Florel

scritto da Mary Read
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Autore del testo Mary Read

Testo: Florel
di Mary Read

M.R.:  Non posso raccontare questa storia.

Helena: ‘Perché?’

M.R.:  ‘Perché non è credibile, sembra la trama di un filmetto degli anni settanta…Oggi si chiamano: ‘ghost story’.  E poi non mi va…M’inquieta’.

Helena: ‘Hai forse paura?’ 

M.R.: ‘E di cosa? Di una tua zia, parente o amica, distante migliaia e migliaia di chilometri, dall’altra parte della terra, che ha ottant’anni, non si regge quasi più sulle sue gambe e parla da sola? Sai quante vecchiette conosco che lo fanno?

Helena: ‘Già…Proprio di lei. C’è da averne paura’.

M.R.: ‘Uno strano modo di destabilizzarmi. Credo che tu dica la verità. È questo il punto. Visto che mi hai detto che è sudamericana, cilena o cubana, sai che cosa potrebbe sembrare? Un racconto estrapolato dalla  ‘La Casa degli Spiriti’…’

Helena: ‘Peccato che non lo sia. Tu lo potresti far diventare…’

M.R.: ‘Non ho nessun potere di questo tipo. Io. Senti, ma in che lingua parli con lei?’

Helena: ‘Spagnolo. Perché? Cambia qualcosa?’

M.R.: ‘No, è che mi figuro la scena…’

Helena:‘Ma di quale scena parli? Accidenti a te, Mary! Non dovevo raccontarti nulla!’

M.R.‘E non ti offendere! Dico ‘scena’, perché, quando scrivo, io, immagino’

Helena:‘Guarda che qui c’è poco da immaginarsi, è tutto ‘real’, es verdad’.

M.R.: ‘Io mi figuro la scena, permetti?’

Helena: ‘Certo! L’ho raccontata a te, proprio perché tu possa scriverla…’

M.R. :‘No, no! No, guarda, attenzione, aspetta un attimo. Immaginare, prima. Fermarsi a immaginare. Con calma e dovizia di particolari, che tu mi fornirai. Ok? Io non sono andata in America o dovunque tu sia stata con lei. Poi, poi, con calma: scrivere. Non è come entrare in un mall, prendere le scale mobili e andare al reparto cosmetici e comprare un blush.  Adesso immaginiamo. Sei pronta a raccontare, Helena?’

Helena:‘Devo dirti di sì, sono pronta’

M.R. : 'Si parte. Dove siamo?’

Helena: ‘A Orlando, Florida, Stati Uniti’.

M.R.: ‘Bene. A Orlando'.

 

‘La casa di Florel era una costruzione bassa, coloniale in qualche modo sembrava quasi antica con il suo portico, gli scalini e un patio davanti. Non era una casa solitaria, era ubicata in un quartiere moderno di Orlando ricostruito negli anni 80.
Florel ci abitava prima che Orlando diventasse l’oggetto più costoso sul mercato del turismo americano. Prima che Walt Disney nel ‘67 decidesse di costruire il suo resort.Lei era già lì negli anni sessanta quando tutto sembrava andare a gonfie vele nell’America da sogno di un Kennedy e del suo ‘chiedetevi cosa potete fare per il vostro paese’.La sua famiglia era lì da prima, con Batista, sapevano come sarebbe andata. Si erano riuniti in quella casa e non stavano male rispetto alla casa di Havana, ma mancava un certo odore o calore, forse il forno dove cuocere i pastellitos.
La nonna aveva tentato di dire loro che non era una buona idea, ma l’avevano impacchettata e una notte su una patera, un barco, che, a malapena, teneva a bada il mare, erano fuggiti.
La nonna non si era abituata a quello strano mondo dove tutto luccicava come per il Moplen da noi in Italia e portava degli occhiali scuri, una catena con un crocifisso vistoso al collo e continuava a mandare le sue maledizioni caraibiche a tutti gli americani che si trovavano ‘en su camino’
Poi c’erano ‘gli altri’ che li avevano seguiti. Florel non aveva capito, era troppo piccolina. Lei  intuiva che quegli ‘altri’ erano un bel problema.
Passarono anni e fatti, fatti di strane coincidenze, fatti di curiosi avvenimenti …Florel capì che il suo non era un dono, ma un castigo e che, in qualche modo, doveva conviverci.’

M.R.: ‘Questi fatti e stranezze che racconterò più tardi, quando la voce si abbassa, l’aria s’incupisce e c’è quel particolare silenzio, lattiginoso, che assorbe tutte le cose intorno. Allora sarà il momento di raccontare'.
Helena: ‘Non puoi fare questo!’
M.R.: ‘Sono io che scrivo e tu racconti, ok?
Helena: ‘Va bene, allora scrivi!’
M.R.: ‘Dove eravamo rimasti? Certo. Quando ci sarà silenzio’.
Helena: ‘Qui non c’è mai silenzio!’
M.R.: ‘E cosa ti aspettavi dentro questo recipiente, questo portale carico di scritture, di testi, di poesie…Un virtuale che cammina, che pensa e sogna,  sferragliante sui binari digitali, con tutti questi autori che si affacciano, creano e aprono e chiudono link, entrano con accessi ai pannelli, sbattono, s’impuntano, leggono, si fermano e non leggono più, rileggono, scrivono e riscrivono, a volte si urlano di tutto, sai? Fanno un gran casino e sono sempre di più…di più. Però ci sono presenze buone, buenas, excelentes…Tranquila, creerò il silenzio. Dimmi di quel giorno…Quello al fast food…’
Helena: ‘Va bene, ma poi non dirmi che non ti avevo avvisato…Non ci crederai, mi darai della pazza o della solita invasata. Non posso raccontarti tutto, devi venire a trovarla, vieni a Orlando. Immaginare, con lei, per te sarebbe una fiesta.‘
M.R.: ‘Un viaje largo, y además, en esta época de guerra, y con Trump…y muy caro…’
Helena: ‘Non posso, devi sentirlo da lei. Comunque io, non vedevo Florel dall’anno scorso, era come una di famiglia, io tutti gli anni la andavo a trovare. Avevo vissuto un certo tempo in Florida, anni prima, avevo lavorato per conto di un’azienda italiana, proprio perché parlavo spagnolo e inglese.  Fu proprio così che la conobbi, lei e sua figlia erano le mie vicine di casa. Strane vicine di casa, per i nostri standard. Avevano strano, persino, il modo in cui stendevano i panni.  Diventammo molto amiche. Florel cominciava ad accusare dei dolori e aveva bisogno di cure’
M.R.: ‘Non divagare, resta sulla scena. I panni!'
Helena: ‘Ah! Certo, i panni! C’erano dei tempi giusti in cui mettere fuori sulle corde del mio minuscolo terrazzino che guardava la loro casa. Mi avevano spiegato, rovesciare gli abiti non andava bene, tutto doveva essere al dritto e chiudere bottoni o cerniere, come se ci fossero dentro le persone. Il sole entrava meglio negli abiti e quindi nelle persone,  intiendi? A certe ore e al tramonto  non si doveva lasciare fuori la biancheria intima stesa, regalava impotenza. Credenze, superstizioni, manie  si mescolavano nella loro vita quotidiana come giuste istruzioni, usanze e riti del tutto normali. Era formidabile come riuscissero a convincerti della loro validità’.
M.R.: ‘Non c’è abbastanza silenzio per raccontare, dobbiamo fermarci e andare a cercare il silenzio. Quando ritorni in Florida?'
Helena: ‘Florel non sta bene, presto. Tu verrai con me?’.

Florel testo di Mary Read
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