Vero Amore

scritto da Tartaruga Marina
Scritto 18 anni fa • Pubblicato 18 anni fa • Revisionato 18 anni fa
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Autore del testo

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Autore del testo Tartaruga Marina

Testo: Vero Amore
di Tartaruga Marina



Tutti gli anni, sul finire della bella stagione, tutte le specie di uccelli migratori, all’unisono, quasi rispondendo ad un unico segnale, si alzano in volo e si dirigono verso paesi più caldo dove trascorreranno metà della loro esistenza.
Volando ininterrottamente attraverso interi continenti, lunghi tratti di mare aperto, spesso oceani, senza riposo o soste mettono a dura prova la loro resistenza, nonché le riserve di grasso accumulato a tale scopo durante la permanenza nell’una o nell’altra località di soggiorno.
Eppure tutto questo, al solo scopo della sopravvivenza della specie, porta la stessa a subire perdite non indifferenti da far dubitare quale sia il fine della loro esistenza.
Spesso questi animali formano coppie indissolubili e talmente affiatate che può capitare quanto sto per raccontarvi.
Erano una bellissima coppia di bianche avocette di un immenso stormo che aveva nidificato nelle immediata vicinanze di un lago, dedite alternativamente alla cova ed alla ricerca del cibo prime e all’allevamento dei piccoli poi per prepararli maturi e ben nutriti al momento della lunga migrazione.
Sempre indaffarati, poco tempo avevano dedicato alla loro effusioni che pure sono tipiche della specie.
Nei giorni precedenti la partenza avevano eseguito numerosi larghi giri intorno al lago con tutta la prole come prova generale della lunga trasvolata.
Ora le notti incominciavano ad allungarsi e i primi freddi cominciavano a far gonfiare le piume : era ormai giunta l’ora.
Quella mattina l’avocetta se ne sta in disparte dietro un cumulo di terra e..............
………..al momento della partenza il maschio tra tanto sbattere di ali, non aveva visto la compagna si che, alzatosi in volo con il resto del gruppo e dopo aver effettuato un largo giro, si era perso lontano all’orizzonte.
Solo a metà della giornata si era accorto che la compagna non l’aveva seguito.
Era allora tornato indietro e solo al calar del sole la ritrovò solo accovacciata nel loro nido. La beccò teneramente per scuoterla come a dirle .” Perché sei rimasta qui ?”
Lei fece come per sollevarsi ma ricadde per una zampa spezzata ; già. Durante l’ultimo volo, se così si può dire, aveva battuto una zampetta si di un ramo portato dal vento e capitato di traverso tra le zolle di terra che attorniavano il loro nido e vi aveva trovato la leva per la rottura.
Venendogli così a mancare lo slancio per prendere il volo, si era nascosta, trascinandosi, al momento della partenza dello stormo sì da permettere al compagno di partire sena di lei………invano.
Ora erano di nuovo insieme e come due amanti cominciarono a beccarsi reciprocamente in quelle effusioni che per tanto tempo si erano negate.
Lui non sarebbe partito, la avrebbe aspettata aiutandola nella cattiva stagione sino al momento della perfetta guarigione.
Così da solo alzò un riparo di detriti, rametti, piccole zolle di terra e quantaltro attorno al loro nido,per arginare il vento che diveniva ogni giorno più intenso e freddo.





















Indi peregrinò tutti i giorni che o permettevano intorno al lago alla ricerca del nutrimento per la sua compagna e per se.
Non ve ne era molto in quel periodo e quando il freddo si trasformò in neve e gelo ebbero solo le loro riserve di grasso a garantire la sopravvivenza.
Furono settimane interminabili internati in quella specie di bunker con lo sguardo rivolto verso il sud in attesa della bella stagione.
La femmina era bella grassa, nutrita a dovere dal compagno e per nulla affaticata ma comoda nel forzato riposo.
Sul finire dell’inverno aveva incominciato anche a muovere la zampetta, con allungamenti dietro la coda a mò di ginnastica.
Per contro il maschio era allo stremo, aveva consumato gran parte delle risorse nella ricerca, a volte vana, di mangime e quando ne aveva trovato, poco ne aveva lasciato per se per poter nutrire al meglio la sua compagna di vita.
Ora sentiva tanto freddo e, nelle lunghe notti, a poco serviva stringersi nel nido l’uno contro l’altra.
Una notte, non più lunga, non più fredda, non più buia, solo più triste…….morì.
All’arrivo della Primavera arrivarono tutti gli altri ; anche lei si alzò dal letargo, provò a fare qualche piccolo salto.
La neve si era disciolta, solo una macchina bianca era rimasta tra le nere zolle, una macchina d’amore!!!!!



























