La metropoli del futuro. Un viaggio dell'altro mon

scritto da trap
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Testo: La metropoli del futuro. Un viaggio dell'altro mon
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Scrivo questo testo in un rustico di Brumano (Bg): 911 m. s.l.m., 97 ab. Notte di Gennaio. La finestrella mi spiffera ululati siberiani. Oltre, una piccola insegna luminosa: BAR. Se il vento zittisce, capto il frusciare delle stelle sulla Via Lattea. Sul mio PC clicko un sito di webcam puntate sulle principali metropolidel mondo. Parto da New York: ruvide luci artificiali sdraiano le ombre di arcigne casette dall’alito inospitale. Non anima viva.
Segue Tokyo: luce brizzolata di cielo cinerino, che sradica le ombre dai corpi. Geometrici parallelepipedi, vaiamente dimensionati e disposti, vivono un’osmosi tonale con le quinte celesti. Geometrie senza vita, propria o riflessa.
L’occhio risale dallo schermo del PC alla finestrella: l’insegna tace; le costellazioni scivolano sui consueti oliati binari. L’orologio s’incammina sonnolento verso le 2.
Shanghai mi si offre in luce umida di caligine: non vedo grattacieli ma basse siepi ben curate, verdi archi di cerchio paralleli alternati a teorie di quadrati petrosi, ben distanziati fra loro. Assenza di vita animale.
Passo a Mosca: fioca luce siderale strappa riflessi ghiacciati a poderosi edifici frazionati in quadrati ripetuti all’infinito. Qua e là, grottesca umanità di granitica imponenza getta ombre morte di statuaria fissità.
Spengo il PC. L’occhio si allunga oltre l’insegna del bar, là dove si impiglia nelle lapidi e nelle croci dell’umilecimitero.
Le moderne megalopoli viste da qui sono tutte cloni: sfaccettature dell’identica umanità che le agita.
Tali i cimiteri delle metropoli: pachidermici involucri per ciò che ovunque resta dell’umanità: il suo ricordo.
Non esco mai da qui e presto finirò anch’io là sotto, cittadino della più grande metropoli: Mortepoli. Non c’è webcam a darle corpo.
La metropoli del futuro. Un viaggio dell'altro mon testo di trap
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