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Mi sono svegliato nel cuore della notte
con il balcone aperto
e Palermo addosso come una febbre lenta.
La ringhiera fredda.
Ci ho appoggiato le mani
come si tocca la fronte di qualcuno
per capire se è ancora vivo.
Da quando te ne sei andata
la casa ha imparato il silenzio.
Anche le sedie stanno attente
a non disturbare il vuoto.
Ho la fronte che brucia
e quell’ansia da ringhiera
come un uccello senza ali.
Mi sveglio dentro una grata di piume,
il corpo seccato,
un fiore dimenticato
che beve sole e polvere di scirocco.
Continuo a cercarti
nel bicchiere lasciato a metà,
nel riflesso sporco della finestra,
nell’ombra vera che però non sei tu.
Sei andata via così,
come i cani la mattina presto
davanti le chiese.
Ed io non ci sono più.
Solo un pugno chiuso dentro un pallone sgonfio
e i cieli grigi di Palermo
vestiti da abito da sera:
tacchi alti,
troppo rimmel,
una muta per pelle.
Sono ancora su questo balcone,
a complicarmi la caduta,
a mischiare passi e manie,
inventandomi colori che nessuno vede.
Una sigaretta di poca qualità
brucia lenta sulla ringhiera.
Io pure.
Provo a cercarmi
e non mi trovo.
E non riesco ancora
a volermi bene.-
G.L. - 2024