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Amato prof
Ogni volta che passo da quella strada, alzo lo sguardo sul palazzo e torno con la mente all'anno della maturità. Noi della quinta B che andiamo a far visita al prof di matematica e fisica col regalino d'oro, una medaglietta a vari strati dove poter incidere gruppo sanguigno e altro. Ci accolse con la moglie, anche lei docente di matematica, e felice ci ringraziò di cuore. Era alto quasi due metri e si era laureato nella bella Venezia. Tutta la classe lo amava e quando mi tinsi i capelli di verde mi lanciò una battuta delle sue.
Il palazzo, che a quel tempo m'era sembrato bellissimo, ora è tetro, senz'anima, inospitale. Il fuoco della vita arde dei nostri ricordi più belli, dei traguardi raggiunti e immagino che quel palazzo un giorno sarà ridotto a un rudere, abitato da dinosauri del futuro.
La merda è ovunque: nel cibo che mangio, dove le coppiette cercano rifugio, e mi consolo pensando che quella merda sarà di nuovo la scintilla per nuove storie fatte di stupido progresso, indorate da medagliette col gruppo sanguigno e intanto mi creo nuovi codici, affabulazioni, scoperte. Fin quando quel palazzo sarà ancora in vita, nulla potrà finire e ancora una volta alzerò lo sguardo per ammirarne il suo ineluttabile ricamo di pietra.