Contenuti per adulti
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Pioveva.
Non forte.
Con insistenza.
La città sembrava lavata male.
All’Ultima Occasione il pomeriggio scorreva storto come sempre.
Alfredo “Testa di Biliardo” sosteneva che l’umidità modificasse le traiettorie.
La Signora Nives sosteneva che Alfredo cercasse scuse preventive.
Avevano entrambi ragione.
Il cocker spaniel dormiva.
O fingeva molto bene.
Vice stava rileggendo gli appunti del caso.
«Capo… ma quindi è finita?»
Riccardo guardava fuori.
«I casi finiscono,» disse.
«Le conseguenze prendono casa.»
In quel momento il telefono squillò.
Non normale.
Lungo.
Come qualcuno che non usa mai il telefono ma stavolta non aveva scelta.
Riccardo rispose.
Silenzio.
Poi una voce.
«Ce n’è una che non vuole uscire.»
Il palazzo delle ombre sembrava più vecchio.
O forse più sincero.
Ad aspettarli c’era la figura che aveva parlato con loro.
Quella rimasta troppo.
«Pensavamo bastasse aprire le scatole,» disse.
«Non basta mai,» rispose Riccardo.
Il cane era venuto con loro.
Nessuno gli aveva chiesto niente.
Li portarono nel seminterrato.
Lì la luce non arrivava nemmeno male.
Non arrivava.
Vice si fermò subito.
«Capo… qui sotto mi sento osservato.»
«Perché qui sotto,» disse Riccardo,
«le ombre guardano per prime.»
In fondo al corridoio ce n’era una diversa.
Non si muoveva.
Non cambiava forma.
Non cercava libertà.
Restava attaccata al muro.
«Questa non è scappata,» disse Riccardo.
«No,» rispose la figura.
«Questa è stata dimenticata.»
Si avvicinarono.
L’ombra non reagì.
Era sottile.
Consumata.
Come qualcosa rimasto troppo tempo nello stesso posto.
Vice abbassò la voce.
«Di chi era?»
Silenzio.
Poi la figura parlò.
«Di un uomo che aspettava sempre il momento giusto.»
«E?»
«È morto mentre aspettava.»
Silenzio.
Il cane si sedette davanti all’ombra.
La guardò a lungo.
E per la prima volta dall’inizio dell’indagine…
guaì.
Piano.
Vice sentì freddo.
«Capo… perché non se n’è andata con le altre?»
Riccardo osservava il muro.
La forma.
L’immobilità.
«Perché alcune ombre,» disse piano,
«non sanno di essere state lasciate sole.»
Vicino all’ombra c’era una sedia.
Vecchia.
Di metallo.
Vuota.
«Lui stava qui?» chiese Vice.
La figura annuì.
«Ogni giorno.»
«Aspettava cosa?»
«Che la sua vita iniziasse davvero.»
Silenzio.
Il cane si alzò.
Andò verso la sedia.
Saltò sopra.
Si sedette.
E qualcosa cambiò.
L’ombra tremò.
Non molto.
Abbastanza.
Riccardo capì.
«Non aspettava la vita,» disse piano.
«Aspettava qualcuno.»
La figura si voltò lentamente.
«Come fai a saperlo?»
Riccardo guardò il cane.
«Perché nessuno resta così tanto vicino a una sedia vuota…
se non ha sperato fino all’ultimo.»
Il cane abbassò il muso.
E l’ombra, per la prima volta,
si staccò dal muro.
Di pochi centimetri.
Ma dopo anni di attesa,
bastavano.
Continua....