Tutti gli anni, sul finire della bella stagione, tutte le specie di uccelli migratori, all’unisono, quasi rispondendo ad un unico segnale, si alzano in volo e si dirigono verso paesi più caldo dove trascorreranno metà della loro esistenza.
Volando ininterrottamente attraverso interi continenti, lunghi tratti di mare aperto, spesso oceani, senza riposo o soste mettono a dura prova la loro resistenza, nonché le riserve di grasso accumulato a tale scopo durante la permanenza nell’una o nell’altra località di soggiorno.
Eppure tutto questo, al solo scopo della sopravvivenza della specie, porta la stessa a subire perdite non indifferenti da far dubitare quale sia il fine della loro esistenza.
Spesso questi animali formano coppie indissolubili e talmente affiatate che può capitare quanto sto per raccontarvi.
Erano una bellissima coppia di bianche avocette di un immenso stormo che aveva nidificato nelle immediata vicinanze di un lago, dedite alternativamente alla cova ed alla ricerca del cibo prime e all’allevamento dei piccoli poi per prepararli maturi e ben nutriti al momento della lunga migrazione.
Sempre indaffarati, poco tempo avevano dedicato alla loro effusioni che pure sono tipiche della specie.
Nei giorni precedenti la partenza avevano eseguito numerosi larghi giri intorno al lago con tutta la prole come prova generale della lunga trasvolata.
Ora le notti incominciavano ad allungarsi e i primi freddi cominciavano a far gonfiare le piume : era ormai giunta l’ora.
Quella mattina l’avocetta se ne sta in disparte dietro un cumulo di terra e ……………
..........al momento della partenza il maschio tra tanto sbattere di ali, non aveva visto la compagna si che, alzatosi in volo con il resto del gruppo e dopo aver effettuato un largo giro, si era perso lontano all’orizzonte.
Solo a metà della giornata si era accorto che la compagna non l’aveva seguito.
Era allora tornato indietro e solo al calar del sole la ritrovò solo accovacciata nel loro nido.
La beccò teneramente per scuoterla come a dirle .” Perché sei rimasta qui ?”
Lei fece come per sollevarsi ma ricadde per una zampa spezzata ; già. Durante l’ultimo volo, se così si può dire, aveva battuto una zampetta si di un ramo portato dal vento e capitato di traverso tra le zolle di terra che attorniavano il loro nido e vi aveva trovato la leva per la rottura.
Venendogli così a mancare lo slancio per prendere il volo, si era nascosta, trascinandosi, al momento della partenza dello stormo sì da permettere al compagno di partire sena di lei………invano.
Ora erano di nuovo insieme e come due amanti cominciarono a beccarsi reciprocamente in quelle effusioni che per tanto tempo si erano negate.
Lui non sarebbe partito, la avrebbe aspettata aiutandola nella cattiva stagione sino al momento della perfetta guarigione.
Così da solo alzò un riparo di detriti, rametti, piccole zolle di terra e quantaltro attorno al loro nido,per arginare il vento che diveniva ogni giorno più intenso e freddo.
Così peregrinò tutti i giorni che lo permettevano intorno al lago alla ricerca del nutrimento per la sua compagna e per se.
Non ve ne era molto in quel periodo e quando il freddo si trasformò in neve e gelo ebbero solo le loro riserve di grasso a garantire la sopravvivenza.
Furono settimane interminabili internati in quella specie di bunker con lo sguardo rivolto verso il sud in attesa della bella stagione.
La femmina era bella grassa, nutrita a dovere dal compagno e per nulla affaticata ma comoda nel forzato riposo.
Sul finire dell’inverno aveva incominciato anche a muovere la zampetta, con allungamenti dietro la coda a mò di ginnastica.
Per contro il maschio era allo stremo, aveva consumato gran parte delle risorse nella ricerca, a volte vana, di mangime e quando ne aveva trovato, poco ne aveva lasciato per se per poter nutrire al meglio la sua compagna di vita.
Ora sentiva tanto freddo e, nelle lunghe notti, a poco serviva stringersi nel nido l’uno contro l’altra.
Una notte, non più lunga, non più fredda, non più buia, solo più triste…….morì.
All’arrivo della Primavera arrivarono tutti gli altri ; anche lei si alzò dal letargo, provò a fare qualche piccolo salto.
La neve si era disciolta, solo una macchina bianca era rimasta tra le nere zolle, una macchina d’amore!!!!!














































Vero Amore testo di Tartaruga Marina
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