi tengo occupato, da Kant al nastro di Mobius ai frattali, ho il mio mondo sintetico, a volte penso che potrei insegnare all’università.

Ma so come sarà la mia vita quando sarò fuori, io , delinquente, non verrò più salutato, gli amici staranno alla larga, nessuno mi darà lavoro, la mia donna laverà le scale per portare il pane a casa, poi un giorno si stancherà ed io impazzirò e poi morirò appeso ad una corda.

E il tempo passa, anzi non passa, si trascina come una lumaca.

Ma oggi ho guardato il calendario, è solo un altro anno ancora…un altro anno.

Io ora conosco la matematica del caos, gioco a scacchi come un campione, e la filosofia non ha segreti per me, la mia mente spazia molto oltre queste quattro pareti, oltre la vita e oltre la morte, oltre il senso ultimo delle cose.

Oggi, oggi è arrivato il grande giorno, ho riavuto i miei pantaloni il mio cinto, il mio portafogli con le monete fuori corso.

Un “capo” mi scorta al portone e mi dice: a mai più rivederci, speriamo dico io.

La luce è fortissima la testa mi gira, non sono più abituato a camminare all’aperto, mi sembra di scorgere Melania all’altro lato della strada.

È lei attraversa la strada, mi viene incontro io sono stordito, sto fermo e l’aspetto.

Quante volte ho sognato questo momento, ancora un secondo e la strizzerò tra le mie braccia…è un sogno.

Un’auto passa correndo, la prende in pieno , lei vola via, io corro, la prendo in braccio,i suoi occhi unici fissano i miei, sento che trema,

lei mi dice: hai visto ti ho aspettato, reclina il capo poi chiude gli occhi e il suo bel cuore si ferma.

Tutta questa luce, tutto questo dolore, li ho sempre pensati separati.

Sta passando un tir, per fortuna ha fretta, corro mi butto in mezzo alla strada e volo, volo.

Poi sento freddo, una luce immensa mi riempie, il tempo non più lento, si è fermato. 

 

Il tempo sospeso testo di Fringuello
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