Connessi?

scritto da dimmiunpo
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Riflessioni sulle "nuove" forme del comunicare... attrazione e frustrazione,... aspirazione e desideri
- Nota dell'autore dimmiunpo

Testo: Connessi?
di dimmiunpo

Siamo connessi e distratti.
Non ignoriamo più niente, ma non conosciamo niente per davvero, a fondo.
Conosciamo quello che qualcuno ha voluto farci sapere.

Le piste numeriche sono tante, ci allettano, c’invitano, ci sorprendono, ci divertono, ci stuzzicano, ci stimolano, qualche volta ci offendono e fanno girare il sangue. Sembra che ci sia di mezzo una grande produzione di dopamina in quest’attesa di scoprire, quest’illusione di cercare.
Stimoli irrinunciabili, dei sensi o dell’intelletto, si offrono a noi in un flusso inarrestabile e angoscioso, non vogliamo perderci niente e ogni giorno apriamo la finestra su questo cortile virtuale.
Guardiamo il balcone dell’altro, cosa stende al sole, cosa cucina, cosa indossa, dove va, ascoltiamo cosa racconta alla famiglia, agli amici… cosa ha visto al cinema, la musica che sta ascoltando.
Alla fine sappiamo tutti le stesse cose.
Un pochino di tutto, quanto basta per esistere nel cortile. Le stesse immagini, le stesse frasi, le stesse riflessioni sugli eventi. Una ciotola di minestra sempre diversa, ma ugualmente distribuita, apriamo la bocca e ingoiamo soddisfatti. Mangiamo tutti lo stesso boccone e siccome siamo quello che mangiamo, siamo tutti un po’ più uguali, un pochino più omologati, meno strani e stranieri uno all’altro. L’alimento pre-masticato va giù frettolosamente, il cuoco non lo abbiamo scelto noi, magari abbiamo seguito il consiglio di un amico.
Ingoiato e digerito, pronto per essere evacuato.

Dall’altra parte ci sono le esperienze confidenziali, i movimenti interiori, le aspirazioni uniche e irripetibili del nostro essere al mondo. Li osservi nascere, la mattina quando rinasce la tua percezione al mondo, ancora un po’ trattenuta nei misteri della notte o la sera nei pensieri vaghi prima del sonno, oppure fra una pausa e l’altra del correre quotidiano.
Decidi di coltivarli in te, nascosti.
Idee o progetti avulsi dal contesto, nati da una passeggiata o da un incontro, da un’intuizione breve, da un girovagare della mente. Dall’attenta, umile, fertile frequentazione della natura.
Utile evasione o piuttosto intimo ritrovarsi. Imperioso bisogno di arrestare il flusso d’informazioni che ci porta costantemente fuori di noi e riaffilare i sensi dell’ascolto primario e primordiale.
Entità, embrioni di pensiero che ci appartengono intimamente, che vorremmo veder crescere piano piano, che possono dare senso a un giorno, a un mese o a un anno, da rivelare a pochi, forse, guardandosi negli occhi o ascoltando il respiro dell’altro, osservando le minime modulazioni del suo volto.

Allora viene voglia di chiudere la finestra sul cortile e uscire di casa.
Conoscere lo spazio per davvero. Sentirlo possente dentro e intorno a sé. Prenderne possesso, lasciarlo espandersi, trapassarci, auscultarlo, rimuginarlo, tenerlo per sé.
Andare davvero incontro al mondo, esplorare, annusare, vivere con gli altri, ascoltarli, godersi la loro differenza.
Scegliere, abbracciarli o lasciarli andare.
Una volta a casa poi, leggere libri lunghi e profondi, scrivere, dipingere, respirare, fare musica, ballare, cucinare piatti nuovi e curare le piante in giardino.
E tutto questo raccontarlo solo a se stessi… oppure al vicino di casa, a tua madre, al tuo amore, a tuo figlio, al tuo cane.

Osservare curiosi come le nostre idee prendono forma in parole e penetrano in altra carne, sangue, ossa e pensieri.


Connessi? testo di dimmiunpo
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