record di apnea

scritto da f.bolivar
Scritto 25 anni fa • Pubblicato 25 anni fa • Revisionato 25 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di f.bolivar
f.
Autore del testo f.bolivar

Testo: record di apnea
di f.bolivar


Lei era distesa in spiaggia a prendere il sole. Io ero sdraiato al suo fianco. Non resistevo quasi più. Ero lì da dieci minuti e il sole mi aveva già messo k.o. Lei dormiva e io mi annoiavo. Mi misi a sedere e mi infilai la maglietta. Che andasse a farsi fottere anche l’abbronzatura, dovevo mettere in salvo la pelle. D’accordo ero al mare, ma non c’era scritto da nessuna parte che dovessi soffrire per forza. Non sapendo cosa fare, iniziai a guardarmi in giro. C’era molta gente e c’erano un sacco di belle ragazze. Ce n’erano per tutti i gusti: abbondanti e abbronzate, minute e sorridenti, in topless e con gli occhiali da sole, mentre si spalmavano la crema, mentre giocavano a pallavolo, mentre si spostavano l’elastico del costume dalle natiche. Ed io lì, indaffarato a più non posso per non perdermi una tetta, un movimento, un respiro. Un guardone alla luce del sole, ecco cos’ero. Ma tutto sommato quella nuova attività mi faceva sentire libero. Visto che lei dormiva… me lo potevo concedere. Non che la mia ragazza avesse qualcosa in meno di tutte quelle pantere che giravano lì attorno, però cosa c’entra? Lei era già mia. Le altre no. E poi l’avevo portata al mare, si era addormentata e mi stavo rompendo i coglioni. Cosa dovevo fare? Era un mio diritto lavorare un po’ di fantasia, o no?
Ogni tanto comunque mi giravo per controllarla. Con un Dobermann alle spalle non si poteva mai stare troppo tranquilli. Tutto comunque continuava a filare liscio. Da più di mezzora. Ad un certo punto vidi avvicinarsi una ragazza bellissima. Era uno spettacolo guardarla camminare. Grazia ed eleganza dietro ad una quarta abbondante. Un metro di gambe sotto un minuscolo tanga e una chioma bionda su un’abbronzatura sorridente. Una Dea. Battei il record di apnea europeo senza accorgermene. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Passò proprio davanti a me. L’immagine delle sue tette e dei suoi addominali scolpiti nell’abbronzatura fu sostituita nei miei occhi dal suo perfetto fondoschiena. Gesù Cristo! Mentre seguivo l’ondeggiare del suo didietro con un beato sorriso idiota sulle labbra, sentii un grugnito alle mie spalle. Era arrivata la mia ora.
Ti sto guardando da un quarto d’ora, stronzo! Non te ne sei persa una, stronzo! disse con voce ferma togliendosi gli occhiali da sole.
Gli occhiali da sole! Gli occhiali da sole! Dio Onnipotente come avevo fatto a farmi ingannare dalla sua immobilità e dai suoi respiri regolari? Ma soprattutto come avevo fatto a non sospettare un tranello? E mentre i pensieri fuggivano impauriti nel vuoto del cervello, i miei occhi erano ancora là, fedeli, ingenui, spalancati a seguire quel culo che si rimpiccioliva sempre più. Fu in quel momento che uno dei suoi artigli mi colpì al braccio destro, proprio qui, dove ancora oggi è ben visibile una cicatrice. Con un Dobermann alle spalle non si può mai stare tranquilli. E pensare che io non ci volevo neanche andare, al mare.
record di apnea testo di f.bolivar
0